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martedì 16 aprile 2013

Soufflé à la Vanille (e poesia alimentare)

Della difficoltà di fotografare un soufflé avevo già parlato qui, quindi mi sembra
opportuno non ripetermi, ma una cosa la voglio dire: se mai la caducità della vita 
avesse bisogno di un simbolo, questo sarebbe il soufflé, non ho dubbi.
So che un tema così suggestivo, trattato persino da Dante nella Divina Commedia,
meriterebbe qualcosa di più poetico di un impasto a base di uova (che lo sappiamo bene da dove vengono), ma la verità è che poche cose al mondo ti danno l'idea di quanto sia meglio darsi una mossa e cogliere il momento perchè tutto è fugace, può finire (sgonfiarsi)
da un momento all'altro, in un attimo, in un "soffio". 

***

La parola "soufflé" significa "soffiato" ed in effetti questo nome rende bene l'idea
della caratteristica distintiva principale di questa preparazione: la sua consistenza aerata grazie all'unione di meringa a una base cremosa che può avere diversi gusti.
Nell'immaginario collettivo è il dolce chic per eccellenza, per gli appassionati di cucina 
alle prime armi, un mezzo incubo a causa della sua delicatezza e dell'equilibrio precario 
che gli è valso migliaia di sketch comici in film, serie TV e cartoni animati.
A dire il vero la preparazione non è affatto complicata, ma è fatta di vari piccoli passaggi per cui vi suggerisco di preparare in anticipo sul piano da lavoro tutto il necessario, tutti 
gli ingredienti già pesati, in modo da procedere velocemente senza intoppi.

La ricetta che segue è estratta dal manuale de "Le Cordon Bleu" con una minima 
aggiunta di farina e una piccola modifica circa la quantità di zucchero che mi sono permessa di aumentare leggermente per smorzare la componente d'uovo che 
mi sembrava piuttosto presente.




Per 8 soufflé
Per prima cosa preparate le cocottine: spennelate l'interno con del burro fuso, lasciatele qualche minuto in frigorifero per farlo solidificare, spennelate con un secondo strato di burro fuso e versate un po' di zucchero per rivestire l'interno delle cocottine ruotandole e infine scuotendole per eliminare lo zucchero in eccesso.
Come ultimo accorgimento passate un tovagliolino di carta lungo il bordo interno e precisamente lungo tutta la tipica scanalatura interna caratteristica di questi stampi (nella foto in alto potete facilmente distinguerla nelle cocottine vuote sullo sfondo) eliminando lo strato di burro e zucchero lungo tutta la circonferenza.

Mettete a fondere, senza farli friggere, 60 g di burro in un tegamino dal fondo spesso. Quando il burro si è sciolto versate 40 g di farina 00 setacciata e mescolate rapidamente con un cucchiaio di legno per eliminare tutti i grumi. Aggiungete poco a poco, mescolando di volta in volta per rendere omogenea questa besciamella di base, 250 ml di latte intero. Una volta ottenuta una besciamella corposa, ma ancora fluida, trasferitela in una ciotola capiente e lasciatela intiepidire.
Aggiungete 4 tuorli (tenete gli albumi da parte), 2 cucchiaini di estratto di vaniglia (non aroma, che è chimico) e 50 g di zucchero (ve ne serviranno 100 g in tutto).
Se non trovate l'estratto potete scaldare il latte necessario per la ricetta e aggiungervi i semi di un baccello di vaniglia, e il baccello stesso, lasciandoli in infusione prima di usarlo.

A parte, montate a neve ben ferma i 4 albumi con gli altri 50 g di zucchero fino a ottenere una meringa stabile e spumosa che unirete alla base alla vaniglia, mescolando delicatamente dal basso verso l'alto, per amalgamare i due composti senza che la meringa perda la preziosa aria che ha inglobato e che farà crescere i soufflé in cottura.

