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martedì 23 aprile 2013

Bocconcini di Pollo in Salsa Teriyaki Agrodolce da ThreeF (apriamoci al mondo)

Voi che tipo di rapporto avete con i ristoranti "etnici"?
Siete fra quelli che all'arrivo di un fumante piatto di noodles si sfregano le mani o fra 
quelli che restano con un'espressione scettica e vagamente disgustata al cospetto di qualunque piatto non emani odori noti di pomodoro e basilico?
I viaggi sono una prova senza appello per stabilire il grado di flessibilità culinaria.
Diciamoci la verità, l'italiano medio in viaggio fuori dai confini nazionali, al terzo giorno senza pasta, comincia a manifestare chiari segni di squilibrio psicofisico con picchi di follia che si manifestano chiaramente, senza equivoci, nel momento in cui decide di varcare la soglia di un loschissimo ristorante italiano che di italiano ha spesso solo l'insegna.
Nel ristorante in questione l'italiano medio, in preda all'astinenza, troverà delizioso 
un piatto di spaghetti che al confronto quelli che io preparavo da piccola col didò (ve lo ricordate il didò?) avrebbero potuto meritare un posto nel menù di Cracco.
Al di là di facili stereotipi, credo davvero che il cibo dica tanto di un popolo, che sia un
mezzo di conoscenza al pari delle visite ai musei o dei luoghi storici. Vale la pena provare (di assaggio non è mai morto nessuno) e aprirsi agli altri, a un'altra vita, ad altri mondi.

***

La ricetta di oggi è una delle due che ho proposto per il numero 0 di ThreeF.
Si tratta di un piatto semplicissimo da preparare, economico e dal gusto molto 
particolare che può costituire una buona alternativa per chi, per vari motivi, si ritrova
spesso a mangiare il solito petto di pollo alla piastra che alla lunga viene un po' a noia.




Per 2 persone

Tagliate a dadini piuttosto piccoli un petto di pollo.
Tostate in un padellino antiaderente un cucchiaio di semi di sesamo fino a che non risultano dorati (attenti perchè bruciano facilmente) e teneteli da parte.
Scaldate su fuoco forte una padella con poco olio di semi di arachidi e quando è ben calda saltate i bocconcini facendoli dorare rapidamente su tutta la superficie.
Quando risultano bruniti, aggiungete direttamente in padella 50 ml di salsa teryaki, 50 ml di aceto di riso, 2 cucchiaini di zucchero e un pizzico di sale.
Mantenete il fuoco alto e saltate i bocconcini fino a che la salsa non si ridurrà inspessendosi leggermente e velando con una glassa scura e lucida il pollo. 
Servite i bocconcini ben caldi e cospargeteli con i semi di sesamo tenuti da parte.
Vi suggerisco di accompagnarli con del semplice riso basmati condito unicamente da un filo d'olio di sesamo e del coriandolo tritato.

martedì 12 febbraio 2013

Oeufs en Cocotte

Pensate mai alle uova? Detta così sembro disturbata, lo so, ma dico sul serio.
Si tratta di un ingrediente straordinario senza il quale non esisterebbero tante preparazioni a cui siamo abituati. Niente frittate, soufflé, bignè, tiramisù, crema pasticcera, pasta all'uovo, quiche, pasta frolla, babà, pasta alla carbonara... un mondo tristissimo :o)
Tempo fa in TV passava una pubblicità (non ricordo di quale prodotto) in cui si vedeva 
uno chef intento a coordinare lo staff di una cucina in cui passavano piatti faraonici uno dietro l'atro diretti verso la sala. Alla fine del servizio si vede lo chef, rimasto solo, con una
padellino in mano. Si siede finalmente per cenare anche lui e lascia scivolare nel piatto un semplice uovo fritto che mangia con aria estasiata. Ecco per me, e sono convinta anche per molte di voi, l'uovo fritto (col tuorlo ancora morbido in cui intingere il pane, è ovvio)
è un piatto in grado di far impallidire molte preparazioni elaborate e pretenziose.
E voi? Qual è il piatto semplice che vi da più soddisfazione?

Questa ricetta è di quelle che nella loro semplicità stupiscono al primo boccone.
Si tratta di un uovo cotto in forno a bagnomaria in una cocotte con qualche cucchiaio di
panna, un velo (davvero un velo) di burro, sale e pepe.




