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venerdì 12 aprile 2013

Ravioloni ai Carciofi: il piacere della pasta ripiena fra tradizione e modernità

Avete mai preparato la pasta ripiena in casa? Come nel caso dei lievitati, trovo che
sia un'attività distensiva e soddisfacente che sa di tradizione e gesti antichi, di odori che
riempiono la casa, di suoni caldi e familiari come quelli di un condimento che soffrigge sul fuoco con piccoli scoppiettii, dell'acqua che bolle e... dell'assordante rumore della macchina per la pasta. Sì, è spoetizzante, non c'è dubbio, e forse preferireste immaginarmi intenta a stendere un'enorme sfoglia di pasta sottile grande quanto il tavolo da cucina, al suono degli usignoli che cinguettano fuori dal balcone (scenari alla "Biancaneve" Disney), ma io la macchina per la pasta elettrica me la sono proprio voluta comprare qualche 
anno fa e trovo sia stato un ottimo acquisto.

Io non sopporto una certa tipa che ha un programma di cucina (e vari libri all'attivo 
se è per questo) e che non fa che scartare basi pronte e spacciare preparati per budini al
cioccolato come ottime farciture per improbabili crostate simili a frisbee (la pasta per la base non la prepari tu, la farcitura non la prepari tu, che c@77o c'hai messo tu dentro sta crostata?), ma non sono nemmeno di quelle persone che se non ti sei munta la mucca in giardino e non ti sei coltivata il grano per la pasta, sei uno schifoso consumista-capitalista-fraccomodo senza etica che brucerà all'inferno per l'eternità 
pagando come penitenza il perpetuo consumo di disgustoso scatolame.

 Ci sono aiuti in cucina che ci permettono di velocizzare i tempi (per carità, le 
"resdore" emiliane preparano 300 tortellini in un battito d'occhi, posso testimoniarlo) senza compromettere la qualità del cibo che stiamo preparando, scorciatoie che 
nulla hanno a che vedere con l'incuria.




Per 4 persone
Cominciate preparando la pasta. Versate sul piano da lavoro 200 g di farina 00, praticate un "foro" al centro del mucchio di farina e lasciatevi cadere dentro 2 uova intere medie. Sbattete le uova con una forchetta e cominciate a inglobare gradualmente la farina ai bordi del foro portandola verso il centro con le uova sbattute. Quando cominciate a ottenere un composto piuttosto consistente passate a lavorare con le mani  ben infarinate fino a formare un panetto di impasto omogeneo che avvolgerete nella pellicola e lascerete riposare per 30 minuti.

La quantità di farina necessaria può variare leggermente in base alla dimensione e alla freschezza delle uova, ma in generale vi suggerisco di partire con le dosi indicate e poi aggiungere poco per volta la farina necessaria alla lavorazione fino a ottenere un panetto che risulti piuttosto duro perchè col riposo l'umidità delle uova farà si che la struttura della pasta cambi sensibilmente diventando più morbida e facile da stendere di quanto non sembri il panetto appena formato. Con un panetto già troppo morbido in partenza, prima del riposo, vi trovereste con una pasta troppo umida, che richiederebbe l'aggiunta di molta farina nella fase di stesura della sfoglia.

Per il ripieno cominciate pelando una patata da 150 g (peso da cruda), tagliatela a metà e mettetela in un piccolo tegame dal fondo spesso assieme a un filo d'olio d'oliva. Pulite 3 carciofi e metteteli nel tegame assieme alla patata, quindi fate rosolare a fuoco medio per qualche minuto, alzate il fuoco e sfumate con 50 ml di vino bianco.
Aspettate che tutta la componente alcolica del vino evapori (annusando i vapori che salgono dalla pentola non dovete sentirne la minima traccia), aggiungete 250 ml d'acqua, un piccolo spicchio d'aglio tritato, una macinata di pepe nero e lasciate cuocere col coperchio a fuoco dolce per circa una ventina di minuti (se necessario aggiungete poca acqua per volta, ma tenete presente che alla fine devono rimanere sul fondo solo due, tre cucchiai di liquido). Trascorso questo tempo provate a infilzare sia la patata che i carciofi con una forchetta: se penetra facilmente sono pronti.