Versate il composto negli stampi che avete preparato (io verso fino a poco più in basso  della scanalatura interna), disponeteli su una teglia e infornate a 190° per 20 minuti.
Qui di seguito vi lascio una foto dei soufflé in cottura dopo 15 minuti.




I soufflé vanno serviti immediatamente perchè si sgonfiano rapidamente, il loro interno cremoso collassa, ma questo avvallamento può accogliere creme, una cucchiaiata di gelato freddo che si scioglie col calore o sciroppi golosi che si adattino ad accompagnare il profumo di vaniglia del soufflé. Io ho aggiunto dello sciroppo d'acero e l'ho trovato molto buono.






NOTA: Se volete potete provare ad aumentare leggermente la dose di farina e fare qualche esperimento per ottenere una maggiore stabilità o una diversa consistenza e trovare il soufllé perfetto per voi.


Valentina del blog "La Ricetta che Vale" propone un giveaway in cui chiede 
di proporre una ricetta che vale la pena provare almeno una volta e anche se il soufflé 
non è il mio dolce preferito in assoluto, credo che meriti di essere provato, quindi eccolo.


martedì 12 febbraio 2013

Oeufs en Cocotte

Pensate mai alle uova? Detta così sembro disturbata, lo so, ma dico sul serio.
Si tratta di un ingrediente straordinario senza il quale non esisterebbero tante preparazioni a cui siamo abituati. Niente frittate, soufflé, bignè, tiramisù, crema pasticcera, pasta all'uovo, quiche, pasta frolla, babà, pasta alla carbonara... un mondo tristissimo :o)
Tempo fa in TV passava una pubblicità (non ricordo di quale prodotto) in cui si vedeva 
uno chef intento a coordinare lo staff di una cucina in cui passavano piatti faraonici uno dietro l'atro diretti verso la sala. Alla fine del servizio si vede lo chef, rimasto solo, con una
padellino in mano. Si siede finalmente per cenare anche lui e lascia scivolare nel piatto un semplice uovo fritto che mangia con aria estasiata. Ecco per me, e sono convinta anche per molte di voi, l'uovo fritto (col tuorlo ancora morbido in cui intingere il pane, è ovvio)
è un piatto in grado di far impallidire molte preparazioni elaborate e pretenziose.
E voi? Qual è il piatto semplice che vi da più soddisfazione?

Questa ricetta è di quelle che nella loro semplicità stupiscono al primo boccone.
Si tratta di un uovo cotto in forno a bagnomaria in una cocotte con qualche cucchiaio di
panna, un velo (davvero un velo) di burro, sale e pepe.




Imburrate la cocotte e versate sul fondo un cucchiaio di panna. Salate e pepate leggermente, quindi rompete un uovo grande e versatelo sulla panna. Aggiungete un secondo cucchiaio di panna, aggiungete un pizzico di sale e pepe e una scaglia sottile di burro in cima.
Coprite la cocotte con carta alluminio e mettetela in una teglia con sufficiente acqua calda da arrivare a metà altezza della cocotte.
Infornate a 180° posizionando la griglia in basso e lasciate cuocere per circa 15 minuti. I tempi possono variare molto da forno a forno, quindi se volete preparare una teglia con più uova vi suggerisco di fare prima una prova per "tarare" il vostro forno.
Alla fine dovrete ottenere un uovo con l'albume cotto e il tuorlo ancora morbido.

Col primo uovo che ho preparato, ho prolungato eccessivamente la cottura tratta in inganno dal burro fuso in cima che mi sembrava albume ancora crudo (come potete vedere anche dalla prima foto). Non commettete lo stesso errore o perderete la morbidezza del tuorlo.

Vi suggerisco di accompagnare l'uovo con delle fettine di pane tostato. Io ho scelto una grossa ciabatta perchè mi piacevano queste fettine sottili e allungate. 




