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giovedì 13 dicembre 2012

Rotolo di Tacchino e Castagne Dolci con Finferli. Come passa il tempo.

Oggi voglio ripubblicare un post dell'anno scorso. L'ho ripescato girando per il blog e
quando l'ho visto mi è sembrato fosse passato un secolo, non un anno. Guardando la foto ricordo esattamente i momenti in cui allestivo la tavola, la mia vecchia casa, la vecchia cucina piccola e quasi senza luce dopo l'ora di pranzo, la vecchia macchina fotografica.
Poi a dicembre scorso un trasloco, una casa luminosa, una cucina spaziosissima 
e una nuova macchina fotografica (regalo del fidanzato).  Da poco dopo quei giorni, non avrei più scattato una foto con luce artificiale come quella che vedete in questo post.

Sono sempre più convinta che il blog sia per molte di noi un vero e proprio diario e
che ad ogni post possiamo associare luoghi, volti, stati d'animo, esperienze belle e brutte.
Guardi una foto e il tempo che passa ti colpisce tutto d'un colpo. Non riesco a immaginare cosa possano provare altre blogger nel guardare ricette pubblicate magari tre anni fa. 

 Era fine novembre, il blog era appena nato e il Natale si avvicinava, quindi questa fu la mia proposta per la tavola delle feste.

***

Questo è un piatto perfetto per le feste, se non si vuole preparare un più impegnativo tacchino al forno che richiede tempi lunghi di cottura e una continua attenzione.
Il ripieno è deliziosamente dolciastro e assieme alle castagne lessate contiene anche qualche marron glacè che esalta questa caratteristica che ben si sposa col 
sapore vagamente terroso dei funghi.




Per 8 persone
Fatevi preparare dal macellaio di fiducia un petto di tacchino da 800 g specificando che dovete usarlo per realizzare un rotolo.

Passate al mixer 165 g di pan carrè e mettetelo in una padella antiaderente ad asciugare a fuoco basso mescolando senza farlo abbrustolire, ma solo dorare.
Mettete il pane da parte in una ciotola e nella padella che avete usato rosolate 1 carota, 1 gambo di sedano e 1 cipolla tritati piuttosto finemente. Aggiungete una buona grattugiata di noce moscata fresca, 3 foglie di salvia e un abbondante ciuffo di prezzemolo tritati. Salate le verdure ed unitele al pane.
Tritate grossolanamente al coltello 100 g di castagne lessate e private della pelle (in vendita potete trovarne anche di già pronte) e 4 marron glacè, poi tritate più finemente una manciata di pinoli ed una di uvetta.
Unite il tutto al pane, aggiungete anche 4 cucchiai di parmigiano grattugiato e mescolate affinchè tutti gli ingredienti si distribuiscano uniformemente nel ripieno. Assaggiate e aggiustate di sale e pepe se necessario.

Stendete sul piano da lavoro il tacchino, conditelo con sale e pepe e copritelo interamente di fette di pancetta tesa (circa 150 g). In questo modo il grasso si scioglierà in cottura, evitando che il tacchino risulti troppo asciutto.
Distribuite il ripieno e arrotolate ben stretto il tacchino, quindi legatelo con lo spago.
Mettetelo a rosolare in un tegame con un abbondante filo d'olio d'oliva, 4 cucchiai di burro e 2 carote, 2 gambi di sedano e 2 cipolla tritati finemente. Fate dorare tutta la superficie del rotolo, quindi aggiungete acqua calda quasi fino a metà, coprite e lasciate cuocere per un'ora e mezza a fuoco medio.
Di tanto in tanto controllate il livello del liquido e aggiungete, se necessario, altra acqua.
Terminate la cottura con poco liquido (che sarà diventato scuro e pieno di sapori) nel tegame per una decina di minuti e mettete da parte il tacchino.