Imburrate la cocotte e versate sul fondo un cucchiaio di panna. Salate e pepate leggermente, quindi rompete un uovo grande e versatelo sulla panna. Aggiungete un secondo cucchiaio di panna, aggiungete un pizzico di sale e pepe e una scaglia sottile di burro in cima.
Coprite la cocotte con carta alluminio e mettetela in una teglia con sufficiente acqua calda da arrivare a metà altezza della cocotte.
Infornate a 180° posizionando la griglia in basso e lasciate cuocere per circa 15 minuti. I tempi possono variare molto da forno a forno, quindi se volete preparare una teglia con più uova vi suggerisco di fare prima una prova per "tarare" il vostro forno.
Alla fine dovrete ottenere un uovo con l'albume cotto e il tuorlo ancora morbido.

Col primo uovo che ho preparato, ho prolungato eccessivamente la cottura tratta in inganno dal burro fuso in cima che mi sembrava albume ancora crudo (come potete vedere anche dalla prima foto). Non commettete lo stesso errore o perderete la morbidezza del tuorlo.

Vi suggerisco di accompagnare l'uovo con delle fettine di pane tostato. Io ho scelto una grossa ciabatta perchè mi piacevano queste fettine sottili e allungate. 




Qualche giorno fa durante uno dei miei giri alla ricerca di ingredienti sono entrata in un delizioso negozio dall'atmosfera incantevole, pieno di cose bellissime . Lì ho comprato quel simpatico aggeggio porta uova e ho pensato "so che è perfettamente inutile, ma rende la vita un po' più bella" ;o)

domenica 25 novembre 2012

Carré di Agnello con Pere al Miele e Rosmarino... e salsa HP

Chissà perchè le costolette d'agnello evocano immediatamente, almeno dalle mie parti,
scenari di 'rusti e mancia, di vestiti che puzzano di fumo e di lunghe tavolate di legno occupate da commensali che le sbranano ungendosi dita, mani, faccia... pure le caviglie!
Poi le stesse costolette invece che tagliarle e cuocerle una ad una sulla griglia, le lasci
unite in un sol pezzo e le cuoci al forno e diventano uno chicosissimo carré. Mah!
Comunque siano servite, io ne vado matta. Ricordate quando vi ho raccontato che per 
buona parte della mia infanzia non ho mangiato niente? Ecco, le costolette sono state fra le
prime pietanze a entusiasmarmi e dato che da piccola non avevo la minima idea di come si chiamasse il taglio di quella prelibata carne sbruciacchiata, per farmi capire da mia mamma dicevo di volere "i lunghi" sicuramente per via dell'osso allungato.
In questa versione ve le propongo con una glassatura semplicissima fatta di salsa 
barbecue - ma attenzione, non quella specie di ketchup che spacciano per salsa barbecue,
ma l'originale salsa HP - e miele. Per chi non l'avesse mai assaggiata, questa salsa
ha un sapore vagamente dolciastro, speziato e, cosa che la rende particolare, un aroma
di affumicato che fa appunto pensare a quel gusto fumé della carne alla brace.
Ho deciso di accompagnare il carré con le pere perchè trovo che il loro sapore
dolce si sposi bene col gusto penetrante dell'agnello e perchè è frequente nelle 
cucine europee trovare la frutta nelle preparazioni di carne.

***

La salsa HP è una salsa inglese - quella che gli inglesi chiamano brown sauce - 
la cui ricetta originale si deve a Frederick Gibson Garton, un droghiere di Nottingham. 
La sigla HP deriva dalla House of Parliament (mica per niente il prestigioso palazzo è disegnato anche sulla confezione) e dal fatto che a Garton giunse voce che proprio in un ristorante lì situato, avessero cominciato a servire la sua salsa assieme alle pietanze.
In seguito Garton vendette la ricetta a Edwin Samson Moore in cambio di 150 sterline
e del pagamento di alcune fatture non saldate. Moore lanciò la salsa HP nel 1903
e da allora è divenuta diffusissima ed è stata declinata in diverse varietà.
Oggi è un classico su ogni tavola inglese e viene servita abitualmente con pancetta, 
salsicce e purè di patate, carni grigliate. Io a Londra l'ho vista mangiare anche sulle 
uova fritte per colazione e l'ho trovata già pronta sul tavolo al mio arrivo.

Se volete visitare il sito ufficiale clickate QUI.





Per un carré di 6 costolette

Fatevi preparare dal vostro macellaio di fiducia un carré d'agnello ben tagliato, con le ossa ripulite e tagliate a misura. Fatevi dare anche gli scarti, mi raccomando, che ci viene un sughetto per la pasta... mmmhhh.
In una tazzina mescolate un cucchiaio di salsa barbecue HP e 20 g di miele (scegliete pure la varietà che preferite) e usate questo "sciroppo" per glassare la carne massaggiandola. Rivestite tutti gli ossicini con della carta alluminio in modo da evitare che si anneriscano in cottura diventando sgradevoli alla vista.
Alla fine il carré deve presentarsi come vedete in foto qui in basso.