Qualche giorno fa durante uno dei miei giri alla ricerca di ingredienti sono entrata in un delizioso negozio dall'atmosfera incantevole, pieno di cose bellissime . Lì ho comprato quel simpatico aggeggio porta uova e ho pensato "so che è perfettamente inutile, ma rende la vita un po' più bella" ;o)

venerdì 29 giugno 2012

Oeuf à la neige (uovo alla neve)

Premesso che sono innamorata folle di Londra e che mai e poi mai la tradirò,
c'è qualcosa nella lingua francese che farebbe sembrare  anche il più volgare turpiloquio, tipico di chi si scambia simpatici epiteti urlando dai finestrini delle proprie auto all'incrocio più incasinato delle vostra città, un sonetto in endecasillabi a rima incrociata.
Non dico  che non ci sia qualcosa di provinciale in questa teoria, ma è innegabile
che anche la più semplice delle frasi pronunciata in francese assume quell'aura di
sofisticatezza... sarà il turbinio di erre mosce, sarà l'accento finale, saranno 
quelle vocali chiuse e vagamente indefinite, sarà la bocca a c*lo, ma è così.
Lo stesso vale per questa ricetta semplicissima che a sentirla nominare 
viene da esclamare molto più trivialmente "Oeuf à la neige, mica cotica!"

 Mi ero già imbattuta nella ricetta di questo dolce francese in passato, ma quando l'ho 
vista sullo splendido libro della Maison Ladurée è scattato quel click del "devo farlo!". Solo che, come spesso accade, il click non è stato sufficientemente forte da farmi 
rispettare le dosi indicate.
Lo so, lo so, non dovrei nemmeno permettermi di contemplare la più remota possibilità
di mettere in dubbio una ricetta estratta da questo libro, ma l'idea di usare tanti tuorli per la crema inglese proprio non mi piaceva. Colesterolo a parte (contenuto nei tuorli, non negli albumi) non mi piaceva l'idea del sapore e dell'odore tipici delle preparazioni 
ricche di uova e dato che già le meringhe cotte ne lasciano un forte sentore ho pensato 
fosse meglio preparare una crema più leggera (ho eliminato anche la panna).
Detto ciò, di tratta di una "meringa" cotta nel latte dolce aromatizzato alla vaniglia,
coperta da un sottile strato di caramello croccante e servita parzialmente immersa - mai sentito parlare di ile flottante? - nella crema inglese.

Ah, dimenticavo, è evidente che sono stata punita, perchè 
dal mio uovo sono usciti due tuorli!!!




Per 6 quenelle
Scegliete un uovo XL.
Montate a neve fermissima un albume (tenete da parte il tuorlo) con 20 g di zucchero fino a ottenere una meringa gonfia, bianca e spumosa che non accenni a muoversi se anche inclinate la ciotola in cui l'avete montata.
Mettete a scaldare 250 ml di latte intero fresco, 50 g di zucchero e i semi di 1/2 baccello di vaniglia in una padella dai bordi alti. Mentre si scalda mescolate per far sciogliere lo zucchero. Questo latte aromatizzato deve solo accennare a fremere, non di più.
Formate delle quenelle di "meringa" con due cucchiai e fatele scivolare delicatamente nel latte dolce. Nel giro di poco le vedrete gonfiarsi. Voltatele delicatamente e fatele cuocere su tutti i lati.
Scolatele con cura, mettetele su un piatto e lasciatele raffreddare coperte da carta forno bagnata e strizzata per preservarne l'umidità.
Trasferite il latte usato per la cottura in un pentolino. Dovete pesarlo perchè una parte sarà evaporata e dovrete aggiungere la quantità di latte necessaria a raggiungere nuovamente il peso di 250 g. In una tazza a parte sbattete il tuorlo tenuto da parte e diluitelo con un po' del latte che avete messo nel pentolino, quindi versate questa amalgama di tuorlo e latte nuovamente nel pentolino e mettetelo a cuocere a fuoco medio mescolando costantemente.
Quando il latte accenna ad inspessirsi allontanatelo dal fuoco per non rischiare che la crema si "strappi". Dovrà risultare fluida, ma vellutata, non più liquida.
Per capire se ha raggiunto la giusta consistenza tirate fuori il cucchiaio con cui state mescolando e passate un dito sul dorso (senza darvi fuoco): se la crema vela il cucchiaio e il segno che avete tracciato col dito resta nitido la crema è pronta.
Lasciatela raffreddare.
Trasferite le "meringhe" cotte su un tagliere coperto da un foglio di carta forno.
Per preparare il caramello mettete 60 g di zucchero bianco e 20 g di zucchero bruno in un pentolino dal fondo spesso e pesante, aggiungete tre cucchiai di acqua e lasciate che lo zucchero fonda senza mescolare. scuotete delicatamente il pentolino in senso rotatorio tenendolo dal manico se volete mescolare il caramello.
Fatelo caramellare fino a che non diventa di un bel colore ambrato scuro, quindi versatelo a cucchiaiate sugli albumi cotti per napparli con un velo di caramello che una volta solidificato si trasformerà in una crosticina croccante da rompere col cucchiaio.
Per servire versate la crema inglese sul fondo del piatto, staccate delicatamente la meringa dalla carta e adagiatela sulla crema.