Col fondo è opportuno preparare una salsa d'accompagnamento per irrorare le fette di tacchino.
Aggiungete al fondo di cottura un bicchierino di brandy e fate evaporare tutto l'alcol (annusando i vapori non dovete percepirne il minimo sentore), quindi trasferitelo in un pentolino e passatelo al minipimer. Se avete ottenuto una salsa troppo concentrata allungate con dell'acqua fino ad ottenere una consistenza che vi soddisfa. 
Fate cuocere qualche minuto la salsa per farle riacquistare un colore più gradevole (passandola al minipimer è sicuramente diventata chiara) e aggiustate di sale e pepe.

Saltate i finferli in padella ben calda con un filo d'olio d'oliva e uno spicchio d'aglio tagliato a metà. Fateli dorare a fiamma viva, quindi aggiungete sale, pepe e prezzemolo tritato. Non avete bisogno di aggiungere altro, il loro gusto è sufficiente e non bisogna strafare solo perchè è Natale :o).

Se volete scaldare il rotolo prima di servirlo, senza farlo asciugare, potete avvolgerlo ben stretto in 2 strati di pellicola chiudendo le estremità a mo' di caramella e legandole con lo spago. In questo modo potete metterlo a bagno in acqua bollente (anche sul fuoco) e tenerlo caldo e umido.

domenica 25 novembre 2012

Carré di Agnello con Pere al Miele e Rosmarino... e salsa HP

Chissà perchè le costolette d'agnello evocano immediatamente, almeno dalle mie parti,
scenari di 'rusti e mancia, di vestiti che puzzano di fumo e di lunghe tavolate di legno occupate da commensali che le sbranano ungendosi dita, mani, faccia... pure le caviglie!
Poi le stesse costolette invece che tagliarle e cuocerle una ad una sulla griglia, le lasci
unite in un sol pezzo e le cuoci al forno e diventano uno chicosissimo carré. Mah!
Comunque siano servite, io ne vado matta. Ricordate quando vi ho raccontato che per 
buona parte della mia infanzia non ho mangiato niente? Ecco, le costolette sono state fra le
prime pietanze a entusiasmarmi e dato che da piccola non avevo la minima idea di come si chiamasse il taglio di quella prelibata carne sbruciacchiata, per farmi capire da mia mamma dicevo di volere "i lunghi" sicuramente per via dell'osso allungato.
In questa versione ve le propongo con una glassatura semplicissima fatta di salsa 
barbecue - ma attenzione, non quella specie di ketchup che spacciano per salsa barbecue,
ma l'originale salsa HP - e miele. Per chi non l'avesse mai assaggiata, questa salsa
ha un sapore vagamente dolciastro, speziato e, cosa che la rende particolare, un aroma
di affumicato che fa appunto pensare a quel gusto fumé della carne alla brace.
Ho deciso di accompagnare il carré con le pere perchè trovo che il loro sapore
dolce si sposi bene col gusto penetrante dell'agnello e perchè è frequente nelle 
cucine europee trovare la frutta nelle preparazioni di carne.

***

La salsa HP è una salsa inglese - quella che gli inglesi chiamano brown sauce - 
la cui ricetta originale si deve a Frederick Gibson Garton, un droghiere di Nottingham. 
La sigla HP deriva dalla House of Parliament (mica per niente il prestigioso palazzo è disegnato anche sulla confezione) e dal fatto che a Garton giunse voce che proprio in un ristorante lì situato, avessero cominciato a servire la sua salsa assieme alle pietanze.
In seguito Garton vendette la ricetta a Edwin Samson Moore in cambio di 150 sterline
e del pagamento di alcune fatture non saldate. Moore lanciò la salsa HP nel 1903
e da allora è divenuta diffusissima ed è stata declinata in diverse varietà.
Oggi è un classico su ogni tavola inglese e viene servita abitualmente con pancetta, 
salsicce e purè di patate, carni grigliate. Io a Londra l'ho vista mangiare anche sulle 
uova fritte per colazione e l'ho trovata già pronta sul tavolo al mio arrivo.

Se volete visitare il sito ufficiale clickate QUI.