Pepate abbondantemente la carne con una macinata di pepe nero in grani e non salate la carne. Lo farete a fine cottura.
Scaldate il forno a 250° e infornate il carré in una teglia che lo contenga di misura per circa 40 minuti. 
Io ho messo il carré a cuocere poggiandolo sulle ossa e col medaglione di carne rivolto verso l'alto: in questo modo la porzione di carne a contatto col fondo della teglia è minima e tutte le parti hanno modo di abbrustolirsi in maniera omogenea.

Una volta ultimata la cottura, mettete la carne a riposare per una decina di minuti. Questa manovra è indispensabile quando preparate la carne perchè tutti i succhi che col calore della cottura si saranno concentrati al centro, si ridistribuiranno lungo tutte le fibre con questo riposo. Il risultato sarà una carne umida, che trattiene i succhi e non li perde al taglio (avete presente quando il vostro piatto resta pieno di umori fuoriusciti dalla carne?).

Nel frattempo versate in una padella 50 g di miele, gli aghi di un rametto di rosmarino e una noce di burro e fateli fondere a fuoco dolce.
Versate tutto il fondo di cottura e gli umori della carne  nella padella, aggiungete e due grosse pere William tagliate in otto parti per il verso della lunghezza. Scegliete delle pere molto dure o si disferanno in padella.
Fatele saltare a  fuoco vivace fino a che gli spicchi non risultano coperti da una glassa lucida e densa, color ambrato.
Otterrete una salsa dolce, venata del sapore dell'agnello e dell'aroma del rosmarino.

Affettate il carré e salate le singole costolette. La carne dovrà risultare rosata. Servite con le pere al miele.









Con questa ricetta partecipo al contest di 
Pensieri e Pasticci "Il Forno delle Feste"


giovedì 15 novembre 2012

La Patata Dolce: stessi ingredienti, due cotture.

Ho mangiato per la prima volta la patata dolce a Londra in una steakhouse
che la serviva come contorno in sottili bastoncini croccanti e irresistibilmente speziati.
Da quel giorno vado sempre curiosando per i banchi degli ortaggi per vedere se le trovo,
ma quasi sempre con scarsi risultati.  Riesco a procurarmela solo quando, passatemi
l'espressione molto stile "La casa nella prateria", vado in città :o)
Lì c'è un negozio che vende alimentari internazionali ed è uno di quei posti in cui 
quelli come noi potrebbero vagare per ore fra spezie, ortaggi e frutti provenienti da paesi lontani, dolci dalle sembianze e dai profumi sconosciuti, ingredienti vari provenienti 
anche dall'America o dall'Argentina. Una vera gioia per gli occhi dei foodies.

Vi propongo due ricette semplicissime con gli stessi ingredienti, ma con due diversi metodi di cottura, per gustare questo ortaggio in tutta la sua straordinaria dolcezza.

Vorrei ringraziare pubblicamente Imma di "Dolci a Go Go" per aver inserito questo
blog fra i tre consigliati nella sua rubrica di questo mese su "Più Dolci" e anche Paola di 
"Pannifricius Delicius" per avermelo fatto sapere via mail e avermi addirittura scannerizzato la pagina del giornale che io non sono riuscita a trovare in edicola :o)






La patata dolce (detta anche patata americana o batata) non è molto usata da noi, ma ho scoperto che viene coltivata in abbondanza in Puglia e in Veneto. Una volta pelata, si presenta come vedete nella foto qui sotto.
Se leggete "patate dolci" prestate comunque attenzione, perchè potrebbe anche trattarsi di quelle a polpa bianca che non sono meno buone, ma semplicemente non sono la varietà che ho usato io per queste due ricette.





Zuppa di Patate Dolci




Per la zuppa, tagliate a dadini piuttosto piccoli 300 g di patata dolce e fateli rosolare con un abbondante filo d'olio d'oliva e una noce di burro.
Aggiungete abbastanza acqua calda da coprire a pelo i dadini di patata dolce e aggiungete sale, pepe, una grattugiata di noce moscata, un ciuffo di prezzemolo tritato sottilmente e 3 spicchi d'aglio interi. Lo so, vi sembrano molti, ma la patata ha un sapore dolciastro e l'aglio serve a dare una sferzata di gusto in più. Inoltre non essendo soffritto, ma stufato assieme agli altri ingredienti, non risulterà troppo aggressivo.
Dopo una ventina di minuti i dadini saranno diventati morbidi. Frullate il tutto al minipimer per ottenere una crema densa, ma fluida. Se necessario aggiungete altro liquido (acqua, brodo, latte, scegliete voi) per regolarne la consistenza. Regolate anche il sale.
Se volete decorare il piatto come vedete nella foto qui sotto, procedete nel seguente modo: fate cadere sulla zuppa calda delle gocce di panna liquida e con uno stuzzicadenti tracciate una linea che "attraversi" ciascuna goccia, da una parte all'altra, asciugando sempre lo stuzzicadenti fra una goccia e l'altra.
Servitelo con dei crostini e se volete un tocco che contrasti con la zuppa sia per sapore che per consistenza, spargete in superficie delle striscioline di speck che avrete fatto abbrustolire, senza alcuna aggiunta di grassi, in una padella antiaderente fino a renderle croccanti.
Io avrei voluto farlo, ma il fantasma del frigo deve essere passato ;o)