Con questa ricetta dolce partecipo a

venerdì 1 giugno 2012

Soufflé ai Carciofi per "Un Sano Appetito"

Qualcuno di voi ricorderà questo post, ma oggi ho raggiunto nuovi picchi di follia
nella sindrome di affanno da scatto fotografico. I soufflè sono perfide creature:
ti tentano col piacere di affondare il cucchiaio sotto la superficie dorata per 
assaporare un soffice boccone profumato, ma in cambio pretendono che tu ti muova
rapido come un ninja nella notte. Già servirli a tavola roventi, dritti dritti dal forno
incandescente, richiede una certa dose di coordinazione e sangue freddo, ma
cercare di sfornarli senza bruciarsi, portarli rapidamente sotto la luce migliore,
sistemarli nel modo opportuno e fotografarli è una mission impossible!
Inoltre o ottieni qualcosa di decoroso nei primi scatti o ti ritrovi a fotografare 
una frittella... io mi ritengo piuttosto soddisfatta del mio scatto :o)
quindi, come avevo annunciato, eccola qui la mia ricetta per il contest 
"Carciofando" indetto dal blog "Cupcakesdelirio".

La base della ricetta è tratta dal libro "Un sano appetito" di Gordon Ramsay,
con piccole variazioni dato che l'originale prevedeva spinaci e formaggio di capra.
E' un'ottima ricetta - ma non devo certo essere io a tessere le lodi di uno degli chef più famosi al mondo - dal risultato finale morbido e umido e potete adattarla a qualunque
 tipo di verdura vi piaccia. Con gli spinaci otterrete una superficie più omogenea.

***

La prossima settimana finalmente potrò condividere con voi un link che svelerà 
il motivo per cui sono stata lontana dal blog ultimamente.





Per 4 persone
Scaldate il forno a 200°.
Separate i tuorli dagli albumi di 2 uova grandi.
Imburrate 4 cocottine da soufflé della capacità di 150 ml, quindi metteteli in freezer per 15 minuti e imburrateli una seconda volta.
Pulite, affettate finemente e tritate 2 carciofi, quindi saltateli in padella con un filo d'olio d'oliva,  1/2 scalogno, un piccolo spicchio d'aglio, sale, pepe e un po' d'acqua per farli appassire senza bruciare. Fate cuocere fino a che l'acqua non evapora del tutto, quindi unite 20 g di farina 00 e un pizzico di pepe di Cayenna. 
Mescolate per amalgamare la farina, quindi aggiungete poco per volta 125 ml di latte aggiungendone solo quando il precedente si è mescolato in modo omogeneo al resto degli ingredienti senza grumi. Una volta aggiunto tutto il latte lasciate sobbollire per qualche minuto mescolando fino a che il composto non si addensa somigliando a una specie di besciamella. 
Lasciate raffreddare ed aggiungete 100 g di formaggio grattugiato (scegliete quello che preferite, io ho usato del provolone), 1 cucchiaio di Parmigiano grattugiato, sale e pepe. Mescolate e incorporate anche i 2 tuorli. Lasciate riposare.
Montate a neve ferma i 2 albumi e incorporateli delicatamente al composto ai carciofi mescolando dal basso verso l'alto cercando di incorporare più aria possibile per soufflé gonfi e soffici.
Distribuite l'impasto nelle cocottine, passate la punta di un coltellino affilato lungo tutta la circonferenza di ogni soufflé e infornate per 13-15 minuti. I soufflé risulteranno gonfi e dorati. Serviteli subito.



