Visualizzazione post con etichetta senza glutine. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta senza glutine. Mostra tutti i post

sabato 23 marzo 2013

Biscotti di Riso e Zucchero Muscovado. Il riso abbonda sul viso di chi non molla.

L'ultimo post risale a due settimane fa e prima di tutto vorrei ringraziare chi
ha pensato a me chiedendo mie notizie e scusarmi con chi si è unito ai lettori e mi ha lasciato un commento senza ricevere risposta per un periodo così lungo.

Non sono una persona costante in generale nella vita, ma in questo caso il mio stop
è stato dettato dal fortissimo malumore dovuto a una situazione che va avanti da tempo apparentemente senza sviluppi positivi a causa di una di quelle persone moleste che tutti
noi incontriamo nella vita, una di quelle persone che ti chiedi cosa esistano a fare sulla faccia della terra, una di quelle persone che anche se ti comporti sempre bene e selezioni con cura con chi vuoi condividere la tua vita, prima o poi te le ritrovi in mezzo ai co... ai piedi. Sono quelle persone al tempo stesso inutili e irritanti un po' come le zanzare, solo che quelle puoi eliminarle con una di quelle racchette con la rete elettrificata (non so se le 
avete presenti, veri e propri strumenti terapeutici) mentre non esistono enormi 
racchette elettriche a misura d'uomo (purtroppo direi) per folgorare i molesti.

Non ricordo dove, ma una volta ho sentito dire "se la vita ti regala solo limoni,
fatti una limonata". Ho sentito dire anche "se non riesci a uscire dal tunnel, arredalo!".
Per questo il titolo "il riso abbonda sul viso di chi non molla".

***

In un soffio passerà il tempo dei biscotti, la primavera è dietro l'angolo e con essa
la voglia di piatti freschi, veloci, da preparare senza accendere il forno, ma di qualche biscottino semplice possiamo ancora aver voglia, quindi ecco questi biscotti con pochi
ingredienti, un aroma particolare conferito dallo zucchero muscovado e una consistenza friabile e croccante che è quella che preferisco solitamente.
Un suggerimento: stanno benissimo con un bicchiere di latte freddo.

***

Nella barra laterale ho aggiunto un menù rapido con le quattro ricette che avete più clickato fra cui i "Croissant Sfogliati" e il "Pan Brioche senza Burro e Uova" che alcune brave blogger amiche hanno mostrato di apprezzare riproponendo sui loro blog.

***

Grazie a Giulia di "Paprica e Cannella" e a Emanuela di "Ricami di Pasta Frolla"
per aver inserito questo blog fra quelli che considerano fonte di ispirazione. 




Fate ammorbidire al microonde, senza che si sciolga del tutto, 75 g di burro. Aggiungete 80 g di zucchero muscovado e 20 g di zucchero semolato e mescolate energicamente con un cucchiaio, quindi unite 1 uovo intero e 1 cucchiaino di estratto di vaniglia.
Sempre mescolando con un cucchiaio, aggiungete 250 g di farina di riso, 1/2 cucchiaino da caffè di bicarbonato e un pizzico di sale lavorando fino a che l'impasto non comincia ad aggregarsi e diventa necessario lavorarlo con le mani sul piano da lavoro.
Otterrete nel giro di poco un impasto molto morbido che tende a sbriciolarsi leggermente.
Dividetelo in due parti, e con un mattarello stendete piuttosto sottilmente la prima metà su un foglio di carta da forno leggermente infarinato. 
Formate i biscotti con lo stampo che preferite e disponeteli su una placca in alluminio coperta di carta da forno. Potete disporli anche molto vicini gli uni agli altri ottenendo molti biscotti da una sola informata visto che cresceranno poco in cottura.
Infornate a 180° per 15 minuti o comunque fino a che non cominciano appena a colorarsi ai bordi. Lasciateli raffreddare completamente su una graticella prima di mangiarli.
Conservateli in un contenitore ermetico per preservarne fragranza e consistenza.



venerdì 1 marzo 2013

Il Mou (seconda parte): i Mou-dini (senza uova)

Col post precedente vi ho lasciato la mia ricetta per preparare il mou e ho
visto che l'argomento ha suscitato l'interesse di molti, quindi è il momento di mostrarvi in che modo ho deciso di impiegare questa salsa golosissima (anche col prossimo post).


Di certo l'avrò già scritto, ma c'è qualcosa di magico nei budini.
Mi sembra facciano tornare bambini e quando ne vedo uno, tutto lucido e tremolante,
mi viene in mente il momento in cui, da bambina, tiravo via la carta dal budino al
cioccolato pregustando il momento in cui avrei affondato il cucchiaino in quel mare di morbidissimo piacere. Mia madre avrà preparato ogni tipo di delizia fatta in casa, ma a me il budino nel vasetto di plastica, con quella carta da tirar via (e diciamolo, leccare perchè rimaneva sempre del cioccolato attaccato), sembrava un dolce prelibatissimo.

Ecco un dolcetto che conserva tutto l'aroma e l'invitante colore del mou, ma con una consistenza del tutto diversa e una freschezza che lo rende adatto anche a chi magari 
non è particolarmente attratto dalla dolcezza pastosa della classica salsa.