Patate dolci arrosto

Queste patate, fatte arrosto danno il loro meglio, credetemi.
Tagliatele patate grossolanamente, trasferitele in una teglia di alluminio rivestita di carta da forno e conditele con olio d'oliva, sale, pepe e aglio in polvere. Prendete degli spicchi d'aglio e schiacciateli leggermente, senza privarli della buccia, poggiandovi sopra, di piatto, la lama di un coltello e facendo pressione col palmo della mano fino a sentire un "crack", segno che lo spicchio si è leggermente aperto.
In questo modo in cottura gli spicchi d'aglio diventeranno letteralmente caramellati. Guardate la foto qui sotto ;o)




Disponete gli spicchi "in camicia" fra le patate condite e infornate a 220° per circa 40 minuti. Devono essere abbrustolite fuori e morbide e umide all'interno. Vedrete che profumo che uscirà dal forno.
Se non le avete mai provate e volete farvi un'idea della consistenza della polpa, guardate la foto qui in basso.





Con queste ricette partecipo a "Colors & Food: Bright Orange"



martedì 23 ottobre 2012

Teglia di Patate Hasselback e riflessioni sui cani

Ieri sono stata a una grossa fiera che si tiene dalle mie parti ogni anno in ottobre
e sono rimasta colpita dalla quantità di persone che hanno portato con sè i propri amici
a quattro zampe. Da qui ho cominciato con le mie solite riflessioni un po' strampalate.
Pur avendo avuto un cane amatissimo per 17 anni mi ritrovo sempre a 
sorprendermi quando mi fermo a pensare attentamente a cosa voglia dire avere un cane.
In effetti è talmente comune vedere uomini e cani insieme che non si riflette mai
su quanto sia particolare e curioso questo rapporto dando per scontato che si tratti
di una cosa più che normale, naturale. Come per molte cose a questo mondo, la
consuetudine ridimensiona un fenomeno affascinante, ma se ci pensiamo bene...
Non è meravigliosamente strano che due specie così diverse vivano insieme le
loro vite? Non è quasi incredibile che trovino il modo di comunicare e comprendersi?
Un cavallo che porta a spasso un porcellino d'india vi sembrerebbe così plausibile?
A volte mi piace immaginare cosa pensano i cani (sì, lo so, non ho niente da fare),
come vedono il mondo, come vedono noi, e mi viene un gran ridere.
Avete presente quando vedete un cagnolino per strada e vi avvicinate per fargli una
carezza? Appena incrocia il vostro sguardo e si accorge di essere lui il centro del vostro
interesse gli occhi si illuminano, una luce si accende, i muscoli cominciano a fremere,
le zampette si muovono sul posto in una marcetta frenetica ed è come se dicesse "Sì, sì! Stai guardando proprio me! Accarezzami, sì dai fammi le coccole, fammi le 
coccole, fammi le coccole!!!".
Chi altro nella vostra vita vi ha mai accolto al vostro rientro in casa gridando 
con entusiasmo incontenibile "Siiiiiiii!!! Che bello, che bello, sei tornato! Sono trooooppo contento che sei tornato! Non vedevo l'ora, mi sei mancato tantissimo, non potevo 
stare senza di te! Bellobellobello!!!"
Non ho più avuto un altro cane dopo il mio Lilli, ma continuo a pensare che come
ti ama il tuo amico peloso, è difficile che possa amarti qualcun altro.

***

Per chi di voi non conoscesse le patate Hasselback, si tratta semplicemente
di una ricetta svedese che prende il nome dal ristornante di Stoccolma in cui sono nate.
La ricetta prevede che delle patate vengano arrostite dopo essere state
 affettate molto sottilmente, ma senza arrivare fino al fondo col taglio, in modo tale 
da lasciare la patata "intera" e con una forma ancora riconoscibile.
La cosa deliziosa di questa ricetta è che durante la cottura in forno, le lamelle
cominciano ad assumere delle irresistibili sfumature dorate e a diventare croccanti.
Io ho pensato di prepararle in una maniera un po' alternativa riempiendo per 
intero una teglia di fette sottili aromatizzate con le mie erbette.