Vi lascio anche la ricetta della frittata alla Gordon Ramsay ;o)




Con questa ricetta (i soufflé, non la frittata :o)
partecipo al contest "Carciofando"

domenica 8 aprile 2012

Il Cesto del Picnic (e passate una buona pasquetta)


Buongiorno care foodies! Conoscendovi sono certa che ciascuna di voi preparerà
tante prelibatezze da riempire le automobili che vi condurranno ai luoghi che avete
scelto per un'allegra giornata in compagnia degli amici e dei familiari 
(costringendo probabilmente i passeggeri a farsi piccoli piccoli :o).
Già immagino le classiche scene (e le chiamo classiche perchè le ho vissute molte
volte io stessa, quindi senza alcuno snobismo) del tipo "No, questo non ci entra così...
sì, sì, ma la teglia deve stare dritta... a quello fa' attenzione perchè non ci devi
appoggiare niente sopra o si schiaccia" e così via.
Io quest'anno andrò in una pineta, attrezzata per queste occasioni, con degli amici
talmente organizzati che hanno fatto la spesa e sistemato tutto (si vocifera di
una succulenta grigliata) risparmiandomi queste incombenze... ma la verità è che a 
me queste incombenze piacciono!
Lo so, ho seri problemi, ma sono anche convinta che molte di voi potrebbero
farmi compagnia in questa categoria di disturbo con tutti i meriti.
Ho colto l'occasione offerta dal contest "Oggi mangio fuori" per preparare un 
cestino con le cose che mi sarebbe piaciuto portare con me. In verità avrei aggiunto 
anche qualche altra cosa, ma il contest vincola a un massimo di tre piatti.
Non che avrei preparato chissà quali stranezze, semplicemente per me e il mio fidanzato
non esistono viaggi o gite senza una scorta di tramezzini. Li adoriamo!
Ho pensato a delle preparazioni che fossero semplici, buone anche mangiate a 
temperatura ambiente (e in ogni caso non sono mai stata una tipa da lasagne in 
mezzo ai prati o sulle spiagge) e relativamente asciutte in modo
da essere pratiche sia da trasportare (niente paturnie del tipo "in che condizioni 
arriverà?") che da mangiare anche senza piatti  e posate (Amen!)




Nel mio cesto troverete: una frittata di spaghetti (pietanza che fa spalancare gli occhi
a molti, ma che certamente nel napoletano tutti conoscono e che mi ricorda i viaggi
fatti da bambina in macchina o in treno per andare a passare le vacanze dai parenti);
una quiche di zucchine e pancetta; delle crostatine alla nutella.






