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lunedì 4 marzo 2013

Il Mou (terza parte): lo chiamavano Raider (il Twix)

Eccoci con il terzo appuntamento col mou e prometto che poi, almeno per un po', 
non ve lo proporrò più perchè mai e poi mai vorrei correre il rischio di annoiarvi.

***

Gli anni '80 sono stati senza ombra di dubbio un decennio nero per quanto riguarda
la moda e il senso estetico, ma io in quegli anni ero bambina e una certa nostalgia per quelle cose che hanno caratterizzato in quegli anni il mondo che mi circondava fa capolino non appena mi imbatto in suoni, forme, oggetti e, perchè no, cibi che mi riportano al periodo in cui portavo calze bianche coprenti, frangetta bombata contro ogni legge 
fisica e spalline (sì, da bambine portavamo spalline che manco i giocatori di football).
Erano anni in cui tutto sembrava incredibilmente leggero, le Barbie erano vestite da
donne rispettabili (non da battone), in TV guardavamo "Drive In" e "I ragazzi della III C"
e il futuro non sembrava uno spaventoso salto nel vuoto. Si respirava speranza, fiducia.
Non sono una di quelle persone che esalta sempre il passato a discapito del presente,
ma non nego che quel clima di fiducia mi sembra così lontano che rischia di trasformarsi 
in una di quelle cartoline sbiadite che non ricordi nemmeno più di aver messo nel cassetto.

***

Ricordo che lo snack che oggi porta il nome di "Twix" si chiamava "Raider" 
e il motivetto del jingle recitava "Raider un taglio ci da" simulando un movimento dei 
due bastoncini al cioccolato come fossero lame di forbici che tagliano (la fame?).
Questa preparazione richiede diversi passaggi, ma in effetti nessuno di questi è particolarmente difficile. Se poi preparate i biscotti il giorno prima (o anche con più anticipo dato che ben conservati in un contenitore ermetico durano diversi giorni) fare i
twix in casa si trasformerà in uno scherzo visto che il mou si prepara in una decina di minuti e per la copertura basta far fondere cioccolato e burro di cacao. Vi ho convinti?

Dato che questa ricetta va a inserirsi a pieno titolo fra quelle del progetto "Come Quelli Comprati", la cui caratteristica è anche quella di una certa malinconia verso il passato,
alla fine del post vi lascio anche il video del vecchio spot datato 1990.

***


Volevo prepararli in casa da tempo, ma una visita al blog di Manuelache nei giorni scorsi si è lanciata con successo in questa impresa, mi ha fatto venir voglia di mettermi all'opera (anche se non ho seguito la sua ricetta e ho preparato i twix di testa mia, mi sembra carino citarla visto che è stata lei a spingermi inconsapevolmente in qualche modo).





Per prima cosa preparate il mou seguendo le istruzioni e le dosi che trovate QUI. E' importante che il mou sia tornato a temperatura ambiente e abbia cominciato a solidificarsi per farcite le barrette di twix, quindi preparatelo per tempo.

Per la base al biscotto procedete nel seguente modo: fate ammorbidire, quasi fondere, al microonde 125 g di burro, aggiungete 1 uovo intero, 80 g di zucchero, 170 g di farina 00, 120 g di amido di grano, un pizzico di sale. Mescolate velocemente con un cucchiaio fino a che gli ingredienti cominceranno ad aggregarsi opponendo una certa resistenza, quindi trasferite il tutto sul piano da lavoro e impastate con le mani fino a ottenere una panetto omogeneo, molto liscio e morbido, ma che non si attacca al piano.

Stendete un foglio di carta da forno, infarinatelo leggermente e con un mattarello stendete metà impasto (lavorerete più comodamente) piuttosto sottilmente (1/2 cm). Rifilate con un coltello a lama liscia un rettangolo di pasta lungo quanto volete, ma tenendo presente che il lato più corto sarà la lunghezza dei bastoncini di biscotto. Tagliate dei bastoncini larghi circa 1 cm e disponeteli su una placca di alluminio leggero coperta con carta da forno. Non avrete bisogno di distanziarli perchè cresceranno pochissimo, quindi in una sola infornata potrete prepararne molti.

Lasciate raffreddare del tutto i bastoncini su una graticella e con una tasca da pasticciere (io ne ho usata una usa e getta senza nemmeno mettere la bocchetta, ma semplicemente tagliando la punta in modo da lasciare un foro della misura adatta allo scopo) tracciate una striscia di mou lungo ciascun biscotto. 
Se volete essere più sicuri potete provare prima a tracciare una piccola striscia di mou su un pezzetto di carta forno: se mantiene la forma, o si "siede" appena, potete proseguire a farcire tutti i bastoncini; se il mou si siede troppo dovete aspettare ancora o colerà da biscotto e non reggerà la glassatura al cioccolato.

Per la copertura al cioccolato fate fondere 150 g di cioccolato fondente e fatevi sciogliere 25 g di burro di cacao. Mescolate dolcemente, ma con cura (anche se la glassa vi sembra già omogenea) per assicurarvi che le due parti si amalgamino uniformemente in modo da evitare che il cioccolato, una volta solidificato, presenti delle striature per via del burro non del tutto unito (non fate l'errore che ho fatto io ;o).
Ormai non è più così difficile trovare il burro di cacao (io ho usato quello Venchi che si può acquistare anche direttamente dal sito), quindi vi consiglio di non limitarvi a usare del semplice cioccolato fuso perchè questo, una volta sciolto, resta piuttosto viscoso mentre l'aggiunta di questo burro vi darà una glassa molto fluida che vi permetterà di coprire i bastoncini farciti al mou in modo uniforme, in pochi secondi semplicemente tuffandoli dentro e tirandoli fuori con una forchetta.