Per 4 budini
Mettete a bagno in acqua fredda 8 g di gelatina in fogli (tenete presente che diverse marche possono dare diversi risultati e che io preferisco budini piuttosto sodi).
Per preparare il mou seguite le stesse indicazioni che vi ho dato QUI, modificando però le dosi in 160 g di zucchero semolato e 200 g di panna liquida (omettete il burro). Anche in questo caso scaldate la panna e aggiungetela gradualmente mescolando energicamente. Ovviamente, trattandosi di una dose di panna superiore rispetto alla ricetta base, otterrete un risultato molto fluido, ma non temete, il gusto rimarrà presente.
Se vi piace, potete unire anche un cucchiaino di estratto di vaniglia.
Aggiungete 300 ml di latte intero a temperatura ambiente, mescolate per amalgamare il tutto e unite, uno per volta, i fogli di gelatina strizzati continuando a mescolare con cura per essere sicuri che i fogli si sciolgano del tutto e non si depositino sul fondo del tegame.

Io per i budini uso degli stampi in alluminio leggero, ma se non li avete, quelli usa e getta andranno benissimo. Bagnate l'interno degli stampi con acqua fredda, quindi capovolgeteli e scuoteteli leggermente per eliminare l'acqua in eccesso.
Mettete del caramello sul fondo di ogni stampo (scegliete voi se usare un topping già pronto o preparare voi il caramello, io ho optato per la prima soluzione) e con un mestolo riempiteli uno per volta.

Lasciate intiepidire prima di trasferire gli stampi in frigorifero e lasciar solidificare i budini. Il tempo necessario può variare in base alla temperatura del frigorifero, ma comunque non prima di 4 ore, quindi se intendete prepararli per un'occasione specifica regolatevi.

Al momento di capovolgerli passate con la punta di un coltellino sottile e affilato lungo tutta la circonferenza del budino che aderisce allo stampo (ma senza arrivare fino al fondo, dovete incidere proprio pochi millimetri), quindi con le dita premete leggermente sulla superficie del budino per scostarlo dal bordo dello stampo. In questo modo penetrerà dell'aria fra il budino e lo stampo che renderà più facile sformare i budini, quindi mentre lo fate, capovolgete per farlo scivolare nel piatto.

Se invece avete usato degli stampi usa e getta, le cose saranno molto più semplici: incidete come nel primo caso la circonferenza dei budini che aderisce allo stampo, voltate lo stampo sul piatto in cui intendete servire e con uno stuzzicadenti bucate con un gesto deciso il centro del fondo dello stampo. In questo modo l'aria entrerà all'interno e il budino cadrà nel piatto.

giovedì 21 febbraio 2013

Red Velvet (Senza Glutine) con Frosting al Cioccolato Bianco e Formaggio Cremoso... e un'idea decoro

Solo pochi giorni fa ho postato la mia ricetta per gli innamorati, ma anche se San Valentino è già passato, grazie all'MTC di questo mese con la proposta di Stefania, oggi posso condividere con voi questa ricetta che è un classico per i romantici (e non).
Inoltre le rose regalatemi dal fidanzato erano ancora in buona salute e sono state provvidenziali per il mio scatto (che desideravo il più semplice possibile)

In questa variante senza glutine troverete la farina di riso al posto della classica 00, 
ma dico subito agli scettici che il gusto non ha assolutamente nulla da invidiare.
Come previsto dalle regole, per la base ho seguito passo passo la ricetta di Stefania operando un unico cambiamento sostituendo il buttermilk col medesimo peso di kefir.
Nei primi tentativi avevo sostituito il buttermilk col latte addizionato di limone come indicato dalla ricetta originale, ottenendo però un risultato inutilizzabile, così ho chiesto
di poter fare la sostituzione col kefir (consentito) e il risultato è stato davvero 
ottimo, una torta profumata e davvero sofficissima. 

Comunque preciso che altre sfidanti hanno ottenuto un buon risultato con la variante 
del latte e limone, quindi scegliete voi come preferite procedere.

Per la glassa ho scelto di mantenermi sul classico per onorare la tradizione con una copertura che è quanto di più semplice possa esistere, con la dolcezza del cioccolato bianco che mitiga senza coprire l'acidità del formaggio e richiede pochi minuti per la preparazione.
Dato che ho deciso di ridurre all'essenziale l'aspetto scenografico coprendo la torta solo con uno strato di glassa uniforme, senza usare la tasca da pasticciere o particolari decorazioni, ho pensato di completare il tutto con una semplice rosa di zucchero bianca screziata di rosso per richiamare il colore dell'interno che da il nome a questo dolce.

Se volete sbirciare la red velvet che ho preparato l'anno scorso clickate qui.





Per la base

In un recipiente mescolate 160 g di farina di riso sottilissima (io ho usato Farine Magiche Lo Conte), 60 g di fecola, 30 g di maizena, 1/2 cucchiaino da tè di sale, 8 g di cacao amaro.

In un'altra ciotola capiente montate per 2-3 minuti 110 g di burro morbido, quindi aggiungete 300 g di zucchero e montate per altri 3 minuti. Aggiungete, uno a uno, 3 uova medie e montate per 30 secondi dopo ogni aggiunta.