Per 4 persone
Pelate 4 patate piuttosto grosse e affettatele sottilmente, quindi trasferite le fette in una scodella e conditele con sale, pepeerbette e un filo abbondante d'olio d'oliva.
Breve parentesi: le erbe che ho usato io sono rosmarino, timo limone e origano fresco, ma voi potete scegliere il mix di profumi che preferite o aggiungere dell'aglio (cosa che sicuramente farò la prossima volta). Qualunque erba decidiate di aggiungere, fate un trito sottile.
Mescolate le patate con le mani per fare in modo che il condimento si distribuisca uniformemente velando tutte le fette e cominciate a disporle ordinatamente nella teglia come vedete in foto.
Io, ormai lo sapete, sono piuttosto maniacale, quindi ho cercato di disporre le fette più grandi al centro della teglia per poi via via usare le fette più piccole per posizionarle alle estremità e ottenere un aspetto più armonico.
A mia discolpa però posso dire che questa disposizione è funzionale anche a ottenere una buona doratura perchè chiaramente in forno, qualunque cosa cuciniate, dorano sempre per prime le parti che sporgono di più, quindi se disponete le fette alla rinfusa il rischio (parole grosse) è che le fette più piccole non dorino se poste in mezzo a quelle più grandi e che quindi sporgono di più.
Ok, ora potete farmi ricoverare.

Per la cottura procedete così: versate 1/2 bicchiere scarso d'acqua sul fondo della teglia, copritela col carta alluminio e infornate a temperatura molto alta (io ho impostato il mio forno a gas a 7!) per circa 30 minuti. 
Trascorso questo tempo, togliete la carta e provate a inserire uno stuzzicadenti. Se penetra facilmente, le patate sono cotte, quindi non vi resta che aggiungere un filo d'olio in superficie, accendere il grill e infornare nuovamente la teglia senza coprirla con la carta affinché le lamelle diventino croccanti e dorate.




Propongo questa ricetta per



martedì 24 aprile 2012

Sushi Nero con Gamberi e Avocado

Premetto che questo è il mio primo sushi, quindi mi scuso per l'aspetto un po' sbrindellato.
Ma del resto in cucina, come per tante altre cose nella vita, "repetita iuvant".
Stavo pensando ad una ricetta per il contest di Ely "Chi non risotta in compagnia...".
Dato che è concesso utilizzare qualsiasi tipo di riso e che avevo questo riso Venere in
dispensa, mi sono inventata questo sushi nero.
Ci tengo a precisare che questa ricetta non vuole affatto essere un tutorial sul sushi
che, soprattutto per quanto riguarda la preparazione del riso, prevede tutt'altro procedimento rispetto alle indicazioni che troverete a seguire.
Ho scelto il gambero perchè dal momento che in molti non ne vogliono sapere di 
mangiare il pesce crudo credo che questa sia l'alternativa migliore come pesce cotto
da inserire nei maki. Inoltre è difficile trovare del pesce "sicuro" e trattato nel modo opportuno per poter essere consumato crudo.

Oggi voglio ringraziare Elena del blog "Le Ricette del Bosco Fatato"
e Bianca del blog "Bianca come il Latte" per il premio "Portafortuna".
Non dimenticate il contest di Bianca, mi raccomando.




Per circa 16 maki
Mettete a cuocere 200 g di riso nero in acqua salata (ma senza esagerare per non coprire il gusto del pesce e non rischiare di ottenere un sushi troppo salato dato poi andrà intinto nella salsa di soia che è molto sapida) per il tempo indicato sulla confezione tenendo presente che alla fine non andrà scolato, ma dovrà aver assorbito tutta l'acqua.
Quando è pronto spegnete il fuoco, mettete il coperchio e lasciate che i chicchi assorbano tutta l'umidità gonfiandosi.
Quando il riso sarà appena tiepido, togliete il coperchio e mescolate brevemente il riso aggiungendo un cucchiaio di aceto di riso in cui avrete fatto sciogliere un cucchiaio di zucchero, per sgranarlo un po'.

Pulite i gamberi (ve ne basteranno una dozzina di taglia media) eliminando le teste e il filamento che percorre il dorso, quindi cuoceteli al vapore il minimo indispensabile (appena la polpa è bianca, sono pronti, non un secondo di più) per preservarne gusto e consistenza e non ottenere gamberi gommosi o farinosi. Non sgusciateli prima della cottura, ma solo dopo, perchè il guscio è ricco di profumo e sapore.

Pulite l'avocado e tagliatene la polpa a striscioline.