Trasferite la patata in una ciotola e schiacciatela con una forchetta.
Tritate piuttosto finemente i carciofi al coltello (niente mixer o otterrete una pappa), eliminando eventuali estremità coriacee delle foglie più esterne, e uniteli alla patata. Unite anche il liquido del fondo di cottura, quindi salate il tutto (in cottura non l'avete fatto).
Aggiungete due fette di pancarré ridotte in briciole sottili, 2 cucchiai abbondanti di parmigiano grattugiato, un ciuffo di prezzemolo tritato, una macinata fresca di noce moscata.
Mescolate il tutto con la forchetta, usandola per schiacciare eventuali parti più grossolane. Il ripieno deve essere morbido, ma non troppo umido o la sfoglia che lo conterrà rischierà di bagnarsi troppo sfaldandosi nel caso in cui preparaste i ravioli in anticipo e non per cucinarli appena formati.

Prendete la pasta lasciata da parte, prelevatene un terzo lasciando avvolta nella pellicola la parte restante, appiattitelo sul piano da lavoro infarinato e passatelo nella macchina per la pasta partendo dallo spessore maggiore. 
Se la pasta vi sembra troppo umida aggiungete una spolverata di farina alla sfoglia una volta uscita dalla macchina, piegatela in due e passatela nuovamente allo stesso spessore. Proseguite così diminuendo gradualmente lo spessore, piegando ogni volta la sfoglia infarinata in due e ripassandola nella macchina.

Io ho preparato dei ravioli piuttosto grossi, quindi ricchi di ripieno, optando per uno spessore 2 (dove 1 è il più sottile e 5 il più spesso) temendo che una sfoglia troppo sottile non riuscisse a sostenere l'umidità del ripieno, ma ho fatto anche una prova con dei ravioli con pasta allo spessore 1 e il risultato è stato comunque buono, quindi potete scegliere se preferire una sfoglia più presente o più effimera a seconda dei vostri gusti.

Ho preparato i ravioli tondi sia perchè li trovo eleganti che per il fatto che in questo modo ad ogni boccone (non penserete mica di mettervi in bocca uno intero di questi dischi volanti :o) si trova la stessa quantità di pasta e di ripieno (mi devono ricoverare).
Va detto che questa forma però lascia un certo spreco di pasta, mentre i classici ravioli quadrati, tagliati con la rotella dentellata, consentono di utilizzare praticamente tutta la sfoglia senza sprechi e di lavorare molto più velocemente formano diversi ravioli contemporaneamente in pochi gesti.




Qualunque forma preferiate, stendete una striscia di pasta dello spessore che avete scelto, distribuitevi sopra l'impasto a mucchietti distanziati (io con una tasca usa e getta perchè la trovo molto più comoda e veloce, ma potete anche usare dei cucchiaini se preferite) e sovrapponete una seconda sfoglia che copra tutti i mucchietti.
A questo punto dovete fare pressione con le dita in modo da sigillare i due strati di pasta attorno al ripieno cercando di far rimanere all'interno meno aria possibile (che in cottura potrebbe far aprire i ravioli).
In ogni caso, potete praticare un forellino con uno stuzzicadenti in corrispondenza di eventuali bolle d'aria per farle uscire premendo poi leggermente con polpastrello per richiudere il foro.
Con la sfoglia che vedete in foto potete tranquillamente realizzare una doppia fila di mucchietti di impasto per dei ravioli da tagliare con la rotella dentellata.
Mano a mano che formate i ravioli disponeteli su un vassoio coperto da un canovaccio pulito e leggermente infarinato. In questo modo anche se li lascerete riposare più a lungo , perchè magari volete prepararli con un certo anticipo, non si attaccheranno.

Per la cottura il tempo è molto breve, ma tenete presente che varia in base al tempo di riposo della pasta e a quanto questa si è asciugata esposta all'aria, quindi vi suggerisco di assaggiare.
Io ho condito i ravioli con burro, salvia fresca, parmigiano e pepe per non coprire in alcun modo il gusto del ripieno.



lunedì 25 febbraio 2013

Il Ragù della domenica (Senza Carne)

Oggi una ricetta "truffa" per coniugare gusto e benessere... anche di domenica! :o)
Qualche giorno fa sul blog di Roberta ho visto un ragù di lupini e nel post scriveva della necessità di ridurre il consumo di carne scegliendo altri ingredienti altrettanto nutrienti.
 Ho subito pensato al mio ragù di verdure e mi sono detta che era giunto il momento
di fargli trovare posto fra le numerose ricette dolci e caloriche che trovate qui sul mio blog.