Per un carré di 6 costolette

Fatevi preparare dal vostro macellaio di fiducia un carré d'agnello ben tagliato, con le ossa ripulite e tagliate a misura. Fatevi dare anche gli scarti, mi raccomando, che ci viene un sughetto per la pasta... mmmhhh.
In una tazzina mescolate un cucchiaio di salsa barbecue HP e 20 g di miele (scegliete pure la varietà che preferite) e usate questo "sciroppo" per glassare la carne massaggiandola. Rivestite tutti gli ossicini con della carta alluminio in modo da evitare che si anneriscano in cottura diventando sgradevoli alla vista.
Alla fine il carré deve presentarsi come vedete in foto qui in basso.




Pepate abbondantemente la carne con una macinata di pepe nero in grani e non salate la carne. Lo farete a fine cottura.
Scaldate il forno a 250° e infornate il carré in una teglia che lo contenga di misura per circa 40 minuti. 
Io ho messo il carré a cuocere poggiandolo sulle ossa e col medaglione di carne rivolto verso l'alto: in questo modo la porzione di carne a contatto col fondo della teglia è minima e tutte le parti hanno modo di abbrustolirsi in maniera omogenea.

Una volta ultimata la cottura, mettete la carne a riposare per una decina di minuti. Questa manovra è indispensabile quando preparate la carne perchè tutti i succhi che col calore della cottura si saranno concentrati al centro, si ridistribuiranno lungo tutte le fibre con questo riposo. Il risultato sarà una carne umida, che trattiene i succhi e non li perde al taglio (avete presente quando il vostro piatto resta pieno di umori fuoriusciti dalla carne?).

Nel frattempo versate in una padella 50 g di miele, gli aghi di un rametto di rosmarino e una noce di burro e fateli fondere a fuoco dolce.
Versate tutto il fondo di cottura e gli umori della carne  nella padella, aggiungete e due grosse pere William tagliate in otto parti per il verso della lunghezza. Scegliete delle pere molto dure o si disferanno in padella.
Fatele saltare a  fuoco vivace fino a che gli spicchi non risultano coperti da una glassa lucida e densa, color ambrato.
Otterrete una salsa dolce, venata del sapore dell'agnello e dell'aroma del rosmarino.

Affettate il carré e salate le singole costolette. La carne dovrà risultare rosata. Servite con le pere al miele.









Con questa ricetta partecipo al contest di 
Pensieri e Pasticci "Il Forno delle Feste"


mercoledì 11 aprile 2012

Salmone al Vapore con Crema alla Rapa Rossa e Asparagi Bianchi su Olio d'Oliva Maculato

Avete passato una buona pasquetta?
Io ho trascorso una bella giornata ospite di un ragazzo che non conoscevo
(ebbene sì, oggi io e il mio fidanzato siamo stati imbucati da amici), ma che è stato
veramente gentile e ospitale e ci ha deliziati con sarde e calamari alla griglia, 
un delizioso pollo al forno speziato con paprika e curry e cotto nella birra
(talmente delizioso che una volta svuotata la teglia, tutti si sono affrettati ad
aggiudicarsi un posto attorno al tavolo per fare la scarpetta nel fondo di cottura),
una grigliata di salsiccia di vari tipi e puntine di maiale.
Per concludere, tre enormi vassoi di mignon assortiti da gustare, ormai satolli, 
al tiepido sole di questo Aprile un po' pazzerello, ma che ci ha comunque regalato
questa allegra giornata in cui poter pensare che se un estraneo ti accoglie così in 
casa sua, allora il mondo forse non è andato completamente a rotoli.
Grazie :o)