A parte mescolate 1 cucchiaio di colorante rosso con 240 ml di kefir e aggiungetelo gradualmente al composto di burro e uova alternandolo con le farine. Procedete poco per volta continuando a montare e alla fine aggiungete 1 cucchiaino da caffè di estratto di vaniglia (non vaniglina) e amalgamate anche quello.

Versate in una tazzina 1 cucchiaio di aceto bianco e versatevi dentro 1 cucchiaino da tè di bicarbonato. Questo a contatto con l'aceto schiumerà immediatamente. Mescolate brevemente e versate il tutto nell'impasto e amalgamatelo bene con una spatola.

Pensando a un romantico San Valentino in due, con queste dosi ho realizzato tre piccole torte (stampi da 16-17 cm) da cui ho ricavato tre strati, quindi volendo potreste anche scegliere di preparare direttamente un terzo di dose.
Se invece volete realizzare una grande torta a quattro strati procedete come nella ricetta originale dividendo tutto l'impasto in due tortiere da 20 cm. 
Qualunque opzione scegliate, foderate gli stampi con carta da forno e cuocete a 175°.
Nel caso delle torte piccole basteranno 30 minuti, nel caso delle due torte più grandi serviranno 40-45 minuti. In entrambi i casi fate la prova dello stuzzicadenti.

Fate raffreddare del tutto le torte prima di procedere al taglio degli strati e se volete essere sicuri nell'effettuare questa manovra fate come suggerisce Stefania e lasciate prima riposare la torta fredda, ben avvolta nella pellicola, in frigorifero.


Per il frosting

Le dosi che seguono mi sono bastate per farcire generosamente una piccola torta da 16-17 cm con tre strati, ma se intendete realizzare una torta più grande, raddoppiate le dosi.

In una ciotola lavorate per due minuti con le fruste elettriche 300 g di formaggio cremoso e 75 g di zucchero a velo non vanigliato (controllate che tipo di amido è contenuto nello zucchero).
Fate fondere al microonde 200 g di cioccolato bianco (250 g se volete che si senta in maniera più presente) impostando su una bassa temperatura e per brevi intervalli per evitare che bruci. Quando è morbido mescolate brevemente con un cucchiaio per eliminare eventuali grumi, quindi versate nel composto di formaggio e montate giusto il tempo necessario a uniformare il tutto. 

Dato che ci vuole davvero poco a preparare questa glassa, vi suggerisco di farla all'ultimo, quando avete già pronti gli strati di torta da farcire, in modo che sia più morbida da stendere perchè preparandola in anticipo comincerebbe ad indurirsi.


Per le rose

Per la preparazione delle rose vi rimando a questo post. Procedete come indicato e, una volta che le rose sono asciutte, passate lungo i bordi di ogni petalo con la punta di uno stuzzicadenti bagnata nel colorante rosso (preferibilmente quello in gel).



Visto che parliamo di una ricetta romantica eccovi anche il principe azzurro ;o)




Con questa ricetta partecipo all'MTC di febbraio 2013


martedì 12 febbraio 2013

Oeufs en Cocotte

Pensate mai alle uova? Detta così sembro disturbata, lo so, ma dico sul serio.
Si tratta di un ingrediente straordinario senza il quale non esisterebbero tante preparazioni a cui siamo abituati. Niente frittate, soufflé, bignè, tiramisù, crema pasticcera, pasta all'uovo, quiche, pasta frolla, babà, pasta alla carbonara... un mondo tristissimo :o)
Tempo fa in TV passava una pubblicità (non ricordo di quale prodotto) in cui si vedeva 
uno chef intento a coordinare lo staff di una cucina in cui passavano piatti faraonici uno dietro l'atro diretti verso la sala. Alla fine del servizio si vede lo chef, rimasto solo, con una
padellino in mano. Si siede finalmente per cenare anche lui e lascia scivolare nel piatto un semplice uovo fritto che mangia con aria estasiata. Ecco per me, e sono convinta anche per molte di voi, l'uovo fritto (col tuorlo ancora morbido in cui intingere il pane, è ovvio)
è un piatto in grado di far impallidire molte preparazioni elaborate e pretenziose.
E voi? Qual è il piatto semplice che vi da più soddisfazione?

Questa ricetta è di quelle che nella loro semplicità stupiscono al primo boccone.
Si tratta di un uovo cotto in forno a bagnomaria in una cocotte con qualche cucchiaio di
panna, un velo (davvero un velo) di burro, sale e pepe.




Imburrate la cocotte e versate sul fondo un cucchiaio di panna. Salate e pepate leggermente, quindi rompete un uovo grande e versatelo sulla panna. Aggiungete un secondo cucchiaio di panna, aggiungete un pizzico di sale e pepe e una scaglia sottile di burro in cima.
Coprite la cocotte con carta alluminio e mettetela in una teglia con sufficiente acqua calda da arrivare a metà altezza della cocotte.
Infornate a 180° posizionando la griglia in basso e lasciate cuocere per circa 15 minuti. I tempi possono variare molto da forno a forno, quindi se volete preparare una teglia con più uova vi suggerisco di fare prima una prova per "tarare" il vostro forno.
Alla fine dovrete ottenere un uovo con l'albume cotto e il tuorlo ancora morbido.