Ora potete formare i roll. Mettete un foglio d'alga (ne serviranno due) su un canovaccio pulito e cominciate a pressarvi sopra il riso prendendolo con la punta delle dita e cercando di formare uno strato omogeneo, ma sottile. Ricordate di lasciare libero un margine del foglio d'alga, che farà da chiusura. Disponete in fila sul riso gli ingredienti che volete (io ho messo gamberi e avocado, ma non c'è davvero limite a quello che si può aggiungere) e cominciate ad arrotolare dal lato rivolto a voi verso quello col margine libero. 
Premete bene con le mani mentre arrotolate per avere dei roll ben compattati che resistano al taglio.
Scegliete un coltello affilato e tagliate dei maki dello spessore di un dito.
Disponeteli mano a mano nel piatto da portata e accompagnateli con salsa di soia e wasabi da diluire nella salsa per dare un tocco piccante e pungente.


Date un'occhiata al video per farvi un'idea precisa di come procedere



Con questa ricetta partecipo al contest "Chi non risotta in compagnia..."

giovedì 5 aprile 2012

Noodles di Riso con Gamberi, Funghi Neri e Verdure

Non so i vostri amici, ma i miei piuttosto che andare a mangiare "etnico" 
(che brutto termine) si rotolerebbero  completamente nudi in un campo di ortiche.
Se poi si tratta di un ristorante cinese, non ne parliamo nemmeno.
Negli anni mi sono rassegnata all'idea di dovermeli preparare da sola questi noodles.
Stabilirne l'esatta provenienza è difficile (almeno per me) perchè la cucina asiatica
è ricca di piatti a base di noodles che si differenziano fra loro per una varietà di 
ingredienti e preparazioni (saltati al wok, in brodo, piastrati, freddi in insalata).
Quelli che vi propongo io sono piuttosto asciutti perchè i miei preferiti sono quelli
che poi vengono serviti su una piastra rovente e si abbrustoliscono leggermente
sul fondo, cosa che non sarebbe possibile con dei noodles dalla salsa fluida.
Per quanto riguarda il gusto, si sente il sapore salato della salsa di soia, il piccante 
del peperoncino (leggero per me, ma voi regolatevi secondo il vostro palato) 
e il dolciastro dello zucchero, ma se preferite un gusto più agrodolce, che in effetti è 
molto diffuso nella cucina thai, potete aggiungere anche un po' di succo di lime.
In questa ricetta ho aggiunto i fungi neri che non mangiavo da diversi anni e che
sono riuscita a trovare nella mia ultima visita al negozio di alimentari internazionali
dove di tanto in tanto vado a deliziarmi gli occhi (un po' meno gioia per le tasche).
La cosa che mi piace di più di questi strani funghi dall'aspetto arricciato simile a
un'alga è senza dubbio la consistenza callosa sotto i denti.
So che ci sono diversi ingredienti che non è facile trovare, ma ho fornito
delle alternative che non rovineranno il gusto (ad eccezione dei funghi neri
che davvero non credo possano essere sostituiti, ma che non sono indispensabili).

Con questo post ringrazio con affetto Ely e Debby del blog "Cocco e Cannella"
per avermi inserita nella loro lista "Cake Blog di Qualità". Andatele a trovare.




Per 2 persone
Mettete a bagno in acqua tiepida i funghi neri secchi (quantità a piacere).
Pulite e sgusciate 200 g di gamberetti rosa.
Mettete a bagno 125 g di noodles di riso.
Tritate e tenete da parte un abbondante ciuffo di coriandolo (se non lo trovate usate del prezzemolo).
Tagliate a fette sottili uno scalogno (se non lo avete 1/2 cipolla e un piccolo spicchio d'aglio tritato). Pelate e tagliate a julienne sottile una grossa carota. Tagliate a metà. per il lungo, una zucchina, privatela della parte interna coi semi e tritate anch'essa a julienne.
Fate scaldare un abbondante filo di olio di semi in padella antiaderente (se non avete un wok) e con scaldare intendo che deve essere rovente :o)
Saltare le verdure in padella per non più di due minuti perchè devono rimanere al dente, salatele, quindi aggiungete 2 cucchiai di salsa sukiyaki (se non la trovate non fatevene un cruccio, la salsa di soia basterà), una spruzzata abbondante di salsa di soia, un cucchiaio di zucchero e una macinata di peperoncino (se lo preferite fresco va benissimo e anche il colore ravviverà il tutto).
Se la padella è ben calda sentirete subito sfrigolare le salse. E' questo il momento di aggiungere i gamberi, che devono cuocere il meno possibile per rimanere morbidi, i funghi e i noodles ammorbiditi. Saltateti senza girare troppo con le posate per non spezzarli e aggiungete un po' d'acqua dei funghi se vi sembra necessario (ma ricordate che non si tratta di una pasta all'italiana che necessita di un sugo cremoso).
Cospargete col coriandolo/prezzemolo che avete tritato e gustateli ancora fumanti.
Se vi piace l'idea di mangiarli piastrati, fate intiepidire i noodles preparati e scaldate una piastra antiaderente a superficie liscia. Quando la superficie sarà rovente, versatevi i noodles, aspettate un minuto scarso e spegnete il fuoco, quindi servite.