Disponete ogni barretta glassata ad asciugare su carta forno e, se volete dare un po' più spessore alla copertura, passateli nel cioccolato una seconda volta.
Se alla base dei twix si forma un eccessivo deposito di glassa, non fatevi scrupolo di rifilare questa eccedenza con un coltellino a lama sottile e a punta quando il cioccolato ha cominciato a indurirsi, ma è ancora piuttosto morbido.
Una volta solidificata la glassatura sono pronti per essere mangiati e, credetemi, non dureranno a lungo.





Ecco il video che vi avevo anticipato




E come sempre ecco l'originale


venerdì 1 marzo 2013

Il Mou (seconda parte): i Mou-dini (senza uova)

Col post precedente vi ho lasciato la mia ricetta per preparare il mou e ho
visto che l'argomento ha suscitato l'interesse di molti, quindi è il momento di mostrarvi in che modo ho deciso di impiegare questa salsa golosissima (anche col prossimo post).


Di certo l'avrò già scritto, ma c'è qualcosa di magico nei budini.
Mi sembra facciano tornare bambini e quando ne vedo uno, tutto lucido e tremolante,
mi viene in mente il momento in cui, da bambina, tiravo via la carta dal budino al
cioccolato pregustando il momento in cui avrei affondato il cucchiaino in quel mare di morbidissimo piacere. Mia madre avrà preparato ogni tipo di delizia fatta in casa, ma a me il budino nel vasetto di plastica, con quella carta da tirar via (e diciamolo, leccare perchè rimaneva sempre del cioccolato attaccato), sembrava un dolce prelibatissimo.

Ecco un dolcetto che conserva tutto l'aroma e l'invitante colore del mou, ma con una consistenza del tutto diversa e una freschezza che lo rende adatto anche a chi magari 
non è particolarmente attratto dalla dolcezza pastosa della classica salsa.




Per 4 budini
Mettete a bagno in acqua fredda 8 g di gelatina in fogli (tenete presente che diverse marche possono dare diversi risultati e che io preferisco budini piuttosto sodi).
Per preparare il mou seguite le stesse indicazioni che vi ho dato QUI, modificando però le dosi in 160 g di zucchero semolato e 200 g di panna liquida (omettete il burro). Anche in questo caso scaldate la panna e aggiungetela gradualmente mescolando energicamente. Ovviamente, trattandosi di una dose di panna superiore rispetto alla ricetta base, otterrete un risultato molto fluido, ma non temete, il gusto rimarrà presente.
Se vi piace, potete unire anche un cucchiaino di estratto di vaniglia.
Aggiungete 300 ml di latte intero a temperatura ambiente, mescolate per amalgamare il tutto e unite, uno per volta, i fogli di gelatina strizzati continuando a mescolare con cura per essere sicuri che i fogli si sciolgano del tutto e non si depositino sul fondo del tegame.

Io per i budini uso degli stampi in alluminio leggero, ma se non li avete, quelli usa e getta andranno benissimo. Bagnate l'interno degli stampi con acqua fredda, quindi capovolgeteli e scuoteteli leggermente per eliminare l'acqua in eccesso.
Mettete del caramello sul fondo di ogni stampo (scegliete voi se usare un topping già pronto o preparare voi il caramello, io ho optato per la prima soluzione) e con un mestolo riempiteli uno per volta.

Lasciate intiepidire prima di trasferire gli stampi in frigorifero e lasciar solidificare i budini. Il tempo necessario può variare in base alla temperatura del frigorifero, ma comunque non prima di 4 ore, quindi se intendete prepararli per un'occasione specifica regolatevi.

Al momento di capovolgerli passate con la punta di un coltellino sottile e affilato lungo tutta la circonferenza del budino che aderisce allo stampo (ma senza arrivare fino al fondo, dovete incidere proprio pochi millimetri), quindi con le dita premete leggermente sulla superficie del budino per scostarlo dal bordo dello stampo. In questo modo penetrerà dell'aria fra il budino e lo stampo che renderà più facile sformare i budini, quindi mentre lo fate, capovolgete per farlo scivolare nel piatto.

Se invece avete usato degli stampi usa e getta, le cose saranno molto più semplici: incidete come nel primo caso la circonferenza dei budini che aderisce allo stampo, voltate lo stampo sul piatto in cui intendete servire e con uno stuzzicadenti bucate con un gesto deciso il centro del fondo dello stampo. In questo modo l'aria entrerà all'interno e il budino cadrà nel piatto.

mercoledì 27 febbraio 2013

Il Mou (prima parte)

So che quello che dirò farà inorridire molti di voi, ma... a me il panino del Mc piace proprio!
Ecco, l'ho detto, ma prima che vi scateniate posso almeno dire a mia discolpa che in un anno ci andrò sì e no quattro volte perchè dopo l'ultimo boccone mi sento talmente in colpa che ho bisogno di tre mesi di intervallo fra un panino e l'altro per riprendermi.
Inoltre il lungo periodo di astinenza fra un pasto e l'altro presso questa famosa catena fa
sì che il primo morso di panino mi mandi dritta dritta in paradiso con manifestazioni mistico-estatiche  che comprendono mugugni prolungati capaci di toccare frequenze udibili solo dai cani, roteamento dei bulbi oculari con spasmi delle palpebre e stato di semincoscienza che rende pressoché impossibile la comunicazione con gli altri commensali.
Ora potete essere coraggiosi e fare coming out anche voi. Io non vi giudicherò.