Col primo uovo che ho preparato, ho prolungato eccessivamente la cottura tratta in inganno dal burro fuso in cima che mi sembrava albume ancora crudo (come potete vedere anche dalla prima foto). Non commettete lo stesso errore o perderete la morbidezza del tuorlo.

Vi suggerisco di accompagnare l'uovo con delle fettine di pane tostato. Io ho scelto una grossa ciabatta perchè mi piacevano queste fettine sottili e allungate. 




Qualche giorno fa durante uno dei miei giri alla ricerca di ingredienti sono entrata in un delizioso negozio dall'atmosfera incantevole, pieno di cose bellissime . Lì ho comprato quel simpatico aggeggio porta uova e ho pensato "so che è perfettamente inutile, ma rende la vita un po' più bella" ;o)

martedì 18 dicembre 2012

Tegoline di Croccante alle Mandorle, Arancia e Sciroppo d'Acero. Fallimenti in cucina.

Pochi giorni fa ho accennato a un esperimento fallimentare svoltosi nella mia
cucina e tutti a scrivermi "ma no, non ci credo, non può essere". Io vi ringrazio tantissimo
per la fiducia che mostrate di avere nelle mie capacità, ma vi assicuro che di - lo voglio proprio dire - cagate pazzesche ne sono passate diverse nella mia cucina.
Alcune possono essere recuperate trasformandosi in qualcosa di completamente diverso dal progetto iniziale, ma comunque accettabile o addirittura buono... ma altre proprio no!
Questi disastri culinari ovviamente non finiscono sul blog, tuttalpiù finiscono nella
spazzatura con mio grandissimo disappunto perchè detesto buttare il cibo, ma nemmeno posso mangiare a forza un pan brioche così duro da poterlo usare come ariete per sfondare la porta blindata del caveau di una banca! Comunque, visti i tempi di crisi, se 
avete in mente di programmare una rapina, contattatemi e vi passo la ricetta.
Del babà, dolce per cui letteralmente vado matta, non ne parliamo. Ho provato diverse
volte, ma tutto è venuto fuori meno che quella delizia spugnosa che puoi bagnare e strizzare nel palmo della mano per poi vederla magicamente rigonfiarsi.
Macché, una vera schifezza!
Le prime volte, molti anni or sono, che provai a fare le meringhe, uscirono fuori delle frittelle piatte e gommose perfette per giocare a freesbee col cane, tanto nemmeno lui avrebbe avuto il coraggio di mangiarle. Stessa forma e consistenza la prima volta che 
provai a preparare in casa le paste di mandorla.
Proprio pochi giorni fa ho provato una torta d'albumi che una volta cotta aveva la stessa 
consistenza del caucciù... o di una palla pazza, non posso dirlo con certezza perchè ho
avuto troppa paura a provare a farla rimbalzare per scoprirlo.
La verità è che l'arte della cucina, e in particolar modo della pasticceria, è ricca di  conoscenze che è opportuno possedere e piccole dritte che è bene scoprire con l'esperienza e senza le quali si rischia di far finire nella pattumiera anche il migliore dei propositi. 
Come al solito, se volete approfittare di questo spazio e condividere i vostri
fallimenti, sarà un vero piacere consolarci a vicenda.

PS Forse semplicemente certe cose hanno radici lontane ed era tutto già scritto
quel giorno in cui da bambina volevo preparare il fruttolo mischiando frutta e formaggio.

***


Oltre alla bontà di queste tegoline, un ottimo motivo per preparare questa ricetta è che riempirà la vostra casa di profumo di Natale. L'odore dello zucchero caramellato misto alla scorza d'arancia è veramente irresistibile e ricorda l'atmosfera dei mercatini dove non può
mai mancare una bancarella che venda croccante e vari tipi di frutta secca glassata.
Si prepara nel giro di poco e piace praticamente a tutti, inoltre si conserva per diversi giorni se chiuso in una scatola di latta lasciata in un luogo fresco, quindi costituisce un'ottima risorsa da tenere in casa magari per le giocate a carte con gli amici.
Mantenendo lo stesso peso, potete anche usare diversi tipi di frutta secca.





Per una decina di tegoline
Preparate su un tagliere un foglio di carta alluminio oleato con olio di semi. Formate un velo d'olio stendendolo sulla carta con un tovagliolino di carta piegato più volte.
Ungete anche una spatola e tenetela a portata di mano per stendere il croccante.
Versate in un pentolino dal fondo spesso 100 ml d'acqua, 50 ml di sciroppo d'acero, la scorza grattugiata di un'arancia e 400 g di zucchero. Mettete a cuocere su fuoco vivace e fino a che lo zucchero non si è sciolto, non mescolate con un cucchiaio (rischiereste di formare dei cristalli separati dal caramello fluido), ma limitatevi a scuotere la pentola con un movimento rotatorio in modo che il caramello si mescoli senza bisogno di usare una posata.
Nel frattempo tostate a fuoco basso in una padella antiaderente 160 g di mandorle a lamelle mescolando spesso per non farle bruciare. Quando siete soddisfatti spegnete il fuoco e lasciatele in padella.
Quando il caramello è ancora molto fluido e comincia appena a imbiondirsi, versatevi le lamelle e mescolate brevemente con un cucchiaio, quindi proseguite la cottura fino a che non acquista un colore ambrato. 