domenica 4 marzo 2012

Blinis con Farina Integrale al Salmone

Non so voi, ma la parte che più mi tenta e mi entusiasma dei pranzi 
interminabili che si preparano per matrimoni o feste che di certo non hanno la 
stessa importanza di un matrimonio, ma vengono celebrate, poco sobriamente,
come se lo fossero (e che fai, non le inviti tre-quattrocento persone a festeggiare 
tuo figlio che ha perso il primo dentino?) è, senza dubbio alcuno, quella dell'aperitivo.
Distese interminabili di piccole prelibatezze da mangiare in un boccone, 
massimo due, mini opere d'arte con colori e composizioni più o meno fantasiose,
con accostamenti di ingredienti più o meno arditi.
Io mi rimpinzerei solo di questi bocconcini ed in effetti una volta l'ho fatto, con la prevedibilissima conseguenza che una volta seduta a tavola non avevo
il minimo interesse per i piatti che mi passavano davanti e che rifiutavo cortesemente.
E che vuoi rispondere al premurosissimo cameriere che la prima volta resta deluso
manco l'avesse preparate lui le lasagne con dentice e zucchine, la seconda volta ti chiede 
"si sente bene?" e la terza ti guarda con gli occhioni preoccupati e ti fa
"ma se vuole posso portarle il menù dei bambini. 
Pasta col pomodoro, cotoletta e patatine?".
Che gli dici, che ti sei spazzolata 3/4 del buffet dell'aperitivo da sola guardando 
malissimo quello che accanto a te s'è mangiato l'ultimo blinis che 
ti sei degnata di lasciare, ma che in realtà meditavi di fare fuori?
A volte vale la pena farseli in casa in gran quantità 
e goderseli senza tutte queste avversità!

I blinis sono delle "focaccine" tipiche della cucina russa. Solitamente sono usate per accompagnare salmone, caviale e panna acida, ma voi potete affidarvi alla vostra fantasia e tentare nuovi abbinamenti. 
Io sono andata sul classico: la consistenza del salmone affumicato, la freschezza del formaggio cremoso e la piacevole sorpresa delle uova che scoppiano in bocca come piccole bollicine se premute contro il palato, liberando un forte aroma.

Un ringraziamento particolare al blog "Doc Photo Cook"
per avermi inserito nella lista "Versatile Blogger"




Lavorate insieme 125 g di farina 00, 25 g di farina integrale, 200 ml di latte intero, 35 g di burro fuso, 2 g di lievito di birra secco, 1 tuorlo (tenete da parte l'albume), sale e pepe. Eliminate completamente di grumi e lasciate riposare una decina di minuti.
Montate a neve ben ferma l'albume tenuto da parte ed aggiungetelo, mescolando dal basso verso l'alto per non smontarlo, all'impasto iniziale.
Versate l'impasto a cucchiaiate su una piastra antiaderente liscia, unta di burro, dando una forma il più regolare possibile. Appena i blinis sono dorati sul fondo, voltateli e completate la cottura.
Farciteli con salmone affumicato, 200 g di formaggio cremoso a piacere e uova di salmone.
Come vedete in foto a me piace servire dei blinis di piccole dimensioni. Con questa ricetta dovreste ottenerne circa una ventina. Se trovate l'aneto (o finocchietto) usatelo per guarnire, è senza dubbio un tocco in più sia per l'estetica che per il sapore. Se volete, preparate le focaccine in anticipo, tenetele ben chiuse nella pellicola e guarnitele poco prima di servirle.

martedì 28 febbraio 2012

Rösti di Patate Alternativo (e consolatorio)

Per qualche breve istante ci siamo più o meno consapevolmente illusi:
"E' arrivata la primavera! "
Vi dico solo che in questo momento dalla mia finestra filtra una 
strana luce grigia quasi lunare che manco alle sei e mezza del pomeriggio.
Aspetta un po', sento un suono.... Aaaaaaaaaahhh piove puuuuure!
Guardate le foto che ho scattato nei giorni scorsi e giudicate voi.
Proviamo a consolarci con una nuova ricetta molto semplice,
ma anche molto gustosa. Forse è meglio.
Ho già presentato qui sul blog la ricetta del rosti classico a base di sole patate,
ma oggi vi propongo un rosti alternativo che trovo esteticamente più invitante
con le patate a fettine anziché grattugiare e con speck e formaggio 
che fanno capolino fra i bordi frastagliati.
(sto per postare... nel frattempo si sono scatenati anche i fulmini)