***

Avete mai assaggiato il sundae del Mc Donald?  E' quel gelato bianco alla panna coperto 
da una salsa al caramello densa, appiccicosa dal colore ipnotico che fila e si avvolge attorno a cucchiaio. Ecco, potete farvelo a casa con del buon gelato artigianale (o se avete
la gelatiera e potete prepararlo voi stessi ancora meglio) e un mou pronto in dieci minuti.

Chiaramente l'uso di questa salsa, con piccole modifiche nelle proporzioni degli ingredienti al fine di renderla più o meno densa, può prestarsi a molti usi, non solo ad accompagnare il gelato e c'è solo da sbizzarrirsi con la fantasia per trovare nuovi modi di utilizzarlo.
Nei prossimi giorni vi mostrerò cosa ne ho fatto io.




Versate in un tegame pesante, dal fondo spesso, 150 g di zucchero semolato e mettetelo su fuoco medio-basso. Se il tegame risponderà a queste caratteristiche non avrete bisogno di aggiungere acqua e pian piano lo zucchero comincerà a fondere ai bordi acquistando piuttosto velocemente un colore ambrato scuro senza bruciare.
Resistete alla tentazione di mescolare con un cucchiaio (rischiereste di formare dei cristalli di zucchero) e limitatevi a far roteare il caramello che inizia a formarsi all'interno del tegame muovendolo in senso circolare. Nel giro di poco tutto lo zucchero sarà sciolto.
Allontanate subito la pentola dal fuoco per non rischiare di bruciare il caramello (è incredibile quanto sia amaro lo zucchero bruciato), mescolate brevemente con un cucchiaio di legno (ora potete) e versate, un cucchiaio per volta, 75 g di panna da cucina calda. Mescolate velocemente e vigorosamente dopo ogni aggiunta per uniformare caramello e panna e fate attenzione agli schizzi per non rischiare di procurarvi una brutta bruciatura. 
Aggiungete per ultimi 10 g di burro morbido e 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia e mescolate per amalgamare anche questi.

Tenete presente che questa è la ricetta base per un mou che una volta raffreddato completamente a temperatura ambiente, diventa piuttosto denso, quindi se volete una salsa un po' più fluida potete aumentare la panna. Se invece vi piace l'idea di un caramello ancora tiepido sul gelato freddo queste dosi vanno bene.

In ogni caso vi suggerisco di partire dalla dose iniziale e sperimentare un po' visto che volendo potete sempre far fondere nuovamente il mou al microonde e aggiungere altra panna fino a raggiungere la consistenza che si presta meglio all'uso che intendete farne (e ricordate sempre che la consistenza va valutata quando il mou arriva a temperatura ambiente).

giovedì 7 febbraio 2013

Torta Capovolta allo Yogurt e Mele Caramellate alla Cannella

Oggi ricetta in linea diretta con le previsioni del tempo.
Preparatevi perchè il meteo dice che stanno per arrivare dei giorni di freddo molto 
intenso. So che alcuni di voi mi diranno "perchè, finora era primavera?". Lo capisco, ma qui fino a tre giorni fa giravamo per casa con le finestre aperte, a mezzogiorno c'erano 18° e andavamo al bar a mangiare la granita al caffè con panna e brioche (quelle col tuppo).
I turisti nordeuropei girano per le stradine caratteristiche facendosi beffa del nostro
abbigliamento. Per loro, vestiti con bermuda e t-shirt di cotone, la pelle chiarissima arrossata dal sole, i nostri cappotti devono essere decisamente esagerati.
Ricordo che un giorno ad Amsterdam pioveva (non un diluvio, ma pioveva),  il termometro
fuori all'albergo segnava -5° (non credevo nemmeno esistessero) e una mamma in giacca jeans portava spensierata a spasso il suo bimbo nel passeggino sotto l'acqua.
A Parigi, città romantica per eccellenza, non ho mai potuto passeggiare mano nella mano col mio fidanzato dato che, non contento di aver scelto per il viaggio dei guanti modello Buffon e un piumino bianco imbottitissimo modello Michelin, ha tenuto le mani in tasca per tutto il tempo. Il giorno prima di tornare a casa poi, mi sono beccata la febbre a quaranta e sono rimasta delirante a letto in albergo col phon acceso sotto il piumone a rischio folgorazione (pure mistica visto che per poco non vedevo la Madonna).
L'inverno mi è sempre piaciuto, ma forse mi rendo conto che si tratta del mio inverno :o)

***


Oggi ho preparato per la prima volta dopo molto tempo questa torta che 

ho postato agli albori del blog, un vero comfort food invernale che vorrei riproporvi.
La ricetta della base allo yogurt l'ho trovata in rete ben prima di decidere di curare un blog, quindi mi spiace di non potervene indicare la fonte. Col tempo comunque l'ho leggermente modificata rendendola più mia e nella sua ultima variante l'ho trasformata in una torta di mele capovolta (una upside-down cake per dirla all'americana :o).
So che solitamente per questo tipo di torta si usa l'ananas, ma perchè porsi dei limiti?

