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venerdì 12 aprile 2013

Ravioloni ai Carciofi: il piacere della pasta ripiena fra tradizione e modernità

Avete mai preparato la pasta ripiena in casa? Come nel caso dei lievitati, trovo che
sia un'attività distensiva e soddisfacente che sa di tradizione e gesti antichi, di odori che
riempiono la casa, di suoni caldi e familiari come quelli di un condimento che soffrigge sul fuoco con piccoli scoppiettii, dell'acqua che bolle e... dell'assordante rumore della macchina per la pasta. Sì, è spoetizzante, non c'è dubbio, e forse preferireste immaginarmi intenta a stendere un'enorme sfoglia di pasta sottile grande quanto il tavolo da cucina, al suono degli usignoli che cinguettano fuori dal balcone (scenari alla "Biancaneve" Disney), ma io la macchina per la pasta elettrica me la sono proprio voluta comprare qualche 
anno fa e trovo sia stato un ottimo acquisto.

Io non sopporto una certa tipa che ha un programma di cucina (e vari libri all'attivo 
se è per questo) e che non fa che scartare basi pronte e spacciare preparati per budini al
cioccolato come ottime farciture per improbabili crostate simili a frisbee (la pasta per la base non la prepari tu, la farcitura non la prepari tu, che c@77o c'hai messo tu dentro sta crostata?), ma non sono nemmeno di quelle persone che se non ti sei munta la mucca in giardino e non ti sei coltivata il grano per la pasta, sei uno schifoso consumista-capitalista-fraccomodo senza etica che brucerà all'inferno per l'eternità 
pagando come penitenza il perpetuo consumo di disgustoso scatolame.

 Ci sono aiuti in cucina che ci permettono di velocizzare i tempi (per carità, le 
"resdore" emiliane preparano 300 tortellini in un battito d'occhi, posso testimoniarlo) senza compromettere la qualità del cibo che stiamo preparando, scorciatoie che 
nulla hanno a che vedere con l'incuria.




Per 4 persone
Cominciate preparando la pasta. Versate sul piano da lavoro 200 g di farina 00, praticate un "foro" al centro del mucchio di farina e lasciatevi cadere dentro 2 uova intere medie. Sbattete le uova con una forchetta e cominciate a inglobare gradualmente la farina ai bordi del foro portandola verso il centro con le uova sbattute. Quando cominciate a ottenere un composto piuttosto consistente passate a lavorare con le mani  ben infarinate fino a formare un panetto di impasto omogeneo che avvolgerete nella pellicola e lascerete riposare per 30 minuti.

La quantità di farina necessaria può variare leggermente in base alla dimensione e alla freschezza delle uova, ma in generale vi suggerisco di partire con le dosi indicate e poi aggiungere poco per volta la farina necessaria alla lavorazione fino a ottenere un panetto che risulti piuttosto duro perchè col riposo l'umidità delle uova farà si che la struttura della pasta cambi sensibilmente diventando più morbida e facile da stendere di quanto non sembri il panetto appena formato. Con un panetto già troppo morbido in partenza, prima del riposo, vi trovereste con una pasta troppo umida, che richiederebbe l'aggiunta di molta farina nella fase di stesura della sfoglia.

Per il ripieno cominciate pelando una patata da 150 g (peso da cruda), tagliatela a metà e mettetela in un piccolo tegame dal fondo spesso assieme a un filo d'olio d'oliva. Pulite 3 carciofi e metteteli nel tegame assieme alla patata, quindi fate rosolare a fuoco medio per qualche minuto, alzate il fuoco e sfumate con 50 ml di vino bianco.
Aspettate che tutta la componente alcolica del vino evapori (annusando i vapori che salgono dalla pentola non dovete sentirne la minima traccia), aggiungete 250 ml d'acqua, un piccolo spicchio d'aglio tritato, una macinata di pepe nero e lasciate cuocere col coperchio a fuoco dolce per circa una ventina di minuti (se necessario aggiungete poca acqua per volta, ma tenete presente che alla fine devono rimanere sul fondo solo due, tre cucchiai di liquido). Trascorso questo tempo provate a infilzare sia la patata che i carciofi con una forchetta: se penetra facilmente sono pronti.

Trasferite la patata in una ciotola e schiacciatela con una forchetta.
Tritate piuttosto finemente i carciofi al coltello (niente mixer o otterrete una pappa), eliminando eventuali estremità coriacee delle foglie più esterne, e uniteli alla patata. Unite anche il liquido del fondo di cottura, quindi salate il tutto (in cottura non l'avete fatto).
Aggiungete due fette di pancarré ridotte in briciole sottili, 2 cucchiai abbondanti di parmigiano grattugiato, un ciuffo di prezzemolo tritato, una macinata fresca di noce moscata.
Mescolate il tutto con la forchetta, usandola per schiacciare eventuali parti più grossolane. Il ripieno deve essere morbido, ma non troppo umido o la sfoglia che lo conterrà rischierà di bagnarsi troppo sfaldandosi nel caso in cui preparaste i ravioli in anticipo e non per cucinarli appena formati.