Pelate e affettate 2 grosse patate a fette molto sottili senza lavarle sotto l'acqua per non perdere l'amido che aiuterà a fare da legante.
Ungete una padella antiaderente con un filo d'olio d'oliva e disponete metà delle fette di patata, l'una leggermente sovrapposta all'altra, a rivestire il fondo. Condite con sale e pepe.  
Distribuite su questo primo strato qualche fetta di formaggio del tipo Asiago o Fontina e dello speck a fette tagliato molto grossolanamente al coltello. Terminate disponendo in superficie la restante metà delle patate così come avete fatto per il fondo, quindi salate e pepate.
Accendete il fuoco a media temperatura per fare in modo che si formi una crosticina dorata sul fondo, ma non troppo velocemente o lo strato di patate, per quanto sottile, non avrà il tempo di cuocere. Coprite con un coperchio, così il vapore aiuterà la cottura e farà fondere il formaggio nello strato centrale.
Dopo circa 5-10 minuti cominciate ad insinuare una paletta di legno sotto al rösti lungo tutti i bordi, spingendovi ogni volta un po' più verso il centro e facendo sempre attenzione a non romperlo. Quando agitando leggermente la padella lo vedrete muoversi potrete girarlo.
Fatelo scivolare sul coperchio in modo che il lato crudo continui a restare in superficie, quindi appoggiateci sopra la padella capovolta a mo' di coperchio e con un gesto deciso ruotate il tutto in modo che il lato crudo finisca sul fondo della padella per proseguire la cottura. Lasciate cuocere altri 5 minuti, tenendo sempre coperto, o cmq fino a che non siete soddisfatti della doratura.
Lasciate intiepidire prima di tagliare.




martedì 31 gennaio 2012

Rösti di Patate

Molti di voi già la conosceranno, ma per quelli che invece non ne hanno mai 
sentito parlare questa è una di quelle ricette semplici e piuttosto veloci 
che possono salvarvi in qualunque momento visto che basta avere delle patate. 
L'unica cosa che serve è un pizzico di manualità.

Il rösti è una sorta di tortino (passatemi il termine) della cucina svizzera che 
si presenta a prima vista come una frittata di patate, ma che in realtà
non necessita assolutamente di uovo e che in definitiva può essere considerato light
nella sua versione base visto che serve solo un filo d'olio per ungere la padella.
Può essere arricchito con le erbe che preferite, la cipolla, la pancetta... 
come sapete non mi piace che si pongano limiti alla fantasia in cucina ;o).
Io vi presento la versione più semplice che potete preparare, con solo le patate
e le erbe aromatiche.

Se siete interessati ad una versione alternativa clickate qui.




Pelate le patate e, aiutandovi con una macchina tritatutto o con una mandolina, riducetele a julienne, quindi trasferite il tutto in una scodella senza sciacquare perchè l'amido aiuterà a legare il tortino.
Condite le patate crude con le erbe che preferite (io ho messo origano e rosmarino), sale e pepe macinato fresco mescolando con le mani.
Considerando che è la padella stessa a dare la forma al rösti, regolatevi ad occhio con le quantità e tenete presente che alla fine dovrà essere spesso circa 2 cm. Se volete farvi un'idea, io ho usato due patate grandi per ottenere un rösti poco più piccolo di un piatto piano.
Ungete una padella antiaderente con un filo d'olio (scegliete voi se d'oliva o di semi) e fatela scaldare a fuoco medio, quindi versate le patate condite tutte in una volta e col dorso di un cucchiaio di legno distribuitele in modo omogeneo premendo lungo i bordi e appiattendo il tutto (non mescolate). Abbassate il fuoco e coprite con un coperchio in modo che il vapore che si forma nella padella permetta al rösti di cuocere anche all'interno. 
Dopo circa 5 minuti dovrete voltarlo. Per prima cosa cominciate ad insinuare il cucchiaio di legno sotto il rösti lungo i bordi e vedrete che dopo poco, agitando la padella, si muoverà (se così non fosse insinuate il cucchiaio mano a mano più verso il centro, ma facendo attenzione a non romperlo). 
Fatelo scivolare sul coperchio in modo che il lato crudo continui a restare in superficie, quindi appoggiateci sopra la padella capovolta a mo' di coperchio e con un gesto deciso ruotate il tutto in modo che il lato crudo finisca sul fondo della padella per proseguire la cottura. Lasciate cuocere altri 5 minuti, tenendo sempre coperto, o cmq fino a che non siete soddisfatti della doratura.
Lasciate intiepidire prima di tagliare.



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