La classica torta di mele è buonissima, niente da dire, ma questa è deliziosa!

Si tratta della combinazione di un semplice impasto allo yogurt e di mele caramellate in
una salsa di sciroppo d'acero e cannella che vengono poste sul fondo della tortiera.
La salsa alla base della tortiera, in cottura, si impregna del succo rilasciato dalle mele creando un caramello dal sapore unico che viene in parte assorbito dalla torta allo yogurt.

Per lo splendido piatto da portata devo ringraziare Chiara e Andrea due amici

che a dicembre, per il mio compleanno, mi hanno stupita con questo accessorio delizioso.




Foderate con carta da forno il fondo di una tortiera di alluminio leggero e imburrate e infarinate con cura i bordi.
Per prima cosa preparate l'impasto per la torta. Unite con le fruste 180 g di farina 00100 g di zucchero semolato80 g di zucchero a velo non vanigliato70 g di burro (ancora meglio 70 ml di olio di semi di arachidi), 2 uova intere125 g di yogurt bianco Müller1/2 bustina di lievito vanigliato, , 1 cucchiaino di cannella in polvere1 pizzico di sale.
Cominciate montando il burro molto morbido con gli zuccheri, continuate con uova, farina, lievito, cannella, sale e per ultimo lo yogurt.
Fate sciogliere in padella antiaderente a fuoco basso 80 g di zucchero2 cucchiai di sciroppo d'acero3 cucchiai di burro, un pizzico di cannella in polvere.
Mentre la salsa fonde, sbucciate e tagliate in quarti 3 mele golden. Procedete piuttosto velocemente perchè le mele si anneriscono rapidamente: aggiungere del succo di limone preserverebbe il colore, ma rovinerebbe l'aroma della torta.
Quando lo sciroppo sarà fluido e scuro, saltatevi rapidamente le mele (non devono cuocere, solo rivestirsi di salsa), disponete i quarti di mela a raggiera sul fondo della tortiera e posizionatene uno al centro, quindi versatevi sopra tutta la salsa rimasta in padella.
Versate l'impasto sullo strato di mele e infornate a 180° per circa 40 minuti. La cottura può variare in base all'umidità sprigionata dalle mele, ma in ogni caso è meglio controllare con uno stecchino lungo di legno che arrivi fino al fondo dello stampo. Deve uscirne asciutto. Può succedere che la superficie di dori velocemente prima del termine della cottura. Coprite con un foglio di alluminio e risolverete il problema.
Sfornate e lasciate intiepidire, quindi passate con cura lungo i bordi con un coltellino sottile. Appoggiate sopra lo stampo il piatto da portata capovolto e voltate la tortiera per sformare il dolce. Rimuovete la carta da forno.

NOTA: l'ideale sarebbe servire le fette di torta tiepida con sopra una pallina di gelato artigianale alla vaniglia che si scioglie a contatto col calore.




martedì 18 dicembre 2012

Tegoline di Croccante alle Mandorle, Arancia e Sciroppo d'Acero. Fallimenti in cucina.

Pochi giorni fa ho accennato a un esperimento fallimentare svoltosi nella mia
cucina e tutti a scrivermi "ma no, non ci credo, non può essere". Io vi ringrazio tantissimo
per la fiducia che mostrate di avere nelle mie capacità, ma vi assicuro che di - lo voglio proprio dire - cagate pazzesche ne sono passate diverse nella mia cucina.
Alcune possono essere recuperate trasformandosi in qualcosa di completamente diverso dal progetto iniziale, ma comunque accettabile o addirittura buono... ma altre proprio no!
Questi disastri culinari ovviamente non finiscono sul blog, tuttalpiù finiscono nella
spazzatura con mio grandissimo disappunto perchè detesto buttare il cibo, ma nemmeno posso mangiare a forza un pan brioche così duro da poterlo usare come ariete per sfondare la porta blindata del caveau di una banca! Comunque, visti i tempi di crisi, se 
avete in mente di programmare una rapina, contattatemi e vi passo la ricetta.
Del babà, dolce per cui letteralmente vado matta, non ne parliamo. Ho provato diverse
volte, ma tutto è venuto fuori meno che quella delizia spugnosa che puoi bagnare e strizzare nel palmo della mano per poi vederla magicamente rigonfiarsi.
Macché, una vera schifezza!
Le prime volte, molti anni or sono, che provai a fare le meringhe, uscirono fuori delle frittelle piatte e gommose perfette per giocare a freesbee col cane, tanto nemmeno lui avrebbe avuto il coraggio di mangiarle. Stessa forma e consistenza la prima volta che 
provai a preparare in casa le paste di mandorla.
Proprio pochi giorni fa ho provato una torta d'albumi che una volta cotta aveva la stessa 
consistenza del caucciù... o di una palla pazza, non posso dirlo con certezza perchè ho
avuto troppa paura a provare a farla rimbalzare per scoprirlo.
La verità è che l'arte della cucina, e in particolar modo della pasticceria, è ricca di  conoscenze che è opportuno possedere e piccole dritte che è bene scoprire con l'esperienza e senza le quali si rischia di far finire nella pattumiera anche il migliore dei propositi. 
Come al solito, se volete approfittare di questo spazio e condividere i vostri
fallimenti, sarà un vero piacere consolarci a vicenda.