Frittata di Spaghetti




Cuocete 120 g di spaghetti al dente e teneteli da parte.
Sbattete 3 uova e aggiungete 3 cucchiai di parmigiano grattugiatoun filo di latte intero, sale e pepe. Fate scivolare gli spaghetti nella mestura d'uovo e mescolate con una forchetta.
Fate scaldare un filo d'olio d'oliva in una padella antiaderente, quindi versate uova e spaghetti cercando di distribuirli in maniera omogenea piuttosto rapidamente. Fate cuocere a fuoco basso e con il coperchio. In questo modo il vapore comincerà a cuocere parzialmente la frittata anche in superficie rendendovi più facile girarla.
Quando il fondo è dorato e la superficie leggermente soda, fate scivolare la frittata, così com'è, sul coperchio, appoggiatevi la padella capovolta sopra e capovolgete velocemente (tenendo sempre ben stretti e saldi padella e coperchio). Se avete fatto tutto per bene, non vi sarà caduta nemmeno una goccia d'uovo in giro per la cucina.
Fate cuocere anche il secondo lato fino a doratura e servitela tiepida.





Quiche di Zucchine e Pancetta 
(con Brisè all'Olio d'Oliva)




Per la pasta brisè preparate un impasto unendo 500 g di farina 00, 125 g di acqua, 175 g di olio d'oliva, un buon pizzico di sale. Lasciate riposare in frigo per almeno un'ora.
Tagliate a rondelle 3 zucchine, friggetele fino a doratura e salatele, quindi mettetele da parte. 
In una scodella sbattete 4 uova, 150 ml di panna  fresca, 25 ml di latte intero, 50 g di parmigiano grattugiato, 3 pizzichi di sale, quindi aggiungete le zucchine fritte e tenete il tutto da parte.
Stendete la pasta dello spessore di circa 1 cm e usatela per rivestire una teglia di alluminio rettangolare (30x20). Versate metà composto con le zucchine - distribuendole omogeneamente - quindi aggiungete 100 g di pancetta arrotolata a fette sottili, dei dadini di asiago(quantità a piacere) e completate col resto del composto.
Infornate a 200° per almeno 30 minuti, quindi controllate cottura e doratura. Fate raffreddare prima di sformare la quiche o la pasta friabile rischierà di frantumarsi.





Crostatine alla Nutella




Per 8 crostatine
La ricetta di questa frolla risale a parecchi anni fa ed è di un'amica austriaca. Non solo si scioglie in bocca, ma basta mescolare tutto insieme e può essere stesa subito senza rompersi.
A prova di maldestro!
Mettete ad ammorbidire al microonde 100 g di burro, quindi aggiungete 80 g di zucchero, 1 uovo intero, 1 tuorlo, 300 g di farina 00, un pizzico di sale, 1 pizzico di lievito per dolci (la punta di un cucchiaino). Mescolate vigorosamente con un cucchiaio  quel tanto che basta per unire grossolanamente gli ingredienti, quindi versate il tutto su un piano e lavorate con le mani fino ad ottenere un panetto omogeneo (ci vorrà veramente poco).
Stendete l'impasto dandogli uno spessore di circa 1/2 cm, quindi ricavate dei cerchi con un coppapasta e trasferiteli negli stampi per tartellette facendo aderire bene i bordi e facendo attenzione ad eventuali bolle d'aria. Forate tutta la base delle crostatine coi rebbi di una forchetta e infornate questi "gusci" per 15 minuti a 200°.
Nel frattempo lavorate la Nutella nel barattolo con un cucchiaio per ammorbidirla.
Sfornate (non spegnete il forno) e distribuite al centro di ogni guscio una cucchiaiata abbondante di Nutella, quindi formate le strisce con la frolla avanzata e disponetele col classico motivo a rombi. Infornate per altri 10 minuti.
Procedendo in questo modo la Nutella si rassoderà abbastanza da non colare quando si morde la crostatina, ma non cristallizzerà come accadrebbe infornandola dal primo momento.