Veniamo alle nostre consuete questioni culinarie.
Solitamente i miei piatti non hanno un nome così lungo e pretenzioso, ma in questa
ricetta, pensata appositamente per il contest "Colors & Food, what else?", che questo
mese chiede di cimentarsi col rosa, ogni componente meritava di essere menzionata.
Appena ho letto che il tema era il rosa ho pensato subito alle fragole, alle cupcakes dai
colori pastello, ai frutti di bosco... ma così non c'era gusto, il piatto doveva essere salato!
Mi è venuto in mente il salmone che ha per natura un colore rosa chiaro.
Salmone e asparagi è un classico abbinamento, non ho inventato niente di nuovo,
ma se il tutto si vestisse di rosa per un'occasione speciale?
Ho usato la rapa come colorante naturale (ma anche per insaporire la salsa) e sfido chiunque d'ora in poi ad usare il detto "non si cava sangue da una rapa"
 (guardate le foto e capirete... il rischio è di avere una cucina alla "Dexter").
Ho scelto gli asparagi bianchi giovedì pomeriggio dopo essere rimasta folgorata dalle venature in varie sfumature di rosa che li percorrevano vicino alle punte.
Per l'olio maculato, nato in maniera del tutto fortuita come tante cose interessanti
a questo mondo, leggete la ricetta ;o)

Devo ringraziare Benedetta del blog "Fashion Flavors" 
per il bellissimo premio che ho ricevuto. Un cofanetto veramente delizioso
(e al più presto mi inventerò qualcosa e ve lo mostrerò ;o).

Volevo ringraziare anche Marilena del blog "La Dolcezza nel Cuore" 
per aver inserito "Ritroviamoci in Cucina" nella sua lista "Cake Blog di Qualità".




Per 2 persone
Per prima cosa tagliate agli asparagi bianchi le parti terminali del gambo (quelle più legnose). 




Mettete a bollire in un padella poca acqua salata, immergetevi gli asparagi e colorate l'acqua col succo delle rape rosse fino a che non si tinge di un rosso intenso (c'è un che di biblico in questa manovra).
Spegnete quando gli asparagi sono ancora al dente e lasciateli riposare senza eliminare l'acqua. In questo modo il rosso penetrerà nelle fibre degli asparagi colorandoli leggermente.

Per preparare la salsa fate appassire in un padellino 1/4 di cipolla ramata in un cucchiaio di burro e un filo d'olio d'oliva. Aggiungete 50 ml di panna da cucina e insaporite con sale e pepe. Fate cuocere due minuti, quindi trasferite in una tazza e passate al minipimer aggiungendo un po' di rapa rossa a dadini fino ad ottenere la gradazione di colore che vi piace (ne basterà veramente pochissima per questa dose, quindi non esagerate perchè ad aggiungere si fa sempre in tempo, a togliere no ;o).

Cuocete i tranci di salmone a vapore (io li ho divisi in due eliminando la parte scura centrale, ma se preferite potete servirli interi) senza esagerare o diventeranno stopposi, quindi salateli e teneteli in caldo.

Ora potete passare a comporre il piatto. Scolate gli asparagi dall'acqua colorata e metteteli in un piatto, quindi irrorateli con abbondante olio d'oliva (e intendo proprio abbondante). 
A questo punto, alzandoli dal piatto, mi sono accorta che l'umore colato dagli asparagi , non essendo solubile in olio, lo punteggiava con delle macchie rosa che mi hanno conquistata. Ho fatto colare l'olio nel piatto da portata per usarlo come base.





Non esagerate con l'olio, deve essere la quantità necessaria a velare il piatto, non di più.
Disponete gli asparagi, uno accanto all'altro, al centro del piatto, poggiatevi sopra il salmone ed irroratelo con la salsa senza eccedere.


Terza Classificata


mercoledì 14 marzo 2012

Tagliata di Manzo con Cime di Rapa (e Glassa di Aceto Balsamico)

Oggi vorrei riproporvi questo vecchio post che solo i veri carnivori  possono 
apprezzare pienamente a causa della cottura al sangue. Con queste giornate di sole
un piatto così vien voglia di mangiarlo in giardino (e magari appisolarsi sul dondolo :o)

***

Questa è la prima ricetta di manzo che inserisco nel blog ed è curioso 
visto che io adoro la carne e sono abbastanza disinteressata alla pasta 
(sono un'italiana anomala, lo so).
Questa pietanza è molto semplice, ma, con le opportune accortezze adottate in cottura, incarna - mai termine fu più azzeccato - tutto ciò che un appassionato di carne può desiderare: una profumata, abbrustolita, crosta esterna e un succoso, umido interno.
Va mangiata così, al sangue!