PS Forse semplicemente certe cose hanno radici lontane ed era tutto già scritto
quel giorno in cui da bambina volevo preparare il fruttolo mischiando frutta e formaggio.

***


Oltre alla bontà di queste tegoline, un ottimo motivo per preparare questa ricetta è che riempirà la vostra casa di profumo di Natale. L'odore dello zucchero caramellato misto alla scorza d'arancia è veramente irresistibile e ricorda l'atmosfera dei mercatini dove non può
mai mancare una bancarella che venda croccante e vari tipi di frutta secca glassata.
Si prepara nel giro di poco e piace praticamente a tutti, inoltre si conserva per diversi giorni se chiuso in una scatola di latta lasciata in un luogo fresco, quindi costituisce un'ottima risorsa da tenere in casa magari per le giocate a carte con gli amici.
Mantenendo lo stesso peso, potete anche usare diversi tipi di frutta secca.





Per una decina di tegoline
Preparate su un tagliere un foglio di carta alluminio oleato con olio di semi. Formate un velo d'olio stendendolo sulla carta con un tovagliolino di carta piegato più volte.
Ungete anche una spatola e tenetela a portata di mano per stendere il croccante.
Versate in un pentolino dal fondo spesso 100 ml d'acqua, 50 ml di sciroppo d'acero, la scorza grattugiata di un'arancia e 400 g di zucchero. Mettete a cuocere su fuoco vivace e fino a che lo zucchero non si è sciolto, non mescolate con un cucchiaio (rischiereste di formare dei cristalli separati dal caramello fluido), ma limitatevi a scuotere la pentola con un movimento rotatorio in modo che il caramello si mescoli senza bisogno di usare una posata.
Nel frattempo tostate a fuoco basso in una padella antiaderente 160 g di mandorle a lamelle mescolando spesso per non farle bruciare. Quando siete soddisfatti spegnete il fuoco e lasciatele in padella.
Quando il caramello è ancora molto fluido e comincia appena a imbiondirsi, versatevi le lamelle e mescolate brevemente con un cucchiaio, quindi proseguite la cottura fino a che non acquista un colore ambrato. 

A questo punto spostate dal fuoco giusto il tempo necessario a far scomparire le bolle in superficie agitando con movimento rotatorio la pentola e versate il caramello con le lamelle sulla carta oleata.
Fate molta attenzione in questa fase perchè il caramello è davvero rovente e procedete velocemente a spatolarlo perchè si rapprende nel giro di poco.
Aspettate un minuto e tagliate il croccante come preferite. Io ho formato delle barrette, ma potete anche tagliarlo in piccoli quadratini o semplicemente spezzarlo con le mani in pezzetti irregolari una volta che si sarà raffreddato del tutto. Io però vi avviso, più piccoli li taglierete e più ne mangeranno i vostri ospiti :o)

Importante - se non siete riusciti a stendere il croccante in maniera uniforme o vi si è incollato tutto, potete rimediare. Preparate un nuovo foglio di carta alluminio oleato, versate un po' d'acqua nella pentola che avete usato, spezzettate il croccante e rimettetelo in pentola su fuoco vivace a fondere nuovamente e ripetete il tutto nello stesso modo.





giovedì 6 dicembre 2012

Pavlova Invernale e relatività

Qualche tempo fa, guardando fuori dalla finestra di camera mia, mi sono accorta di
una sagoma umana, piccola piccola, lontanissima, che si muoveva fra il verde in cima alla
montagna su cui sorge il castello che domina il paese in cui vivo. Era una figura così piccola che non riuscivo nemmeno a capire se si trattasse di un uomo o una donna, ma
distinguevo piuttosto chiaramente i suoi movimenti e allora ho pensato: "ma tu guarda, lui/lei, immerso nel verde su una montagna, di certo crede che nessuno lo stia osservando e invece in una casetta che lui/lei da lassù vede piccola piccola fra le altre, da una finestrella, c'è una persona che lo/la sta guardando e sa della sua passeggiata".
Ecco, spesso mi fermo a riflettere su come tutto sia relativo. Cosa intendo?
Ognuno di noi si sente il protagonista del film della propria vita lungo la quale, giorno dopo giorno, si incontrano e si alternano co-protagonisti, comparse, e piccoli figuranti indistinti come la persona sulla montagna... eppure... questa persona vive da protagonista la sua vita e io, nella piccola casetta che vede da lontano, sono ciò che lui/lei è per me: una piccola figurante indistinta.
Allo stesso modo, vedendo scorrere le case al mio fianco, fuori dal finestrino, mentre
l'auto corre in autostrada, scorgo una donna che stende i panni, un bimbo che gioca solo sul balcone di casa e mi chiedo di loro, delle loro vite piene di sogni, sentimenti, gioie e dolori proprio come la mia che mi sembra l'unica al mondo fino a che questi attimi di consapevolezza mi colpiscono. A voi capita?