Prendete la pasta lasciata da parte, prelevatene un terzo lasciando avvolta nella pellicola la parte restante, appiattitelo sul piano da lavoro infarinato e passatelo nella macchina per la pasta partendo dallo spessore maggiore. 
Se la pasta vi sembra troppo umida aggiungete una spolverata di farina alla sfoglia una volta uscita dalla macchina, piegatela in due e passatela nuovamente allo stesso spessore. Proseguite così diminuendo gradualmente lo spessore, piegando ogni volta la sfoglia infarinata in due e ripassandola nella macchina.

Io ho preparato dei ravioli piuttosto grossi, quindi ricchi di ripieno, optando per uno spessore 2 (dove 1 è il più sottile e 5 il più spesso) temendo che una sfoglia troppo sottile non riuscisse a sostenere l'umidità del ripieno, ma ho fatto anche una prova con dei ravioli con pasta allo spessore 1 e il risultato è stato comunque buono, quindi potete scegliere se preferire una sfoglia più presente o più effimera a seconda dei vostri gusti.

Ho preparato i ravioli tondi sia perchè li trovo eleganti che per il fatto che in questo modo ad ogni boccone (non penserete mica di mettervi in bocca uno intero di questi dischi volanti :o) si trova la stessa quantità di pasta e di ripieno (mi devono ricoverare).
Va detto che questa forma però lascia un certo spreco di pasta, mentre i classici ravioli quadrati, tagliati con la rotella dentellata, consentono di utilizzare praticamente tutta la sfoglia senza sprechi e di lavorare molto più velocemente formano diversi ravioli contemporaneamente in pochi gesti.




Qualunque forma preferiate, stendete una striscia di pasta dello spessore che avete scelto, distribuitevi sopra l'impasto a mucchietti distanziati (io con una tasca usa e getta perchè la trovo molto più comoda e veloce, ma potete anche usare dei cucchiaini se preferite) e sovrapponete una seconda sfoglia che copra tutti i mucchietti.
A questo punto dovete fare pressione con le dita in modo da sigillare i due strati di pasta attorno al ripieno cercando di far rimanere all'interno meno aria possibile (che in cottura potrebbe far aprire i ravioli).
In ogni caso, potete praticare un forellino con uno stuzzicadenti in corrispondenza di eventuali bolle d'aria per farle uscire premendo poi leggermente con polpastrello per richiudere il foro.
Con la sfoglia che vedete in foto potete tranquillamente realizzare una doppia fila di mucchietti di impasto per dei ravioli da tagliare con la rotella dentellata.
Mano a mano che formate i ravioli disponeteli su un vassoio coperto da un canovaccio pulito e leggermente infarinato. In questo modo anche se li lascerete riposare più a lungo , perchè magari volete prepararli con un certo anticipo, non si attaccheranno.

Per la cottura il tempo è molto breve, ma tenete presente che varia in base al tempo di riposo della pasta e a quanto questa si è asciugata esposta all'aria, quindi vi suggerisco di assaggiare.
Io ho condito i ravioli con burro, salvia fresca, parmigiano e pepe per non coprire in alcun modo il gusto del ripieno.



lunedì 25 febbraio 2013

Il Ragù della domenica (Senza Carne)

Oggi una ricetta "truffa" per coniugare gusto e benessere... anche di domenica! :o)
Qualche giorno fa sul blog di Roberta ho visto un ragù di lupini e nel post scriveva della necessità di ridurre il consumo di carne scegliendo altri ingredienti altrettanto nutrienti.
 Ho subito pensato al mio ragù di verdure e mi sono detta che era giunto il momento
di fargli trovare posto fra le numerose ricette dolci e caloriche che trovate qui sul mio blog.

Si tratta di un sugo per la pasta realizzato solo con porri, carote, aglio e pomodoro, 
ma che preparato con alcune accortezze risulta molto saporito e con un invitante colore intenso che a prima vista può trarre in inganno e far pensare a un classico ragù di carne
(vi lascio anche una foto del sugo in modo che possiate farvi un'idea del risultato).
Volendo potete usare questa ricetta come base e provare a usare altre verdure che vi
piacciono di più o che pensate possano arricchirlo in termini nutrizionali.

Per restare in tema di gusto, salute e pranzi domenicali, e per non mandare a farsi benedire i buoni propositi facendo seguire questo primo da un dolce assassino, potreste concedervi anche una "Torta Light al Cioccolato senza Burro, Uova, Latte, Lievito".




Per due persone
Eliminate la parte verde più dura, lo strato esterno e la radice di un grosso porro, affettatelo sottilmente per il lungo e riducetelo a un trito piuttosto sottile.
Affettate sottilmente per il lungo una grossa carota, tagliatela a listarelle fini e fate un trito anche di queste. Se volete potete aggiungere anche un gambo di sedano.
Fate scaldare a fuoco medio in una padella antiaderente un generoso filo d'olio d'oliva e un cucchiaio di burro, quindi versatevi le verdure tritate e fatele prima appassire con un pizzico di sale, poi tostare in padella mantenendo il fuoco dolce.
Ci vorranno 10-15 minuti, ma non abbiate fretta perchè è importante che il trito si brunisca e si sbruciacchi (non perdetelo di vista e mescolate le verdure che bruciano per prime ai bordi della padella). Questo passaggio fa la differenza fra un sugo saporito e un condimento che sa di brodo, di verdure bollite.
Alzate il fuoco e sfumate con 50 ml di vino bianco che farete evaporare completamente fino a che non avvertirete più il minimo sentore di alcol nei fumi che salgono dalla padella.
Aggiungete 4 cucchiai di polpa di pomodoro, 4 cucchiai di latte intero, 1 ciuffo di prezzemolo tritato, 1/4 di dado classico, 1  grosso spicchio d'aglio tagliato a metà e una macinata di pepe nero.