Le dosi sono per due buone forchette
Preparate prima le cime di rapa perchè richiedono più tempo.
Pulite le cime di rapa eliminando i gambi coriacei e i fiorellini gialli. In una pentola capiente e dai bordi alti (la verdura si ridurrà moltissimo in cottura, ma all'inizio occupa un certo volume) scaldate dell'olio d'oliva e uno spicchio d'aglio tagliato a metà, quindi versatevi la verdura, facendo attenzione agli schizzi, e coprite.
Dopo qualche minuto controllate la verdura che starà cominciando ad "appassire" e giratela in modo da far arrivare sul fondo della pentola anche la verdura che è in cima. Abbassate il fuoco e fate cuocere per 15-20 minuti tenendo sempre coperto: il vapore che si forma all'interno della pentola e l'umidità persa dalla verdura aiuteranno la cottura mantenendo tutti i profumi e il gusto che perdereste facendola bollire.
Salate la verdura e tenetela in caldo.

Preparate una fetta di lombata da 400 g, tagliata dello spessore di 4 cm, incidendo in più punti lo strato spesso di adipe che percorre il bordo della carne avendo cura di non arrivare ad incidere la polpa. In questo modo la carne non si arriccerà in cottura. 
Scaldate una griglia a fuoco vivo. Per capire se la griglia è pronta avvicinate il palmo della mano alla superficie bollente. Dovete sentire un forte calore. E' importante perchè una griglia ben rovente "sigilla" immediatamente la carne formando una sorta di barriera che aiuta a mantenere tutti i succhi all'interno.
Mettete a cuocere  la carne. Non salatela perchè il sale tira fuori i succhi ed è proprio quello che dobbiamo evitare.
Cuocetela 4-5 minuti dal primo lato e voltatela. Dopo altri 4 minuti testate la cottura premendo con i polpastrelli la polpa della carne: se risulta troppo cedevole significa che dentro è ancora troppo cruda, se oppone una certa resistenza senza essere troppo dura dovreste esserci.

Mettete la carne su un tagliere e lasciatela riposare 5 minuti. Se la tagliate subito i succhi che col calore si sono raccolti al centro della carne andranno persi, se aspettate i succhi si ridistribuiranno nella fibra e la carne resterà umida.
Tagliate fettine sottili assecondando il verso della carne. Salate, pepate ed irrorate con un filo d'olio d'oliva. Disponete la carne nel piatto con le verdure e, se volete, aggiungete della glassa di aceto balsamico (io trovo che ci stia benissimo).





sabato 7 gennaio 2012

Involtini di Pesce Spada (e Patate al Vapore con Sale Nero)

Questa è una ricetta conosciutissima dalle mie parti
e di certo ogni famiglia ha la propria ricetta, ma ho pensato di proporla
per chi non la conoscesse perchè è un modo semplice, veloce e gustoso per
presentare un buon secondo di pesce.
Le patate al sale nero di contorno non vogliono essere niente di pretenzioso
(contrariamente a quanto può pensare chi già sentendo "sale nero" chissà che crede),
semplicemente mi piace questo sale che a prima vista sembra pepe :o)




 Per 4 spiedi da 5 involtini
Passate al mixer 150 g di pancarrè bianco, 5 cucchiai di parmigiano grattugiato, un abbondante ciuffo di prezzemolo, 1 spicchio d'aglio, una manciata di capperi. Lavorate il pane al mixer fino a che non diventa piuttosto fine ed omogeneo. Trasferite il tutto in una ciotola, salate, pepate ed aggiungete una generosa quantità d'olio d'oliva tenendo presente che questo sarà il condimento del pesce perchè non userete altro grasso in cottura. Aggiungete anche un filo d'acqua. 
Il pane alla fine deve presentarsi come sabbia umida, in grado di rimanere in forma se pressato con un cucchiaio, ma facile da "sgranare" con i rebbi di una forchetta.