Si tratta di un sugo per la pasta realizzato solo con porri, carote, aglio e pomodoro, 
ma che preparato con alcune accortezze risulta molto saporito e con un invitante colore intenso che a prima vista può trarre in inganno e far pensare a un classico ragù di carne
(vi lascio anche una foto del sugo in modo che possiate farvi un'idea del risultato).
Volendo potete usare questa ricetta come base e provare a usare altre verdure che vi
piacciono di più o che pensate possano arricchirlo in termini nutrizionali.

Per restare in tema di gusto, salute e pranzi domenicali, e per non mandare a farsi benedire i buoni propositi facendo seguire questo primo da un dolce assassino, potreste concedervi anche una "Torta Light al Cioccolato senza Burro, Uova, Latte, Lievito".




Per due persone
Eliminate la parte verde più dura, lo strato esterno e la radice di un grosso porro, affettatelo sottilmente per il lungo e riducetelo a un trito piuttosto sottile.
Affettate sottilmente per il lungo una grossa carota, tagliatela a listarelle fini e fate un trito anche di queste. Se volete potete aggiungere anche un gambo di sedano.
Fate scaldare a fuoco medio in una padella antiaderente un generoso filo d'olio d'oliva e un cucchiaio di burro, quindi versatevi le verdure tritate e fatele prima appassire con un pizzico di sale, poi tostare in padella mantenendo il fuoco dolce.
Ci vorranno 10-15 minuti, ma non abbiate fretta perchè è importante che il trito si brunisca e si sbruciacchi (non perdetelo di vista e mescolate le verdure che bruciano per prime ai bordi della padella). Questo passaggio fa la differenza fra un sugo saporito e un condimento che sa di brodo, di verdure bollite.
Alzate il fuoco e sfumate con 50 ml di vino bianco che farete evaporare completamente fino a che non avvertirete più il minimo sentore di alcol nei fumi che salgono dalla padella.
Aggiungete 4 cucchiai di polpa di pomodoro, 4 cucchiai di latte intero, 1 ciuffo di prezzemolo tritato, 1/4 di dado classico, 1  grosso spicchio d'aglio tagliato a metà e una macinata di pepe nero.




Aggiungete un bicchiere d'acqua e fate cuocere per circa un'ora aggiungendo nuova acqua ogni volta che la precedente è evaporata e valutate se correggere di sale. 
Trascorso questo tempo il sugo deve risultare scuro e denso. Con una forchetta schiacciate le due metà d'aglio - che saranno diventate morbidissime - e parte dei pezzetti di verdura (non usate un frullatore a immersione o il sugo perderà il suo bel colore e l'aspetto simile al ragù trasformandosi in una crema più chiara).

Condite la pasta scolandola un minuto prima e saltandola in padella a fuoco vivo aggiungendo un mestolino di acqua di cottura.
Servite ancora fumante e non dimenticate che sulla pasta della domenica non può mancare una bella grattugiata di parmigiano.




giovedì 24 gennaio 2013

La poesia dei Pici

Non ho mai partecipato all'MTC. In realtà non c'è un motivo ben definito per questa mia
mancanza, semplicemente non era ancora scattato quel click. Sarà che adoro la Toscana,
sarà che girare fra quei colli, quei borghi, mi fa sentire in pace col mondo, fatto sta che 
appena ho visto i pici di Patty il click è scattato e l'idea dei pici mi è rimasta in testa.
Ho mangiato i pici tante volte in Toscana e la maggior parte delle volte li ho gustati conditi
da un ragù proprio come quello preparato da Patty o "semplicemente" con cacio e pepe, che a dirlo pare una roba facile, ma non lo è, credetemi. Ci vuole maestria per farli ad arte.

Dovevo onorare i pici e accompagnarli con un condimento che rendesse loro onore
e che avesse anche un significato per me. Dato che uno degli aspetti più importanti del
nostro mondo di food blogger è la condivisione, ho pensato che qualcosa avrebbe dovuto legare idealmente la terra di Patty e la mia nella ricetta che avrei proposto. 