Aggiungete un bicchiere d'acqua e fate cuocere per circa un'ora aggiungendo nuova acqua ogni volta che la precedente è evaporata e valutate se correggere di sale. 
Trascorso questo tempo il sugo deve risultare scuro e denso. Con una forchetta schiacciate le due metà d'aglio - che saranno diventate morbidissime - e parte dei pezzetti di verdura (non usate un frullatore a immersione o il sugo perderà il suo bel colore e l'aspetto simile al ragù trasformandosi in una crema più chiara).

Condite la pasta scolandola un minuto prima e saltandola in padella a fuoco vivo aggiungendo un mestolino di acqua di cottura.
Servite ancora fumante e non dimenticate che sulla pasta della domenica non può mancare una bella grattugiata di parmigiano.




giovedì 24 gennaio 2013

La poesia dei Pici

Non ho mai partecipato all'MTC. In realtà non c'è un motivo ben definito per questa mia
mancanza, semplicemente non era ancora scattato quel click. Sarà che adoro la Toscana,
sarà che girare fra quei colli, quei borghi, mi fa sentire in pace col mondo, fatto sta che 
appena ho visto i pici di Patty il click è scattato e l'idea dei pici mi è rimasta in testa.
Ho mangiato i pici tante volte in Toscana e la maggior parte delle volte li ho gustati conditi
da un ragù proprio come quello preparato da Patty o "semplicemente" con cacio e pepe, che a dirlo pare una roba facile, ma non lo è, credetemi. Ci vuole maestria per farli ad arte.

Dovevo onorare i pici e accompagnarli con un condimento che rendesse loro onore
e che avesse anche un significato per me. Dato che uno degli aspetti più importanti del
nostro mondo di food blogger è la condivisione, ho pensato che qualcosa avrebbe dovuto legare idealmente la terra di Patty e la mia nella ricetta che avrei proposto. 

Oggi le nostre terre sembrano, e sono, così lontane, ma c'è stato un tempo in cui
sono state legate dalla sublime arte della poesia e la scuola siculo-toscana era testimonianza della condivisione fra due terre all'epoca ancora più lontane.
E allora anche i pici, che a loro modo sono anch'essi una poesia, anzi, per dirla usando proprio le parole di Patty "il picio è un canto all'imperfezione", possono essere declinati
in una variante siculo-toscana. Che poi una delle forme poetiche principali era proprio
la "canzone di argomento sublime" e i pici non sono forse sublimi? :o) 

La pasta alla Norma è tipica di Catania, città natale del compositore Vincenzo
Bellini, autore dell'opera lirica "Norma". Pare che il nome della ricetta sia dovuta proprio all'esclamazione di un noto commediografo catanese che all'assaggio disse "Questa pasta 
è una Norma!", proprio per indicare la bontà del piatto. 

Si tratta di un condimento a base di salsa di pomodoro, basilico, melanzane 
fritte e ricotta salata da grattugiare generosamente sulla pasta fumante.
Se volete potete semplicemente friggere le melanzane tagliate a bastoncini, ma io vi suggerisco di passarle prima sotto sale. Solitamente questa manovra si attua per eliminare i succhi amari dalla melanzana, ma diciamoci la verità, le melanzane che si trovano nei
supermercati è da mo' che hanno perso quel sentore di amaro che è valso loro il nome di melanzana (ovvero mela insana). Io consiglio il passaggio sotto sale per una questione di consistenza, per ottenere un risultato più sodo, che non si spappoli condendo la pasta.

Un'ultima cosa. So che mi scriverete che i miei pici sono tutti uguali, ma giuro 
che io c'ho provato a onorare "il canto all'imperfezione" :o) 

Ora che ho finito di raccontarvi di tutto di più, ecco la ricetta.





Per 4 persone
Per i pici ho seguito tutte le indicazioni di Patty e ho pesato l'acqua per avere un riferimento preciso in futuro.
Formate la pasta per i pici unendo 200 g di farina 00, 100 g di farina di semola rimacinata,  2 cucchiai d'olio extravergine d'oliva, 1 pizzico di sale, 150 ml d'acqua (può variare in base alla varietà di farina). Lavorate la pasta col palmo della mano, senza tenderla eccessivamente, per una decina di minuti, quindi lasciatela riposare ben avvolta nella pellicola per circa mezzora. 
Questo riposo è necessario per rendere la pasta più malleabile al momento di formare i pici, quindi non siate impazienti.