***

Contrariamente a quanto lascia intendere il nome "Pavlova", le sue origini non sono russe ma australiane. Il nome deriva dal fatto che questo dolce è stato creato in onore della ballerina russa Anna Pavlova in tour in Australia nel 1920.
Si tratta si una base di meringa farcita con panna montata e, solitamente, frutta.
Forse proprio per la presenza della frutta in cima, è considerato un dolce estivo, ma io in questo caso vi propongo una semplicissima versione invernale che si serve solo della ricetta base con meringa e panna e una piccola aggiunta di caramello.

Io trovo che abbia un aspetto molto elegante così candida ed essenziale, quindi credo
si presti bene alle occasioni di festa inoltre è un'ottima alternativa per chi è allergico al glutine (ricordate però di controllare che tipo di amido è contenuto nello zucchero a velo).




Per 8-10 persone
Per la meringa
Mettete in una scodella due albumi e pesateli. I miei pesavano 80 g.
In una seconda scodella pesate lo stesso peso di zucchero a velo non vanigliato e lo stesso peso di zucchero semolato (quindi nel mio caso 80 g dell'uno e 80 g dell'altro). Mescolate brevemente con un cucchiaio per miscelare i due tipi di zucchero.
Mettete la metà dello zucchero negli albumi e montate con le fruste elettriche fino a ottenere una meringa gonfia, lucida e ben ferma (se inclinate lo stampo non deve muoversi).
Mettete via le fruste e unite lo zucchero restante facendolo passare attraverso un setaccio e amalgamandolo alla meringa mescolando con un cucchiaio dal basso verso l'alto per non smontarla.

Rivestite una placca di alluminio con della carta da forno e cominciate a versare la meringa a cucchiaiate formando un cerchio.
Mano a mano, col dorso del cucchiaio, modellatela in modo tale che alla fine abbia i bordi alti e il centro leggermente scavato per accogliere la panna.




Accendete il forno alla temperatura minima (io ho un forno a gas col regolatore di temperatura con numeri crescenti da 1 in su e lo imposto su 1) e infornate la meringa lasciando che la teglia sporga leggermente fuori dalla griglia del forno e lasciando lo sportello aperto di un palmo.

In questo modo non rischierete di far ingiallire la meringa (o di ottenere una frittella :o) che in realtà non deve cuocere in senso stretto, ma deve "asciugarsi" perdendo tutta l'umidità presente negli albumi e dando un risultato finale friabile.
Io ho lasciato la meringa in forno per 3 ore, ma non c'è bisogno di controllarla, quindi potete dedicarvi tranquillamente ad altro.
Una volta pronta, staccatela delicatamente dalla carta forno e lasciatela raffreddare su una graticella.

Montate 400 ml di panna zuccherandola a piacere e tenendo conto del fatto che la meringa è piuttosto dolce.
Riempite il foro centrale della base con la panna e livellatela, poi con una tasca da pasticciere (io ho usato una bocchetta francese) formate dei ciuffi lungo tutta la circonferenza.

Versate sulla superficie al centro della pavlova un sottile strato di topping al caramello. Cercate di versarlo poco a poco su tutta la superficie e si distribuirà in maniera omogenea da solo. Alla fine otterrete uno "specchio" di caramello al centro della torta. Guardate nella foto in basso come si riflettono i ciuffi di panna.




Come potete vedere dalla foto in alto, il caramello si insinua fra i ciuffi di panna. Questo non è un problema in realtà, perchè dopo un po' si formano dei rivoli di caramello lungo tutta la circonferenza della meringa che io trovo anche gradevoli a vedersi, ma questo rende necessario servirla in un vassoio o un'alzatina con un po' di bordo, non su un'alzatina piana come la mia.
Se volete rimediare, al momento di formare i ciuffi, fateli più fitti in modo che non ci sia spazio in cui il caramello possa filtrare.
Se volete potete anche aggiungere qualche goccia ci caramello in cima a ogni ciuffo ottenendo un effetto come quello che vedete sulla panna nella prima foto.
Vi posto anche una foto della fetta tagliata, così potete farvi un'idea più chiara di questo dolce che non sarà leggero in termini di calorie, ma di certo lo è per le consistenze.



domenica 21 ottobre 2012

Creme Caramel a modo mio

Si avvicina il primo compleanno di Ritroviamoci in Cucina 
e in questi giorni ho girato spesso fra le vecchie pagine del blog.
Oggi ripubblico uno dei primissimi post (risalente al 7 novembre scorso)
e dato che ho preparato questo semplice dolce proprio ieri per la prima volta  
dopo quella data, l'ho fotografato nuovamente e ve lo ripropongo.
Parlando di foto... viva la mia nuova casa piena di luce :o)

***

Volevo anche segnalarvi che ho arricchito il post sulla preparazione
di rose e calle in pasta di zucchero con nuove foto e una descrizione molto più 
dettagliata. Chi volesse cimentarsi lo troverà clickando QUI.

***

Non ho mai mangiato un creme caramel, fatto seguendo la ricetta originale, 
che non sapesse d'uovo e che, diciamocelo, non fosse un po' granuloso al palato e 
quelli che ho assaggiato e non presentavano questi difetti erano in busta.
Allora perchè non prepararlo in casa, in 15 minuti e senza bustine sospette?
Questa ricetta conserva gli ingredienti originali, quindi è alternativa solo per 
quanto riguarda il tipo di cottura dato che si cuoce la crema in pentola (anziché a bagnomaria in forno) e si fa solidificare in frigorifero usando la colla di pesce. 
Fate una prova e non ve ne pentirete.