Per quanto riguarda il pesce, la mia pescheria di fiducia lo affetta molto sottilmente al momento con un'affettatrice (come quella per salumi), ma c'è anche chi lo taglia sottile al coltello. In ogni caso affidatevi a mani esperte.
Disponete le fette di pesce spada sul piano da lavoro, salate, pepate e cospargete con abbondante pane condito. Pressate leggermente col palmo della mano e procedete ad arrotolare ciascuna fetta formando un involtino. Una volta che avete terminato, impanate tutti gli involtini anche all'esterno pressandoli nel palmo della mano (il pane umido terrà la forma alla perfezione).
Infilzate gli involtini con lo spiedo, conservateli in frigorifero (preparati con un certo anticipo sono anche più buoni, trovo che si impregnino dei profumi del pane e inoltre vuoi mettere la comodità di avere un secondo così gustoso pronto da cuocere all'ultimo minuto?) e tirateli fuori con un certo anticipo prima di procedere alla cottura.
Potete cuocerli sia su una piastra antiaderente che in forno, sono ugualmente buoni e nel secondo caso se non eccedete con la cottura rimarranno ugualmente umidi.

Cuocete le patate al vapore (io ho un cestello "pieghevole" che si adatta ad essere inserito in qualsiasi pentola, non c'è bisogno di una vaporiera) assieme ad una cipolla tagliata a fette. Quando le patate sono cotte, ma al dente, disponetele su un piatto e conditele, ancora calde, con abbondante olio d'oliva e prezzemolo. Macinate in superficie il sale nero solo dopo che avrete disposto le patate nel piatto di portata e non mescolatele più perchè sciogliendosi forma un liquido scuro che non può certo considerarsi invitante.

sabato 19 novembre 2011

Petto d'Anatra con Salsa di Prugne

Trovo che la carne d'anatra sia deliziosa, ma chissà per quale motivo è reputata una pietanza ricercata e non si prepara di frequente. Non ce n'è veramente motivo.
Io, ad esempio, ho mangiato per la prima volta l'anatra con questa salsa in un ristorantino, per niente pretenzioso, in riva al lago di Chiusi.




Per 4 persone
Mettete in un tegame 1 bicchiere di vino rosso, 1 cucchiaio di brandy, 2 cucchiai di burro, 1/2 spicchio d'aglio, 14 prugne secche denocciolate, due foglie di salvia, la buccia grattugiata di mezza arancia, sale, pepe. Cuocete a fuoco medio e fate evaporare tutto l'alcol e ridurre della metà.
Incidete superficialmente la pelle di due filetti di petto d'anatra (un petto d'anatra diviso in due, per intenderci) con un motivo a rombi.
Mettete i petti a rosolare a fuoco basso, dal lato della pelle, in una padella antiaderente. 
Affettate 2 piccole carote ed 1 gambo di sedano e aggiungetele ai petti. Salate, coprite con un coperchio e fate cuocere a fuoco basso per circa 5 minuti, quindi voltate i petti, copriteli nuovamente e cuocete per altri 5 minuti.
Mettete le verdure da parte.
Per verificare che i petti siano cotti provate a premere con un dito: devono opporre una certa resistenza, se sono troppo morbidi vuol dire che all'interno sono ancora parecchio rossi.
Togliete i petti dalla padella (conservate il grasso prodotto dalla pelle in cottura) e metteteli a riposare su un tagliere.
Versate la riduzione di vino nella padella col grasso dell'anatra e fate cuocere qualche minuto, quindi trasferite il tutto in un bicchiere per minipimer, tenendo da parte 8 prugne intere, e passate la salsa. Aggiungete un filo d'acqua per rendere la salsa della giusta consistenza e assaggiate per regolare di sale e pepe. Rimettetela sul fuoco per farle riacquistare un colore più gradevole e per scaldarla.
Affettate in senso obliquo i petti, disponete le fette nel piatto e accompagnatele con le verdure messe da parte, 2 prugne intere e la salsa.

sabato 12 novembre 2011

Ali e Cosce di Tacchino al Cognac

Chi lo dice che per un piatto dall'aspetto importante si deve spendere un capitale?
Queste parti del tacchino sono le più morbide e gustose e il loro grasso si scioglie in cottura formando, insieme al soffritto e al cognac, una salsa deliziosa che rende le patate ricche di aromi e che potrete servire come accompagnamento.