Per formare i pici procedete così: tagliate una fetta di impasto spessa 1 cm dal panetto che avete lasciato riposare (così come affettereste una pagnotta); tagliate questa "fetta" a bastoncini larghi 1 cm; lavorate un bastoncino per volta facendolo rotolare coi palmi delle mani sul piano da lavoro e tendendolo mano a mano con dei movimenti delle mani dal centro verso le estremità del bastoncino che passo dopo passo si assottiglierà e allungherà; passate ciascun picio nella farina per non farlo attaccare agli altri e procedete così fino a esaurimento della pasta.
Durante queste manovre ricordate di tenere sempre coperta la pasta che non state lavorando, per non farla asciugare.
Io ho raccolto mano a mano i pici in mucchietti che ho adagiato su un telo infarinato.




Pelate 2 melanzane e affettatele a dischi spessi 2 cm scarsi, quindi tagliate ciascun disco a metà e ciascuna metà a bastoncini larghi quanto lo spessore delle fette. Mettete i bastoncini in un colapasta a maglia stretta (come quella di un passino), appoggiato su una scodella più piccola, alternando uno strato di melanzane e una spolverata di sale grosso, quindi poggiatevi sopra un piattino a misura e un peso (una pentola piena d'acqua sarà perfetta) in modo che la pressione favorisca la fuoriuscita dei succhi dalla polpa per azione del sale.
Dopo circa un'ora, sciacquate i bastoncini di melanzana in abbondante acqua fredda e asciugateli con estrema cura prima di friggerli in abbondante olio fino a che non sono ben dorati. Una volta fritti passateli su carta assorbente.
NOTA: se volete farla completa, prima di passare alla frittura, potete fare come fa mio padre e, una volta sciacquati i bastoncini, metterli un mucchietto per volta in uno schiacciapatate (quello classico forato per fare poi il purè) e "spremerli" per togliere tutto il liquido fino a che non vi si gonfieranno le vene sul collo e sulle tempie e, vibrando per lo sforzo, diventerete così rossi da far preoccupare seriamente chiunque assista alla scena.

Per la salsa tritate finemente 1/2 cipolla e fatela rosolare in olio extravergine a fuoco medio, quindi aggiungete 400 g di polpa di pomodoro e qualche foglia di basilico fresco tritato. Aggiungete il sale alla salsa e aggiungete anche un cucchiaino di zucchero per correggere l'acidità del pomodoro, quindi lasciate cuocere col coperchio fino ad ottenere una salsa di pomodoro leggermente dolce e col profumo di basilico ben presente, che abbia perso quel sentore di pomodoro crudo. Aggiungete un po' d'acqua volta per volta se ritenete necessario prolungare la cottura. 
Quando la salsa è pronta aggiungetevi le melanzane fritte.

Per la cottura dei pici mettete a bollire abbondante acqua salata, tuffateli nell'acqua, aspettate che vengano a galla e controllate la cottura assaggiando perchè sono pronti davvero nel giro di poco.
Scolateli bene e saltateli nella salsa con le melanzane.




Impiattate i pici e completate il tutto con una generosa grattugiata di ricotta salata. Non so quanto sia diffusa questa varietà di formaggio che ovviamente si trova con facilità dalle mie parti, quindi qui sopra vi ho lasciato una foto che vi mostra nel dettaglio l'aspetto che deve avere.




Vi suggerisco di usare una grattugia a fori larghi per ottenere delle vere e proprie scaglie anziché una polvere. Anche se l'aspetto, per via del colore, lascerebbe pensare ad un formaggio molto stagionato, in realtà la pasta della ricotta salata è piuttosto morbida, quindi si amalgamerà alla perfezione alla pasta divenendo un tutt'uno con essa.




Con questa ricetta partecipo all'MTC gennaio 2013


giovedì 3 maggio 2012

Il Riso in Bianco del malato che non si rassegna

Anche voi avete lanciato proclami del tipo "Basta! Dopo Pasqua a dieta!"?
Poi certo, che pasquetta è se non si fa una bella grigliata in compagnia? "Dai, una cosa fra amici... 'rrusti e mancia". Però poi dopo basta, niente più bagordi... certo, quelle uova di cioccolato da "smaltire"... e vabbé, che sarà mai mangiarne un pezzetto dopo pranzo 
se ti sei tenuto leggero... anzi, visto che non ho mangiato pane a tavola me ne mangio 
una fetta col cioccolato. "Oh, vedi che Dario si laurea e da una festa a casa sua... 'rrusti 
e mancia"... e vabbè, alla fine in questi giorni non ho esagerato (poi così tanto). 
Che poi con queste belle giornate di sole sembra già estate e quando uno ha caldo 
ha meno appetito e più voglia d'uscire... ah ecco, perchè non ci facciamo un giro e ce ne andiamo al Bambar a mangiare una bella granita al caffè con la panna e la brioche? 
Sarebbe meglio evitare... ma andiamo va, che a pranzo mangio in bianco e bilancio.
"Ah, vedi che per il 25 Aprile Michele fa una grigliata a casa sua... 'rrusti e mancia".
No, certo, davanti alle feste nazionali non ci si tira indietro, la patria va onorata, ma 
dopo questa, dieta strettissima senza sgarrare per almeno un mese di fila eh!
Ah, per il ponte del primo maggio viene la Vivi? e allora organizziamo va, al casale
da Andrea. C'è la piscina, ci prendiamo il sole e poi organizziamo una grigliata,
una cosa informale, fra amici... 'rrusti e mancia!