Ricette seconde classificate al contest
"Oggi mangio fuori"


giovedì 29 marzo 2012

E' Tempo di Uova... Mimosa

Ieri facendo un rapido giro al centro commerciale mi sono resa conto di quanto
poco io mi sia calata nel clima pasquale quest'anno... direi per niente!
Oggi provo a rimediare proponendovi questa ricetta facilissima che prende
il nome dall'aspetto della farcitura superiore che ricorda proprio i fiori di mimosa.
Oltre ad essere in perfetto tema pasquale, si presta ad essere servita in queste giornate 
di sole che ci ricordano che la primavera è arrivata e con essa i pranzi all'aperto
dai sapori freschi e dai colori allegri.
Nella ricetta "originale" che ho sempre mangiato, c'era una valanga di maionese.
Io ne vado matta, ma ad ogni boccone il senso di colpa mi faceva andare le
uova di traverso, quindi ho sostituito la salsa assassina con del philadelphia.
Per chi, come me, detesta profondamente i capperi, consiglio di non eliminarli
dalla ricetta, perchè alla fine nemmeno ne sentirete il gusto, ma solo
quella marcia in più che rende la crema di tonno più decisa.




Per 8 uova mimosa
Mettete a bollire 4 uova in acqua già calda. Appena comincia a sobbollire, contate 10 minuti e mettetele in acqua fredda. Non fate cuocere troppo le uova o il tuorlo cotto sarà circondato da quell'antipatico alone verdognolo.
Mentre le uova raffreddano, preparate la crema al tonno passando brevemente al minipimer 140 g di tonno sgocciolato, 120 g di philadelphia, 8 capperi sotto sale ben sciacquati e strizzati, un ciuffo di prezzemolo tritato e una macinata di pepe.
Tagliate ciascun uovo a metà per il lungo facendo attenzione a non romperlo, quindi rimuovete i rossi e metteteli in un piattino. Schiacciateli con i denti di una forchetta fino a ridurli in "briciole" e teneteli da parte.
Riempite ogni "barchetta" di albume con una generosa cucchiaiata di crema, come a ricomporre la metà d'uovo mancante, quindi cospargete con il tuorlo sbriciolato ,aiutandovi anche premendo con le dita se necessario, per ricoprire tutta la parte superiore.



martedì 17 gennaio 2012

Come preparare uova in camicia infallibili

L'uovo in camicia è una di quelle cose che ho sempre trovato 
affascinanti nella loro semplicità estetica, peccato che prepararlo nel modo
convenzionale che tutti conosciamo (ovvero formare un vortice nell'acqua calda
al centro del quale far scivolare l'uovo) fosse per me un vero incubo.
Questa dritta l'ho trovata nel ricettario del "Sacher".
In realtà avevo letto questa ricetta molto tempo fa, ma solo oggi
mi sono decisa a provare e...
HALLELUJA!!!
La soddisfazione di incidere quella bianca, soffice nuvola di albume
e vederne uscire il colore acceso e lucido del tuorlo è stata totale.




Mettete l'acqua a scaldare sul fuoco.
Rivestite l'interno di una tazza da cappuccino con la pellicola da cucina (non c'è bisogno di avere particolare cura nel far aderire la pellicola alle pareti) e ungetela bene con dell'olio di semi. Versate un uovo crudo nella tazza foderata, tirate su i bordi di pellicola in eccedenza e formate una specie di sacchetto unendo questi lembi e attorcigliandoli su se stessi.




Quando l'acqua sobbolle, adagiatevi il sacchetto (l'acqua non deve essere troppo profonda, il "ciuffo" del sacchetto deve uscire fuori) e lasciatelo cuocere per 6 minuti, quindi tiratelo fuori, immergetelo in acqua fredda e rimuovete la pellicola (verrà via facilmente).
Se siete impavidi preparate più uova per volta in un tegame largo, ma se volete tenervi sul sicuro preparatene uno o due per volta e tenetele da parte fino al momento di servirle.
Salate, pepate e abbinate a quello che preferite.

mercoledì 7 dicembre 2011

Hobo Egg (modificato)

Le uova sono il caposaldo della colazione americana e vengono servite in una varietà 
di modi: fritte, strapazzate, alla benedict e nel modo che vi presento adesso.
Col termine "Hobo Egg" (o egg-in-a-hole) si intende un uovo cotto in padella
nel foro praticato in una fetta di pane in cassetta.
Ah, un'ultima cosa. "Hobo" significa "vagabondo". Quale sia 
l'attinenza non riesco proprio ad immaginarlo. 
Si accettano ipotesi :o)