A questo punto spostate dal fuoco giusto il tempo necessario a far scomparire le bolle in superficie agitando con movimento rotatorio la pentola e versate il caramello con le lamelle sulla carta oleata.
Fate molta attenzione in questa fase perchè il caramello è davvero rovente e procedete velocemente a spatolarlo perchè si rapprende nel giro di poco.
Aspettate un minuto e tagliate il croccante come preferite. Io ho formato delle barrette, ma potete anche tagliarlo in piccoli quadratini o semplicemente spezzarlo con le mani in pezzetti irregolari una volta che si sarà raffreddato del tutto. Io però vi avviso, più piccoli li taglierete e più ne mangeranno i vostri ospiti :o)

Importante - se non siete riusciti a stendere il croccante in maniera uniforme o vi si è incollato tutto, potete rimediare. Preparate un nuovo foglio di carta alluminio oleato, versate un po' d'acqua nella pentola che avete usato, spezzettate il croccante e rimettetelo in pentola su fuoco vivace a fondere nuovamente e ripetete il tutto nello stesso modo.





giovedì 6 dicembre 2012

Pavlova Invernale e relatività

Qualche tempo fa, guardando fuori dalla finestra di camera mia, mi sono accorta di
una sagoma umana, piccola piccola, lontanissima, che si muoveva fra il verde in cima alla
montagna su cui sorge il castello che domina il paese in cui vivo. Era una figura così piccola che non riuscivo nemmeno a capire se si trattasse di un uomo o una donna, ma
distinguevo piuttosto chiaramente i suoi movimenti e allora ho pensato: "ma tu guarda, lui/lei, immerso nel verde su una montagna, di certo crede che nessuno lo stia osservando e invece in una casetta che lui/lei da lassù vede piccola piccola fra le altre, da una finestrella, c'è una persona che lo/la sta guardando e sa della sua passeggiata".
Ecco, spesso mi fermo a riflettere su come tutto sia relativo. Cosa intendo?
Ognuno di noi si sente il protagonista del film della propria vita lungo la quale, giorno dopo giorno, si incontrano e si alternano co-protagonisti, comparse, e piccoli figuranti indistinti come la persona sulla montagna... eppure... questa persona vive da protagonista la sua vita e io, nella piccola casetta che vede da lontano, sono ciò che lui/lei è per me: una piccola figurante indistinta.
Allo stesso modo, vedendo scorrere le case al mio fianco, fuori dal finestrino, mentre
l'auto corre in autostrada, scorgo una donna che stende i panni, un bimbo che gioca solo sul balcone di casa e mi chiedo di loro, delle loro vite piene di sogni, sentimenti, gioie e dolori proprio come la mia che mi sembra l'unica al mondo fino a che questi attimi di consapevolezza mi colpiscono. A voi capita?

***

Contrariamente a quanto lascia intendere il nome "Pavlova", le sue origini non sono russe ma australiane. Il nome deriva dal fatto che questo dolce è stato creato in onore della ballerina russa Anna Pavlova in tour in Australia nel 1920.
Si tratta si una base di meringa farcita con panna montata e, solitamente, frutta.
Forse proprio per la presenza della frutta in cima, è considerato un dolce estivo, ma io in questo caso vi propongo una semplicissima versione invernale che si serve solo della ricetta base con meringa e panna e una piccola aggiunta di caramello.

Io trovo che abbia un aspetto molto elegante così candida ed essenziale, quindi credo
si presti bene alle occasioni di festa inoltre è un'ottima alternativa per chi è allergico al glutine (ricordate però di controllare che tipo di amido è contenuto nello zucchero a velo).




Per 8-10 persone
Per la meringa
Mettete in una scodella due albumi e pesateli. I miei pesavano 80 g.
In una seconda scodella pesate lo stesso peso di zucchero a velo non vanigliato e lo stesso peso di zucchero semolato (quindi nel mio caso 80 g dell'uno e 80 g dell'altro). Mescolate brevemente con un cucchiaio per miscelare i due tipi di zucchero.
Mettete la metà dello zucchero negli albumi e montate con le fruste elettriche fino a ottenere una meringa gonfia, lucida e ben ferma (se inclinate lo stampo non deve muoversi).
Mettete via le fruste e unite lo zucchero restante facendolo passare attraverso un setaccio e amalgamandolo alla meringa mescolando con un cucchiaio dal basso verso l'alto per non smontarla.

Rivestite una placca di alluminio con della carta da forno e cominciate a versare la meringa a cucchiaiate formando un cerchio.
Mano a mano, col dorso del cucchiaio, modellatela in modo tale che alla fine abbia i bordi alti e il centro leggermente scavato per accogliere la panna.




Accendete il forno alla temperatura minima (io ho un forno a gas col regolatore di temperatura con numeri crescenti da 1 in su e lo imposto su 1) e infornate la meringa lasciando che la teglia sporga leggermente fuori dalla griglia del forno e lasciando lo sportello aperto di un palmo.