The day after
Urgono delle considerazioni: la forza di volontà non è uno dei miei pregi; abbiamo arrostito e mangiato ('rrusti e mancia) ogni tipo di animale che abbia mai calpestato il suolo del globo terrestre; non ho più l'età, sto male e m'è finita a riso in bianco.
Sì, il riso in bianco, la tristezza fatta ricetta, rimedio casalingo e naturale ad ogni male
(passi quando, come me, stai male di stomaco, ma qualcuno ha mai capito per
quale motivo quando hai la febbre ti tocca una settimana di questa sbobba?).
Io però sono una foodie e alla tristezza nel piatto non mi rassegno, quindi dato che 
ieri al casale, fra una 'rrustuta e 'na manciata la mia amica Chiara mi ha raccolto
un bel mazzo di finocchietto selvatico profumatissimo, vi propongo la mia interpretazione.

Non è una vera e propria ricetta, quindi non ci sono dosi. Posso solo dirvi
che ho scelto il riso basmati perchè mi piace molto il suo profumo e se si
deve mangiare del riso in bianco, secondo me è la miglior soluzione.




Lavate sotto l'acqua fredda il finocchietto selvatico, pulitelo ed asciugatelo. Tritatelo finemente e tenetelo da parte.
Cuocete il riso basmati in abbondante acqua bollente salata per il tempo indicato sulla confezione, quindi scolatelo ben asciutto e conditelo con un filo d'olio extravergine d'oliva a crudo, il finocchietto e del parmigiano reggiano grattugiato.
Io ho impiattato il riso con un coppapasta per dargli una nuova dignità :o)



sabato 28 aprile 2012

Dalle Perle alle Cozze... ma con Spaghetti Cremosi

La volta scorsa s'è parlato d'eleganza e perle, oggi... di cozze!
Già so che in tanti proprio non ne vogliono sapere di mangiare le cozze.
Inoltre mi sono resa conto che molti si scoraggiano facilmente all'idea di preparare 
piatti a base di pesce quando in realtà non ce ne sarebbe affatto motivo.
Se c'è un pregio nei frutti di mare è che sono talmente gustosi che meno
gli si aggiunge, sia in termini di manipolazioni, cotture e ingredienti, e meglio è!
Faccio un esempio concreto: per preparare una pepata, basta pulire accuratamente
le cozze, metterle in pentola, aggiungere del pepe, coprire e cuocere a fuoco vivo
fino a che i frutti non si aprono liberando i propri liquidi. Fine.
Inoltre sono pronte appena si aprono e anzi, cuocerle a lungo le rovina
(diventano piccole e stoppose), quindi sono anche un piatto velocissimo.
Sarà che vivo in un luogo di mare, sarà che il pesce è presente piuttosto spesso sulla
nostra tavola (ma mai quanto vorremmo e quanto sarebbe opportuno per la salute),
sarà che negli anni ho imparato ad assaggiare praticamente di tutto, 
ma io le trovo deliziose, soprattutto quando si ha la fortuna di
"beccare" quelle giuste, saporite e dalla polpa soda e gustosa.
Si dice che le cozze non andrebbero mangiate nei mesi con la R. Non si tratta di pura
superstizione, ma semplicemente del fatto che in questi mesi  (da Marzo a Dicembre)
le cozze sono in fase riproduttiva. Vi è mai capitato di prepararle e poi trovarle
piuttosto lattiginose? E' proprio quello di cui sto parlando.
In questo caso le ho preparate con gli spaghetti in bianco, senza nemmeno un 
grammo di pomodoro, perchè fosse presente tutto il loro aroma, adottando delle
piccole accortezze al fine di ottenere un condimento veramente cremoso.
Scattando le foto ho cercato proprio di rendere l'idea della consistenza
del sugo, spero di esserci riuscita :o)
Vi lascio con una domanda. Dal momento che in natura esistono creature
esteticamente ben più sgradevoli di questo mollusco (anche fra gli umani), 
perchè di una brutta donna si usa dire proprio che è una cozza?

Da un po' di tempo ormai ho aperto un account su Pinterest e dato che
ho raccolto un buon numero di splendide fotografie sul cibo, voglio invitarvi a
clickare sul link che trovate nella sidebar a sinistra per dare una sbirciatina.
Credetemi, è un'infinita fonte di ispirazione e troverete anche una cartella
riservata alle foto delle mie ricette che, se clickate due volte, portano 
direttamente alla pagina corrispondente in questo blog.