Ah, questa ricetta possono prepararla veramente tutti.




per 6 creme caramel

Mettete a bagno in acqua fredda 12 g di gelatina in fogli (tenete presente che il dosaggio può variare in base alla marca e che io preferisco i budini molto sodi, quindi diminuite le dosi se li volete più morbidi).
Amalgamate in un tegame a fondo spesso 1 uovo intero, 2 tuorli, 100 g di zucchero, 2 cucchiai di fecola di patate, la buccia grattugiata di mezzo limone.  Eliminate tutti i grumi e aggiungete poco per volta 500 ml di latte intero.
Cuocete a fuoco basso mescolando costantemente con una cucchiaio di legno. Appena la miscela comincia a prendere consistenza e vela il cucchiaio, pur essendo ancora fluida, togliete il tegame dal fuoco ed aggiungete mescolando la colla di pesce ammorbidita e strizzata (un foglio per volta). 
Bagnate con acqua fredda l'interno degli stampini, versate un cucchiaio di caramello sul fondo e, con un mestolo, versate la crema.
Lasciate raffreddare in frigorifero per circa 6 ore e comunque fino a che i creme caramel non sono del tutto solidificati.

Per ottenere dei "budini" dalla forma perfetta io procedo così:
uso stampini di alluminio, di quelli leggeri;
li riempio con acqua fredda e li batto leggermente a testa in giù per eliminare l'eccesso;
verso il caramello sul fondo;
quando sono solidi incido appena (ma davvero 2 mm) lungo il bordo del budino, che aderisce in maniera più decisa allo stampo, con un coltellino dalla lama molto appuntita;
MAI infilare il coltello lungo i bordi fino al fondo dello stampo;
per sformarlo facilmente a questo punto il segreto è far entrare dell'aria fra il budino, qualunque esso sia, e la parete dello stampo, quindi premete leggermente coi polpastrelli sulla superficie del budino per scostarlo dai bordi e capovolgete sul piatto in cui intendete servirlo, verrà subito via;
se usate gli stampi usa e getta valgono gli stessi consigli, ma alla fine per sformare i budini potete anche capovolgerli sul piatto con tutto lo stampo e praticare un forellino con uno stuzzicadenti al centro del fondo (entrerà l'aria e cadrà praticamente da solo).


NOTA: se preferite, aromatizzate con un baccello di vaniglia, ma non insieme alla buccia di limone che "brucia" il sapore della vaniglia (che è decisamente più costosa di un limone).




venerdì 29 giugno 2012

Oeuf à la neige (uovo alla neve)

Premesso che sono innamorata folle di Londra e che mai e poi mai la tradirò,
c'è qualcosa nella lingua francese che farebbe sembrare  anche il più volgare turpiloquio, tipico di chi si scambia simpatici epiteti urlando dai finestrini delle proprie auto all'incrocio più incasinato delle vostra città, un sonetto in endecasillabi a rima incrociata.
Non dico  che non ci sia qualcosa di provinciale in questa teoria, ma è innegabile
che anche la più semplice delle frasi pronunciata in francese assume quell'aura di
sofisticatezza... sarà il turbinio di erre mosce, sarà l'accento finale, saranno 
quelle vocali chiuse e vagamente indefinite, sarà la bocca a c*lo, ma è così.
Lo stesso vale per questa ricetta semplicissima che a sentirla nominare 
viene da esclamare molto più trivialmente "Oeuf à la neige, mica cotica!"

 Mi ero già imbattuta nella ricetta di questo dolce francese in passato, ma quando l'ho 
vista sullo splendido libro della Maison Ladurée è scattato quel click del "devo farlo!". Solo che, come spesso accade, il click non è stato sufficientemente forte da farmi 
rispettare le dosi indicate.
Lo so, lo so, non dovrei nemmeno permettermi di contemplare la più remota possibilità
di mettere in dubbio una ricetta estratta da questo libro, ma l'idea di usare tanti tuorli per la crema inglese proprio non mi piaceva. Colesterolo a parte (contenuto nei tuorli, non negli albumi) non mi piaceva l'idea del sapore e dell'odore tipici delle preparazioni 
ricche di uova e dato che già le meringhe cotte ne lasciano un forte sentore ho pensato 
fosse meglio preparare una crema più leggera (ho eliminato anche la panna).
Detto ciò, di tratta di una "meringa" cotta nel latte dolce aromatizzato alla vaniglia,
coperta da un sottile strato di caramello croccante e servita parzialmente immersa - mai sentito parlare di ile flottante? - nella crema inglese.

Ah, dimenticavo, è evidente che sono stata punita, perchè 
dal mio uovo sono usciti due tuorli!!!