Praticate un foro al centro di una fetta di pane in cassetta, tagliato a fette spesse, aiutandovi con uno stampo per biscotti. Io trovo che il pane integrale sia perfetto (nella foto vedete del pane bianco solo perchè malauguratamente lo avevo finito).
Scaldate una padella antiaderente e ungetela leggermente con olio di semi. Mettete a tostare a fuoco basso la fetta di pane forata (mettete a tostare anche il cerchio ricavato dal pane che potrete usare dopo per intingerlo nel tuorlo se decidete di lasciarlo morbido) e quando risulta ben dorata da un lato, voltatela e rompete l'uovo nel foro. Salate e pepate.
Se volete un uovo dal bianco cotto e dal rosso morbido, cuocete sempre a fuoco basso e coprite con un coperchio.
Un'alternativa è quella di voltare delicatamente la fetta di pane con l'uovo quando si è rappreso a sufficienza sul fondo  (otterrete un uovo completamente cotto).




L'uovo viene spesso servito con la pancetta (non si sfugge). A me piace abbinare l'hobo egg a un'altra fetta di pane tostato con formaggio (scegliete voi quale) e prosciutto cotto.
E' un po' una via di mezzo fra un hobo egg ed un croque madame (a Parigi era una tentazione cui resistere ad ogni angolo di strada).
Enjoy it!

giovedì 10 novembre 2011

Mini English Breakfast

Molti storcono il naso all'idea di mangiare il salato di mattina presto. 
Io, con la mia golosità, di certo non sono fra questi :o)
Spesso, seduta al bar nelle mattine del fine settimana, mi chiedo: "ma due belle uova 
su pane integrale tostato, e magari pure imburrato, no?"
Inoltre, se ci pensate bene, quella della colazione esclusivamente dolce è più
una nostra abitudine e sono molte le nazioni in cui non è affatto così.
Mentre a Londra il mio fidanzato inzuppava un cornetto nel latte al cioccolato,
il tipo asiatico seduto alla mia destra divorava con disinvoltura tre fette di pane in 
cassetta formato maxi con uova strapazzate e fette di salmone affumicato.
Al di là della colazione, queste piccole uova di quaglia si presentano 
con un tale garbo, in questo gioco di miniature, che potete anche 
inserirle in un menù per un aperitivo o un brunch.




Con una forma tonda per biscotti ricavate dei dischetti da delle fette di pane in cassetta ai cereali. Tostate i dischi di pane a fuoco basso per asciugare tutta l'umidità e, quando li voltate per tostare il secondo lato, aggiungete delle fette sottili di emmenthal spezzettandolo (in modo da ricoprire la superficie del disco senza uscire fuori dai bordi).
Mettete il pane da parte su una graticella.
Mettete a cuocere, su una piastra antiaderente liscia, tante fette di pancetta arrotolata quanti sono i dischetti e fatele diventare croccanti e asciutte da entrambi i lati. Scolate le fette dal loro grasso, tamponatele con carta assorbente e disponetele sullo strato di emmenthal.
Fate scaldare in una padella antiaderente dell'olio di semi e friggete le uova di quaglia per pochi secondi. Dovrete stare molto attenti nel rompere il guscio perchè queste uova hanno una pellicola interna molto resistente e potete facilmente rischiare di metterci troppa forza e poi romperle. 
Assicuratevi che il tuorlo non solidifichi, condite con una macinata di pepe fresco e disponete un uovo su ogni disco di pane. Servitele calde.


NOTA: a quanto pare le uova di quaglia hanno meno colesterolo di quelle di gallina e il colesterolo che contengono è del tipo buono. Certo questo non invoglierà nessuno a farsi una frittata con queste uova, ma è sempre meglio sapere qualcosa in più, no? :o)




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