Per 4 persone
Togliete a 1 Kg di cozze il filamento che fuoriesce lateralmente, quindi rimuovete con un coltellino i filamenti più evidenti sul guscio e strofinatele energicamente fra di loro sotto l'acqua prendendole a mucchietti fra le mani. Tenetele da parte.
Versate in padella un abbondante filo d'olio d'oliva, un grosso spicchio d'aglio grattugiato (o passato allo schiaccia aglio) e dei gambi di prezzemolo schiacciati.
Mettete le cozze in una padella capiente e cuocete col coperchio e a fuoco vivo. Nel giro di pochi minuti i frutti si apriranno formando un gustoso e profumato sughetto. Mescolate brevemente con una paletta e se vedete che tutte le cozze si sono aperte spegnete il fuoco.
Alcune rimarranno chiuse, non forzatele per aprirle, ma eliminatele. Rimuovete i gambi di prezzemolo. Non salate il sugo e anche se lo vedete liquido non fatelo tirare.

Io a questo punto elimino quasi tutti i gusci lasciandone solo alcuni perchè li trovo decorativi, ma in linea di massima trovo sia meglio servire questi spaghetti con gran parte dei frutti già sgusciati per evitare la classica manovra di sgusciarli tutti prima di cominciare a mangiare lasciando che la pasta, per quanto cremosa, si incolli o si raffreddi.

Cuocete 400 g di spaghetti tenendo in caldo il sugo in padella, quindi scolateli (tenendo da parte un abbondante bicchiere di acqua di cottura) 2-3 minuti prima che sia passato il tempo di indicato sulla confezione e lasciate che finiscano di cuocere in padella a fuoco vivo mescolando o saltando la pasta. Aggiungete anche una macinata di pepe e una manciata di prezzemolo tritato.
Se vedete che il sugo comincia ad asciugarsi troppo aggiungete mano a mano un po' dell'acqua della pasta tenuta da parte. 
In questo modo gli spaghetti risulteranno pieni di sapore perchè finiranno di cuocere assorbendo parte del sugo e l'amido liberato dalla pasta, insieme a quello presente nell'acqua di cottura che aggiungerete, creeranno un condimento cremoso che avvolgerà la pasta senza scivolare via pur restando fluido (i miei genitori, campani, dicono che il sugo deve essere "sciuliariello").
Assaggiate gli spaghetti per vedere se sono al dente e servite immediatamente.



giovedì 5 aprile 2012

Noodles di Riso con Gamberi, Funghi Neri e Verdure

Non so i vostri amici, ma i miei piuttosto che andare a mangiare "etnico" 
(che brutto termine) si rotolerebbero  completamente nudi in un campo di ortiche.
Se poi si tratta di un ristorante cinese, non ne parliamo nemmeno.
Negli anni mi sono rassegnata all'idea di dovermeli preparare da sola questi noodles.
Stabilirne l'esatta provenienza è difficile (almeno per me) perchè la cucina asiatica
è ricca di piatti a base di noodles che si differenziano fra loro per una varietà di 
ingredienti e preparazioni (saltati al wok, in brodo, piastrati, freddi in insalata).
Quelli che vi propongo io sono piuttosto asciutti perchè i miei preferiti sono quelli
che poi vengono serviti su una piastra rovente e si abbrustoliscono leggermente
sul fondo, cosa che non sarebbe possibile con dei noodles dalla salsa fluida.
Per quanto riguarda il gusto, si sente il sapore salato della salsa di soia, il piccante 
del peperoncino (leggero per me, ma voi regolatevi secondo il vostro palato) 
e il dolciastro dello zucchero, ma se preferite un gusto più agrodolce, che in effetti è 
molto diffuso nella cucina thai, potete aggiungere anche un po' di succo di lime.
In questa ricetta ho aggiunto i fungi neri che non mangiavo da diversi anni e che
sono riuscita a trovare nella mia ultima visita al negozio di alimentari internazionali
dove di tanto in tanto vado a deliziarmi gli occhi (un po' meno gioia per le tasche).
La cosa che mi piace di più di questi strani funghi dall'aspetto arricciato simile a
un'alga è senza dubbio la consistenza callosa sotto i denti.
So che ci sono diversi ingredienti che non è facile trovare, ma ho fornito
delle alternative che non rovineranno il gusto (ad eccezione dei funghi neri
che davvero non credo possano essere sostituiti, ma che non sono indispensabili).

Con questo post ringrazio con affetto Ely e Debby del blog "Cocco e Cannella"
per avermi inserita nella loro lista "Cake Blog di Qualità". Andatele a trovare.