In questo modo non rischierete di far ingiallire la meringa (o di ottenere una frittella :o) che in realtà non deve cuocere in senso stretto, ma deve "asciugarsi" perdendo tutta l'umidità presente negli albumi e dando un risultato finale friabile.
Io ho lasciato la meringa in forno per 3 ore, ma non c'è bisogno di controllarla, quindi potete dedicarvi tranquillamente ad altro.
Una volta pronta, staccatela delicatamente dalla carta forno e lasciatela raffreddare su una graticella.

Montate 400 ml di panna zuccherandola a piacere e tenendo conto del fatto che la meringa è piuttosto dolce.
Riempite il foro centrale della base con la panna e livellatela, poi con una tasca da pasticciere (io ho usato una bocchetta francese) formate dei ciuffi lungo tutta la circonferenza.

Versate sulla superficie al centro della pavlova un sottile strato di topping al caramello. Cercate di versarlo poco a poco su tutta la superficie e si distribuirà in maniera omogenea da solo. Alla fine otterrete uno "specchio" di caramello al centro della torta. Guardate nella foto in basso come si riflettono i ciuffi di panna.




Come potete vedere dalla foto in alto, il caramello si insinua fra i ciuffi di panna. Questo non è un problema in realtà, perchè dopo un po' si formano dei rivoli di caramello lungo tutta la circonferenza della meringa che io trovo anche gradevoli a vedersi, ma questo rende necessario servirla in un vassoio o un'alzatina con un po' di bordo, non su un'alzatina piana come la mia.
Se volete rimediare, al momento di formare i ciuffi, fateli più fitti in modo che non ci sia spazio in cui il caramello possa filtrare.
Se volete potete anche aggiungere qualche goccia ci caramello in cima a ogni ciuffo ottenendo un effetto come quello che vedete sulla panna nella prima foto.
Vi posto anche una foto della fetta tagliata, così potete farvi un'idea più chiara di questo dolce che non sarà leggero in termini di calorie, ma di certo lo è per le consistenze.



domenica 11 novembre 2012

Swirl Meringues, mille grazie e una parola.

Mille volte grazie per tutte le parole affettuose che mi avete scritto.
Se qualcuno nutriva ancora qualche dubbio sul fatto che quella dei food blogger
fosse una vera comunità e non solo una massa di singoli invasati, fanatici, esaltati
 ai fornelli solo per velleità voi avete dato la prova incontestabile che non è così.

Ah, già che ci siamo...
Velleità è un sostantivo femminile che significa desiderio ambizioso ma inconcludente.
aspirazione irrealizzabile, troppo superiore alle effettive capacità personali.

*** 

Oggi è il 9 novembre e per quanto mi riguarda è giunto il momento di 
pensare al Natale e anche se può sembrare prematuro, non credo lo sia visto 
che si finisce sempre per essere troppo affaccendati e nervosi - direi perfino elettrici - quando si lasciano tutti i preparativi all'ultimo momento.
E poi diciamoci la verità, il bello del Natale è proprio l'attesa.

A questo mondo una cosa è certa: Martha Stewart è una fonte inesauribile
di spunti, idee, soluzioni geniali, ma allo stesso tempo pratiche e di grande effetto.
Ho visto per la prima volta queste bellissime meringhe sul suo sito molto tempo fa.
Per la ricetta della meringa ho usato quella che uso di solito e che è semplicissima 
perchè basta pesare l'albume e aggiungere lo stesso peso di zucchero a velo non
vanigliato e di zucchero semolato con un rapporto di  1:1:1.
Una cosa sola mi permetto di dire: Martha Stewart consiglia di formare tre
strisce di colorante lungo la superficie interna della tasca da pasticciere con cui
poi andranno formate le meringhe, ma in questo modo le mie risultavano del tutto colorate, quindi ho optato per due strisce, poste l'una di fronte all'altra, per
ottenere il risultato che vedete in fotografia.
Io trovo che sia un'ottima idea anche usarle come decoro da spargere sulla
vostra tavola o da appendere all'albero. Se le lascerete asciugare alla perfezione
e le conserverete in un contenitore chiuso dureranno molto a lungo.




Pesate l'albume (uno, due o cento uova, il procedimento è lo stesso).
In una scodella a parte, versate lo stesso peso di zucchero a velo non vanigliato e una dose di zucchero semolato sottile sempre dello stesso peso (es: 50 g - 50 g - 50 g). Miscelate i due tipi di zucchero mescolando con un cucchiaio.
Cominciate a montale l'albume con le fruste elettriche e appena comincia a diventare bianco e prendere consistenza, versate metà della miscela di zuccheri e montate fino a ottenere una meringa spumosa, lucida e molto consistente, fermissima.
Mettete via le fruste e unite la restante metà di zucchero setacciandola con un passino e mescolando con un cucchiaio dall'alto verso il basso per incorporarla senza smontare la meringa.

Con del colorante gel rosso, tracciate due strisce, poste l'una di fronte all'altra, lungo la superficie interna della tasca da pasticciere in modo che la percorrano per tutta la lunghezza dalla bocchetta all'apertura superiore.
Io uso sempre delle tasche da pasticciere usa e getta, ma in questo caso credo sia ancora più opportuno non usare quella di tela per non rischiare che resti macchiata per l'uso del colorante che è necessario per ottenere l'effetto "swirl" (vortice).
Scegliete del colorante in gel, non liquido, o le due strisce che traccerete all'interno della tasca "scivoleranno" via non appena la metterete in verticale per riempirla con la meringa.