Per 6 quenelle
Scegliete un uovo XL.
Montate a neve fermissima un albume (tenete da parte il tuorlo) con 20 g di zucchero fino a ottenere una meringa gonfia, bianca e spumosa che non accenni a muoversi se anche inclinate la ciotola in cui l'avete montata.
Mettete a scaldare 250 ml di latte intero fresco, 50 g di zucchero e i semi di 1/2 baccello di vaniglia in una padella dai bordi alti. Mentre si scalda mescolate per far sciogliere lo zucchero. Questo latte aromatizzato deve solo accennare a fremere, non di più.
Formate delle quenelle di "meringa" con due cucchiai e fatele scivolare delicatamente nel latte dolce. Nel giro di poco le vedrete gonfiarsi. Voltatele delicatamente e fatele cuocere su tutti i lati.
Scolatele con cura, mettetele su un piatto e lasciatele raffreddare coperte da carta forno bagnata e strizzata per preservarne l'umidità.
Trasferite il latte usato per la cottura in un pentolino. Dovete pesarlo perchè una parte sarà evaporata e dovrete aggiungere la quantità di latte necessaria a raggiungere nuovamente il peso di 250 g. In una tazza a parte sbattete il tuorlo tenuto da parte e diluitelo con un po' del latte che avete messo nel pentolino, quindi versate questa amalgama di tuorlo e latte nuovamente nel pentolino e mettetelo a cuocere a fuoco medio mescolando costantemente.
Quando il latte accenna ad inspessirsi allontanatelo dal fuoco per non rischiare che la crema si "strappi". Dovrà risultare fluida, ma vellutata, non più liquida.
Per capire se ha raggiunto la giusta consistenza tirate fuori il cucchiaio con cui state mescolando e passate un dito sul dorso (senza darvi fuoco): se la crema vela il cucchiaio e il segno che avete tracciato col dito resta nitido la crema è pronta.
Lasciatela raffreddare.
Trasferite le "meringhe" cotte su un tagliere coperto da un foglio di carta forno.
Per preparare il caramello mettete 60 g di zucchero bianco e 20 g di zucchero bruno in un pentolino dal fondo spesso e pesante, aggiungete tre cucchiai di acqua e lasciate che lo zucchero fonda senza mescolare. scuotete delicatamente il pentolino in senso rotatorio tenendolo dal manico se volete mescolare il caramello.
Fatelo caramellare fino a che non diventa di un bel colore ambrato scuro, quindi versatelo a cucchiaiate sugli albumi cotti per napparli con un velo di caramello che una volta solidificato si trasformerà in una crosticina croccante da rompere col cucchiaio.
Per servire versate la crema inglese sul fondo del piatto, staccate delicatamente la meringa dalla carta e adagiatela sulla crema.




Con questa ricetta dolce partecipo a

domenica 26 febbraio 2012

Chocolate-Caramel Squares

Oggi voglio dar vita ad una specie di "operazione nostalgia" riproponendo 
una ricetta pubblicata nei primissimi giorni di vita del mio blog e,
 secondo me, ingiustamente sottovalutata (mi scuso per la foto, ma ero agli inizi).
Si tratta di dolcetti piuttosto semplici da preparare, la vera difficoltà è avere 
la pazienza di aspettare che gli strati si solidifichino e non è facile quando
 si hanno davanti agli occhi certe golosità.

 per avermi inserito fra i loro blog e per i loro affettuosi commenti.




Per la base lavorate in una ciotola, aiutandovi con un cucchiaio, 1 uovo piccolo, 150 g di farina 00, 3 cucchiai di amido di grano, 50 g di burro fuso, 40 g di zucchero di canna, 1 cucchiaino e 1/2 di lievito vanigliato per dolci e un pizzico di sale.  
Foderate una teglia rettangolare 20x25 cm con carta forno fino a coprire interamente anche i bordi. 
Impastate brevemente l'impasto e distribuitelo nella teglia premendo con le dita per rivestire l'intero fondo con questo primo strato.
Cuocete a 180° per 20 minuti o comunque fino a che il biscotto non risulta lievemente dorato anche in superficie. Non togliete la base dalla teglia perchè è lì che il tutto dovrà riposare fino al momento del taglio.
In un pentolino dal fondo spesso mettete a caramellare a fuoco basso 100 g di zucchero e 100 g di burro. Mescolate solo quando accenna a formarsi il caramello e fate attenzione alla cottura: appena il caramello diventa ambrato, togliete dal fuoco (niente è più amaro dello zucchero bruciato) ed aggiungete con cautela (attenti agli schizzi) 50 ml di panna densa da cucina
Versate il caramello caldo sulla base di biscotto e mettete la teglia in frigorifero per far addensare la superficie abbastanza da potervi versare sopra lo strato ci cioccolato senza che si mischi al caramello.
Fondete al microonde 200 g di ottimo cioccolato al latte e 100g di cioccolato fondente, quindi aggiungete un cucchiaio di burro abbondante e 100 ml di latte intero. Amalgamate bene per evitare che, una volta freddo, il cioccolato presenti sgradevoli striature e versate sullo strato di caramello battendo leggermente la teglia su un piano per far assestare il cioccolato.
Mettete in frigorifero e fatevene una ragione, bisogna aspettare. Il cioccolato non tornerà mai duro, ma avrà la consistenza di un cremino, quindi bisogna aspettare abbastanza da consentire un taglio netto e preciso. 
Prima di rifilare i bordi e tagliare i cubetti formate un decoro a righe trascinando gentilmente i rebbi di una forchetta rivolti verso l'alto sulla superficie.
Enjoy the sweets! 

NOTA: La consistenza della copertura al cioccolato può variare molto a seconda della marca che scegliete.


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Per chi magari ha cominciato a conoscermi solo in questi ultimi giorni 
e avesse tempo e voglia, questi sono alcuni dolci suggerimenti
in linea con "l'operazione nostalgia".
Vi assicuro che pur avendo cominciato da poco
mi sembra di aver scattato queste foto una vita fa.










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