Oggi le nostre terre sembrano, e sono, così lontane, ma c'è stato un tempo in cui
sono state legate dalla sublime arte della poesia e la scuola siculo-toscana era testimonianza della condivisione fra due terre all'epoca ancora più lontane.
E allora anche i pici, che a loro modo sono anch'essi una poesia, anzi, per dirla usando proprio le parole di Patty "il picio è un canto all'imperfezione", possono essere declinati
in una variante siculo-toscana. Che poi una delle forme poetiche principali era proprio
la "canzone di argomento sublime" e i pici non sono forse sublimi? :o) 

La pasta alla Norma è tipica di Catania, città natale del compositore Vincenzo
Bellini, autore dell'opera lirica "Norma". Pare che il nome della ricetta sia dovuta proprio all'esclamazione di un noto commediografo catanese che all'assaggio disse "Questa pasta 
è una Norma!", proprio per indicare la bontà del piatto. 

Si tratta di un condimento a base di salsa di pomodoro, basilico, melanzane 
fritte e ricotta salata da grattugiare generosamente sulla pasta fumante.
Se volete potete semplicemente friggere le melanzane tagliate a bastoncini, ma io vi suggerisco di passarle prima sotto sale. Solitamente questa manovra si attua per eliminare i succhi amari dalla melanzana, ma diciamoci la verità, le melanzane che si trovano nei
supermercati è da mo' che hanno perso quel sentore di amaro che è valso loro il nome di melanzana (ovvero mela insana). Io consiglio il passaggio sotto sale per una questione di consistenza, per ottenere un risultato più sodo, che non si spappoli condendo la pasta.

Un'ultima cosa. So che mi scriverete che i miei pici sono tutti uguali, ma giuro 
che io c'ho provato a onorare "il canto all'imperfezione" :o) 

Ora che ho finito di raccontarvi di tutto di più, ecco la ricetta.





Per 4 persone
Per i pici ho seguito tutte le indicazioni di Patty e ho pesato l'acqua per avere un riferimento preciso in futuro.
Formate la pasta per i pici unendo 200 g di farina 00, 100 g di farina di semola rimacinata,  2 cucchiai d'olio extravergine d'oliva, 1 pizzico di sale, 150 ml d'acqua (può variare in base alla varietà di farina). Lavorate la pasta col palmo della mano, senza tenderla eccessivamente, per una decina di minuti, quindi lasciatela riposare ben avvolta nella pellicola per circa mezzora. 
Questo riposo è necessario per rendere la pasta più malleabile al momento di formare i pici, quindi non siate impazienti.

Per formare i pici procedete così: tagliate una fetta di impasto spessa 1 cm dal panetto che avete lasciato riposare (così come affettereste una pagnotta); tagliate questa "fetta" a bastoncini larghi 1 cm; lavorate un bastoncino per volta facendolo rotolare coi palmi delle mani sul piano da lavoro e tendendolo mano a mano con dei movimenti delle mani dal centro verso le estremità del bastoncino che passo dopo passo si assottiglierà e allungherà; passate ciascun picio nella farina per non farlo attaccare agli altri e procedete così fino a esaurimento della pasta.
Durante queste manovre ricordate di tenere sempre coperta la pasta che non state lavorando, per non farla asciugare.
Io ho raccolto mano a mano i pici in mucchietti che ho adagiato su un telo infarinato.




Pelate 2 melanzane e affettatele a dischi spessi 2 cm scarsi, quindi tagliate ciascun disco a metà e ciascuna metà a bastoncini larghi quanto lo spessore delle fette. Mettete i bastoncini in un colapasta a maglia stretta (come quella di un passino), appoggiato su una scodella più piccola, alternando uno strato di melanzane e una spolverata di sale grosso, quindi poggiatevi sopra un piattino a misura e un peso (una pentola piena d'acqua sarà perfetta) in modo che la pressione favorisca la fuoriuscita dei succhi dalla polpa per azione del sale.
Dopo circa un'ora, sciacquate i bastoncini di melanzana in abbondante acqua fredda e asciugateli con estrema cura prima di friggerli in abbondante olio fino a che non sono ben dorati. Una volta fritti passateli su carta assorbente.
NOTA: se volete farla completa, prima di passare alla frittura, potete fare come fa mio padre e, una volta sciacquati i bastoncini, metterli un mucchietto per volta in uno schiacciapatate (quello classico forato per fare poi il purè) e "spremerli" per togliere tutto il liquido fino a che non vi si gonfieranno le vene sul collo e sulle tempie e, vibrando per lo sforzo, diventerete così rossi da far preoccupare seriamente chiunque assista alla scena.