Per 4/6 persone
Tritate non troppo finemente 1 cipolla, 2 carote e 1 gambo di sedano.
Versate un generoso filo d'olio d'oliva in una teglia da forno antiaderente in cui metterete le verdure e un trito composto da un ciuffetto di basilico, 2 foglie di salvia, un rametto di rosmarino e una presa d'origano. Aggiungete ancora un grosso spicchio d'aglio tagliato a metà e 2 foglie d'alloro.
Condite, con sale e pepe, 2 ali e un fuso di tacchino ridotti in grossi pezzi e distribuiteli ben stesi nella teglia in modo che possano rosolare e insaporirsi su tutta la superficie.
Infornate a 200°.
Appena il tacchino comincia a soffriggere in modo vivace versate nella teglia 100 ml di cognac. Dopo 5 minuti aggiungete un dito d'acqua e controllate per tutta la cottura che  sul fondo vi sia dell'umido: aiuterà a tenere morbida la carne e a non far bruciare il fondo. Girate i pezzi di tacchino di tanto in tanto.
Dopo un'ora e mezza aggiungete le patate (per la quantità regolatevi secondo la golosità dei commensali) tagliate a grossi spicchi per il lungo e lasciate cuocere altri 30 minuti.
Controllate che le patate diventino dorate senza bruciare il fondo o la salsa avrà uno sgradevole retrogusto.
Sfornate, mettete da parte il tacchino e le patate (tenete in caldo nel forno spento) e versate un bicchiere d'acqua sul fondo, ancora bollente, sgrassando tutti i residui che si sono caramellati in cottura.
Trasferite il tutto in una tazza, frullate con un minipimer e allungate con dell'acqua la crema che avete ottenuto fino alla consistenza che vi sembra migliore per la salsa (se trovate che vada bene così non aggiungete nulla). 
Versate in un pentolino filtrando con un passino e cuocete mescolando per scurire la salsa (una salsa beige non è mai troppo appetibile). Assaggiate e regolate di sale.
Servitelo ben caldo e portate in tavola una bella salsiera.

lunedì 7 novembre 2011

Salmone alla piastra con Songino e Porro

Non so per quale motivo, ma quando si parla di salmone sembra venga in mente subito e soltanto quello affumicato. Eppure vi assicuro che questi trancetti sono gustosi e succosi e si adattano ad essere accompagnati in molti modi.  Io qui vi propongo questa insalatina fresca che secondo me sgrassa un po' l'oleosità del salmone.




Quelli in foto sono filetti di salmone da 125 g l'uno. Io solitamente ne servo uno se presento la pietanza come secondo piatto, due se la considero come piatto unico seguito magari da un dolce.
Scaldate una piastra liscia antiaderente a fuoco medio e mettete a cuocere i filetti. Non aggiungete alcun tipo di grasso perchè in cottura quello di cui è venato si scioglierà e sarà sufficiente. Muoveteli con cura per spostarli o per controllare la cottura in modo da non sfaldarli rovinando la presentazione finale.
Quando diventano dorati voltateli e ultimate la cottura. Abbiate cura di non esagerare col tempo di cottura per non rischiare di rendere la polpa del salmone stopposa e asciutta.
Pulite un porro eliminandone la radice e gli strati esterni, più coriacei, praticando una leggera incisione lungo tutta la lunghezza, quindi affettatelo a rondelline sottili che aggiungerete al songino.
Condite il songino (o valeriana) e i porri con olio d'oliva, sale, pepe e la buccia grattugiata di un limone.
Impiattate, versate un filo d'olio d'oliva fresco sui filetti e servite.

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