Per 2 persone
Mettete a bagno in acqua tiepida i funghi neri secchi (quantità a piacere).
Pulite e sgusciate 200 g di gamberetti rosa.
Mettete a bagno 125 g di noodles di riso.
Tritate e tenete da parte un abbondante ciuffo di coriandolo (se non lo trovate usate del prezzemolo).
Tagliate a fette sottili uno scalogno (se non lo avete 1/2 cipolla e un piccolo spicchio d'aglio tritato). Pelate e tagliate a julienne sottile una grossa carota. Tagliate a metà. per il lungo, una zucchina, privatela della parte interna coi semi e tritate anch'essa a julienne.
Fate scaldare un abbondante filo di olio di semi in padella antiaderente (se non avete un wok) e con scaldare intendo che deve essere rovente :o)
Saltare le verdure in padella per non più di due minuti perchè devono rimanere al dente, salatele, quindi aggiungete 2 cucchiai di salsa sukiyaki (se non la trovate non fatevene un cruccio, la salsa di soia basterà), una spruzzata abbondante di salsa di soia, un cucchiaio di zucchero e una macinata di peperoncino (se lo preferite fresco va benissimo e anche il colore ravviverà il tutto).
Se la padella è ben calda sentirete subito sfrigolare le salse. E' questo il momento di aggiungere i gamberi, che devono cuocere il meno possibile per rimanere morbidi, i funghi e i noodles ammorbiditi. Saltateti senza girare troppo con le posate per non spezzarli e aggiungete un po' d'acqua dei funghi se vi sembra necessario (ma ricordate che non si tratta di una pasta all'italiana che necessita di un sugo cremoso).
Cospargete col coriandolo/prezzemolo che avete tritato e gustateli ancora fumanti.
Se vi piace l'idea di mangiarli piastrati, fate intiepidire i noodles preparati e scaldate una piastra antiaderente a superficie liscia. Quando la superficie sarà rovente, versatevi i noodles, aspettate un minuto scarso e spegnete il fuoco, quindi servite.



lunedì 26 marzo 2012

Spaghetti all'Astice a Modo Mio... e ditemi che capita anche a voi.

Scusate il post lungo, ma la vita da food blogger sta diventando irta di difficoltà.
Ieri sono uscita per la colazione col mio fidanzato e la bella giornata e la temperatura 
mite non facevano certo venir voglia di tornare a casa e mettersi ai fornelli.
Se hai un caro amico che conosci dalla prima media, proprietario di un lido che affaccia
su uno dei paesaggi più belli d'Italia (le foto le ho già pubblicate qui) e che è fornito di un 
ristorante che prepara dei deliziosi piatti a base di pesce, si fa presto a fare due più due.
Una rapida telefonata e... il lido è aperto :o) ma il ristorante ancora no :o(
- musica, immaginate voi quale, a sottolineare il momento denso di dramma -
Avete presente quando nei film un tipo rischia di lasciarci le penne e gli passa tutta la 
vita davanti agli occhi? Ecco, a me davanti agli occhi sono passati spaghetti allo scoglio,
gamberoni alla griglia, triglie fritte, cozze gratinate, involtini di pesce spada.
Siamo tornati mestamente a casa, ma non potevo darmi pace quando mi si è
accesa la lampadina: eureka, ho un astice nel freezer!
E non fate quelle facce, lo so che surgelato non è la stessa cosa, ma io una bestia
viva, legata, che cerca di uscire ribaltando il coperchio e che, almeno stando alle leggende metropolitane, emette un fischio simile a un grido non la posso mettere a mollo 
nell'acqua bollente, non ce la farò mai, non dormirei per sei anni e se riuscissi 
a dormire mi sveglierei comunque al suono di quel fischio
(ancora combatto coi sensi di colpa per aver ucciso una formica ai tempi delle 
elementari per esaminarla al microscopio, ma la scienza miete le sue vittime).
Tornando all'astice, mi metto al lavoro e già per rompere il carapace scoppia il delirio:
mi armo di schiaccianoci, spacco le chele con un accanimento che manco 
il macellaio di Milwaukee, mi ostino a rimuovere la polpa anche dalle zampette 
più sottili e chiaramente ognuna di queste manovre genera copiosi schizzi 
all'aroma di mare (per usare un eufemismo che abbia del poetico) che si irradiano
per la cucina, sul maglioncino, sui capelli appena lavati... una strage!
Alla fine preparo il sugo, profumato, cremoso e ricco di polpa e penso che il peggio 
è passato... e invece no, perchè se vuoi fotografare certi piatti devi metterti 
il cuore il pace, la pasta te la mangerai scotta e collosa, tiè!
Dopo tutto 'sto traffico? Eh no! 
Allora cominci a calcolare i tempi: allestimento set (che nel mio caso è nella stanza all'altro capo della casa, che non è la Reggia di Caserta, ma per la cottura al dente anche i secondi
sono preziosi), allestimento piatto, stima approssimativa del tempo necessario 
a scattare un numero minimo di foto per tirarne fuori una che sia almeno decente,
quanti minuti prima, rispetto al tempo indicato, tirar giù la pasta per far sì che al 
termine di queste manovre la cottura sia ultimata al punto giusto.
E allora impiatta al volo, corri per il corridoio (mai nome fu più adatto) o gli
spaghetti lucidi diventeranno opachi, rifinisci con prezzemolo e polpa di chela lasciati 
pronti accanto al set e scatta, scatta, scatta col tuo fidanzato seduto a tavola, solo,
davanti a un piatto vuoto con me che urlo "amore arrivo, eh".
Alla fine la foto è stata scattata, la pasta è ancora al dente, ma mi ci vuole una vacanza.
Vi prego, ditemi che succede anche a voi.




Per 2 persone

Cuocete l'astice seguendo le istruzioni, quindi lasciatelo intiepidire per poterlo maneggiare con facilità e cominciate staccando zampe e chele ruotandole su se stesse.
Per le zampe potete procedere rompendole lungo le giunture e tirando fuori la polpa con uno stuzzicadenti.
Per le chele dovrete essere più aggressivi perchè è necessario rompere il guscio in più punti per poter sfilare la polpa mantenendola il più possibile integra dal momento che verrà usata alla fine per guarnire il piatto per via dell'aspetto e del colore esteticamente più gradevoli. La polpa che tirerete fuori avrà un colore pressoché identico a quello dei gusci (persino le macchioline e i bordi dentati).