Formate i riccioli di meringa su una placca di alluminio rivestita di carta da forno.
Non preoccupatevi di distanziarle, perchè le meringhe non cresceranno, dovranno solo asciugarsi in forno.
Per chi non avesse mai preparato le meringhe, dico asciugarsi perchè in effetti è di questo che si tratta, non di una vera e propria cottura. 
Impostate il forno alla temperatura minima, infornate la placca lasciando che sporga leggermente fuori dal forno e lasciate lo sportello leggermente aperto. In questo modo tutta l'umidità verrà lentamente eliminata e non rischierete di ottenere delle meringhe dorate che nulla hanno a che vedere col candore che è desiderabile per una meringa.
Quando dico lentamente, intendo davvero lentamente: le mie meringhe sono state in forno per 2 ore e 40 minuti, ma credo che molto possa variare in base al forno.

Controllatele di tanto in tanto all'inizio per essere sicuri che non stiano prendendo troppo calore (e colore) e una volta che siete sicuri, potete dimenticarvene per un bel po' e tornare a controllarle solo verso fine cottura per assicurarvi che siano del tutto asciutte.
Sfornatele, fatele raffreddare qualche minuto e staccatele dalla carta. Verranno via senza alcuna difficoltà.

NB Controllate che tipo di amido è contenuto nello zucchero a velo e gli ingredienti presenti nel colorante in gel per poter servire le meringhe come "senza glutine".

domenica 21 ottobre 2012

Creme Caramel a modo mio

Si avvicina il primo compleanno di Ritroviamoci in Cucina 
e in questi giorni ho girato spesso fra le vecchie pagine del blog.
Oggi ripubblico uno dei primissimi post (risalente al 7 novembre scorso)
e dato che ho preparato questo semplice dolce proprio ieri per la prima volta  
dopo quella data, l'ho fotografato nuovamente e ve lo ripropongo.
Parlando di foto... viva la mia nuova casa piena di luce :o)

***

Volevo anche segnalarvi che ho arricchito il post sulla preparazione
di rose e calle in pasta di zucchero con nuove foto e una descrizione molto più 
dettagliata. Chi volesse cimentarsi lo troverà clickando QUI.

***

Non ho mai mangiato un creme caramel, fatto seguendo la ricetta originale, 
che non sapesse d'uovo e che, diciamocelo, non fosse un po' granuloso al palato e 
quelli che ho assaggiato e non presentavano questi difetti erano in busta.
Allora perchè non prepararlo in casa, in 15 minuti e senza bustine sospette?
Questa ricetta conserva gli ingredienti originali, quindi è alternativa solo per 
quanto riguarda il tipo di cottura dato che si cuoce la crema in pentola (anziché a bagnomaria in forno) e si fa solidificare in frigorifero usando la colla di pesce. 
Fate una prova e non ve ne pentirete.

Ah, questa ricetta possono prepararla veramente tutti.




per 6 creme caramel

Mettete a bagno in acqua fredda 12 g di gelatina in fogli (tenete presente che il dosaggio può variare in base alla marca e che io preferisco i budini molto sodi, quindi diminuite le dosi se li volete più morbidi).
Amalgamate in un tegame a fondo spesso 1 uovo intero, 2 tuorli, 100 g di zucchero, 2 cucchiai di fecola di patate, la buccia grattugiata di mezzo limone.  Eliminate tutti i grumi e aggiungete poco per volta 500 ml di latte intero.
Cuocete a fuoco basso mescolando costantemente con una cucchiaio di legno. Appena la miscela comincia a prendere consistenza e vela il cucchiaio, pur essendo ancora fluida, togliete il tegame dal fuoco ed aggiungete mescolando la colla di pesce ammorbidita e strizzata (un foglio per volta). 
Bagnate con acqua fredda l'interno degli stampini, versate un cucchiaio di caramello sul fondo e, con un mestolo, versate la crema.
Lasciate raffreddare in frigorifero per circa 6 ore e comunque fino a che i creme caramel non sono del tutto solidificati.

Per ottenere dei "budini" dalla forma perfetta io procedo così:
uso stampini di alluminio, di quelli leggeri;
li riempio con acqua fredda e li batto leggermente a testa in giù per eliminare l'eccesso;
verso il caramello sul fondo;
quando sono solidi incido appena (ma davvero 2 mm) lungo il bordo del budino, che aderisce in maniera più decisa allo stampo, con un coltellino dalla lama molto appuntita;
MAI infilare il coltello lungo i bordi fino al fondo dello stampo;
per sformarlo facilmente a questo punto il segreto è far entrare dell'aria fra il budino, qualunque esso sia, e la parete dello stampo, quindi premete leggermente coi polpastrelli sulla superficie del budino per scostarlo dai bordi e capovolgete sul piatto in cui intendete servirlo, verrà subito via;
se usate gli stampi usa e getta valgono gli stessi consigli, ma alla fine per sformare i budini potete anche capovolgerli sul piatto con tutto lo stampo e praticare un forellino con uno stuzzicadenti al centro del fondo (entrerà l'aria e cadrà praticamente da solo).