Staccate la testa, che verrà via facilmente, e con le forbici tagliate il guscio lungo tutta la "pancia" dell'astice. In questo modo sarà facilissimo tirar fuori in un pezzo unico tutta la polpa della coda, ma in ogni caso controllate bene che non ci siano residui (ogni grammo è prezioso). Pulite la coda dalla parte rossa che corrisponde, per intenderci, al "filo" che togliete ai gamberi e che percorre tutto il dorso.
Nel caso di un astice fresco conserverei anche la testa, ricchissima di gusto, per metterla in padella, ma in questo caso, trattandosi di un prodotto surgelato, non mi sono fidata, ma forse è solo una mia esagerazione.
Tritate 1/2 cipolla e 1 spicchio d'aglio e fateli appassire a fuoco dolce con abbondante olio d'oliva e 1 cucchiaio di burro. Fate rosolare brevemente anche la polpa tagliata grossolanamente.
Aggiungete 100 g di polpa di pomodoro e un trito di prezzemolo e fate cuocere per pochi minuti a fuoco vivo. Aggiungete 50 g di panna da cucina (è un po' demodé e la uso molto raramente nei primi, ma in questo caso fa la differenza), sale, pepe e 1 cucchiaino raso di zucchero.
Lo so, sembra strano, ma vi assicuro che darà al condimento un gradevole gusto rotondo e dolciastro e che nessuno penserà che vi siate confusi fra sale e zucchero. Se preferite andare sul sicuro mettetene solo mezzo cucchiaino, assaggiate e regolatevi secondo il vostro insindacabile gusto.
Scolate gli spaghetti due minuti prima del tempo necessario e tenete da parte un'abbondante tazza di acqua di cottura. Saltate gli spaghetti in padella e aggiungete l'acqua se vedete che il condimento si asciuga troppo prima che gli spaghetti  siano sufficientemente cotti. In questo modo gli spaghetti finiranno di cuocere assorbendo tutto il gusto e i profumi del sugo e l'amido renderà il tutto ancora più cremoso e ben legato (non un sugo che scivola via dalla pasta). 
Servite cospargendo con altro prezzemolo fresco e con la polpa delle chele tagliata grossolanamente.





mercoledì 7 marzo 2012

Zuppa Tiepida di Lenticchie Egiziane con Crostini Aglio e Origano

Col post di oggi voglio salutare idealmente l'inverno. Non importa se fra una
 settimana diluvierà, per me è iniziata la primavera e nessuno mi convincerà del contrario!
Per un bel pezzo non sarà più tempo di zuppe e piatti fumanti,
 quindi oggi vi propongo una zuppa da gustare tiepida, semplicissima e leggera, 
che segna un giusto compromesso fra il bisogno di calore 
dell'inverno e il desiderio di leggerezza della primavera.
Le lenticchie egiziane poi, col loro colore, evocano subito scenari solari.
Non l'ho ridotta in vellutata perchè preferisco sentire la polpa sotto i denti, 
ma se volete potete tranquillamente farlo dato che i crostini croccanti
 bilanciano il tutto in termini di consistenze.




Per 2 persone
Tritate finemente 1/2 cipolla e un gambetto di sedano e fate appassire il trito in olio d'oliva, senza farlo dorare, a fuoco dolce. 
Aggiungete 200 g di lenticchie egiziane e una buona dose d'acqua. Aggiungete sale e pepe. Se avete qualche spezia di vostro gusto, aggiungetela pure.
Questo tipo di lenticchie ha sicuramente un gusto più delicato rispetto a quelle "classiche", ma hanno il pregio di poter essere cotte in poco tempo senza bisogno di essere messe in ammollo per diverse ore.
Dopo una trentina di minuti assaggiate le lenticchie per controllare il grado di cottura e decidete anche se farle tirare ancora o se preferite una zuppa più brodosa.
Per i crostini, rifilate i bordi a delle fette di pancarrè maxi e tagliate ogni fetta in quattro bastoncini. 
Schiacciate un piccolo spicchio d'aglio fino a ridurlo in purea e mescolatelo ad una tazzina d'olio d'oliva. Spennellate, o distribuite a filo, l'olio sui bastoncini di pane, cospargete di origano e pepe e metteteli a tostare su una griglia a fuoco basso.
Per ottenere crostini veramente croccanti tenete sempre il fuoco basso. In questo modo  ci vorrà un po' più di tempo, ma non si coloreranno troppo velocemente prima che tutta l'umidità sia stata eliminata dal pane.
Io dispongo i bastoncini in senso obliquo rispetto le righe della griglia e non li muovo fino a che non è il momento di girarli perchè mi piace che i miei bastoncini siano rigati in maniera piuttosto netta e in questo verso :o)
Servite la zuppa tiepida, con un filo d'olio fresco e abbondante prezzemolo tritato.





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