NOTA: se preferite, aromatizzate con un baccello di vaniglia, ma non insieme alla buccia di limone che "brucia" il sapore della vaniglia (che è decisamente più costosa di un limone).




venerdì 29 giugno 2012

Oeuf à la neige (uovo alla neve)

Premesso che sono innamorata folle di Londra e che mai e poi mai la tradirò,
c'è qualcosa nella lingua francese che farebbe sembrare  anche il più volgare turpiloquio, tipico di chi si scambia simpatici epiteti urlando dai finestrini delle proprie auto all'incrocio più incasinato delle vostra città, un sonetto in endecasillabi a rima incrociata.
Non dico  che non ci sia qualcosa di provinciale in questa teoria, ma è innegabile
che anche la più semplice delle frasi pronunciata in francese assume quell'aura di
sofisticatezza... sarà il turbinio di erre mosce, sarà l'accento finale, saranno 
quelle vocali chiuse e vagamente indefinite, sarà la bocca a c*lo, ma è così.
Lo stesso vale per questa ricetta semplicissima che a sentirla nominare 
viene da esclamare molto più trivialmente "Oeuf à la neige, mica cotica!"

 Mi ero già imbattuta nella ricetta di questo dolce francese in passato, ma quando l'ho 
vista sullo splendido libro della Maison Ladurée è scattato quel click del "devo farlo!". Solo che, come spesso accade, il click non è stato sufficientemente forte da farmi 
rispettare le dosi indicate.
Lo so, lo so, non dovrei nemmeno permettermi di contemplare la più remota possibilità
di mettere in dubbio una ricetta estratta da questo libro, ma l'idea di usare tanti tuorli per la crema inglese proprio non mi piaceva. Colesterolo a parte (contenuto nei tuorli, non negli albumi) non mi piaceva l'idea del sapore e dell'odore tipici delle preparazioni 
ricche di uova e dato che già le meringhe cotte ne lasciano un forte sentore ho pensato 
fosse meglio preparare una crema più leggera (ho eliminato anche la panna).
Detto ciò, di tratta di una "meringa" cotta nel latte dolce aromatizzato alla vaniglia,
coperta da un sottile strato di caramello croccante e servita parzialmente immersa - mai sentito parlare di ile flottante? - nella crema inglese.

Ah, dimenticavo, è evidente che sono stata punita, perchè 
dal mio uovo sono usciti due tuorli!!!




Per 6 quenelle
Scegliete un uovo XL.
Montate a neve fermissima un albume (tenete da parte il tuorlo) con 20 g di zucchero fino a ottenere una meringa gonfia, bianca e spumosa che non accenni a muoversi se anche inclinate la ciotola in cui l'avete montata.
Mettete a scaldare 250 ml di latte intero fresco, 50 g di zucchero e i semi di 1/2 baccello di vaniglia in una padella dai bordi alti. Mentre si scalda mescolate per far sciogliere lo zucchero. Questo latte aromatizzato deve solo accennare a fremere, non di più.
Formate delle quenelle di "meringa" con due cucchiai e fatele scivolare delicatamente nel latte dolce. Nel giro di poco le vedrete gonfiarsi. Voltatele delicatamente e fatele cuocere su tutti i lati.
Scolatele con cura, mettetele su un piatto e lasciatele raffreddare coperte da carta forno bagnata e strizzata per preservarne l'umidità.
Trasferite il latte usato per la cottura in un pentolino. Dovete pesarlo perchè una parte sarà evaporata e dovrete aggiungere la quantità di latte necessaria a raggiungere nuovamente il peso di 250 g. In una tazza a parte sbattete il tuorlo tenuto da parte e diluitelo con un po' del latte che avete messo nel pentolino, quindi versate questa amalgama di tuorlo e latte nuovamente nel pentolino e mettetelo a cuocere a fuoco medio mescolando costantemente.
Quando il latte accenna ad inspessirsi allontanatelo dal fuoco per non rischiare che la crema si "strappi". Dovrà risultare fluida, ma vellutata, non più liquida.
Per capire se ha raggiunto la giusta consistenza tirate fuori il cucchiaio con cui state mescolando e passate un dito sul dorso (senza darvi fuoco): se la crema vela il cucchiaio e il segno che avete tracciato col dito resta nitido la crema è pronta.
Lasciatela raffreddare.
Trasferite le "meringhe" cotte su un tagliere coperto da un foglio di carta forno.
Per preparare il caramello mettete 60 g di zucchero bianco e 20 g di zucchero bruno in un pentolino dal fondo spesso e pesante, aggiungete tre cucchiai di acqua e lasciate che lo zucchero fonda senza mescolare. scuotete delicatamente il pentolino in senso rotatorio tenendolo dal manico se volete mescolare il caramello.
Fatelo caramellare fino a che non diventa di un bel colore ambrato scuro, quindi versatelo a cucchiaiate sugli albumi cotti per napparli con un velo di caramello che una volta solidificato si trasformerà in una crosticina croccante da rompere col cucchiaio.
Per servire versate la crema inglese sul fondo del piatto, staccate delicatamente la meringa dalla carta e adagiatela sulla crema.




Con questa ricetta dolce partecipo a

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...