Per la salsa tritate finemente 1/2 cipolla e fatela rosolare in olio extravergine a fuoco medio, quindi aggiungete 400 g di polpa di pomodoro e qualche foglia di basilico fresco tritato. Aggiungete il sale alla salsa e aggiungete anche un cucchiaino di zucchero per correggere l'acidità del pomodoro, quindi lasciate cuocere col coperchio fino ad ottenere una salsa di pomodoro leggermente dolce e col profumo di basilico ben presente, che abbia perso quel sentore di pomodoro crudo. Aggiungete un po' d'acqua volta per volta se ritenete necessario prolungare la cottura. 
Quando la salsa è pronta aggiungetevi le melanzane fritte.

Per la cottura dei pici mettete a bollire abbondante acqua salata, tuffateli nell'acqua, aspettate che vengano a galla e controllate la cottura assaggiando perchè sono pronti davvero nel giro di poco.
Scolateli bene e saltateli nella salsa con le melanzane.




Impiattate i pici e completate il tutto con una generosa grattugiata di ricotta salata. Non so quanto sia diffusa questa varietà di formaggio che ovviamente si trova con facilità dalle mie parti, quindi qui sopra vi ho lasciato una foto che vi mostra nel dettaglio l'aspetto che deve avere.




Vi suggerisco di usare una grattugia a fori larghi per ottenere delle vere e proprie scaglie anziché una polvere. Anche se l'aspetto, per via del colore, lascerebbe pensare ad un formaggio molto stagionato, in realtà la pasta della ricotta salata è piuttosto morbida, quindi si amalgamerà alla perfezione alla pasta divenendo un tutt'uno con essa.




Con questa ricetta partecipo all'MTC gennaio 2013


sabato 28 aprile 2012

Dalle Perle alle Cozze... ma con Spaghetti Cremosi

La volta scorsa s'è parlato d'eleganza e perle, oggi... di cozze!
Già so che in tanti proprio non ne vogliono sapere di mangiare le cozze.
Inoltre mi sono resa conto che molti si scoraggiano facilmente all'idea di preparare 
piatti a base di pesce quando in realtà non ce ne sarebbe affatto motivo.
Se c'è un pregio nei frutti di mare è che sono talmente gustosi che meno
gli si aggiunge, sia in termini di manipolazioni, cotture e ingredienti, e meglio è!
Faccio un esempio concreto: per preparare una pepata, basta pulire accuratamente
le cozze, metterle in pentola, aggiungere del pepe, coprire e cuocere a fuoco vivo
fino a che i frutti non si aprono liberando i propri liquidi. Fine.
Inoltre sono pronte appena si aprono e anzi, cuocerle a lungo le rovina
(diventano piccole e stoppose), quindi sono anche un piatto velocissimo.
Sarà che vivo in un luogo di mare, sarà che il pesce è presente piuttosto spesso sulla
nostra tavola (ma mai quanto vorremmo e quanto sarebbe opportuno per la salute),
sarà che negli anni ho imparato ad assaggiare praticamente di tutto, 
ma io le trovo deliziose, soprattutto quando si ha la fortuna di
"beccare" quelle giuste, saporite e dalla polpa soda e gustosa.
Si dice che le cozze non andrebbero mangiate nei mesi con la R. Non si tratta di pura
superstizione, ma semplicemente del fatto che in questi mesi  (da Marzo a Dicembre)
le cozze sono in fase riproduttiva. Vi è mai capitato di prepararle e poi trovarle
piuttosto lattiginose? E' proprio quello di cui sto parlando.
In questo caso le ho preparate con gli spaghetti in bianco, senza nemmeno un 
grammo di pomodoro, perchè fosse presente tutto il loro aroma, adottando delle
piccole accortezze al fine di ottenere un condimento veramente cremoso.
Scattando le foto ho cercato proprio di rendere l'idea della consistenza
del sugo, spero di esserci riuscita :o)
Vi lascio con una domanda. Dal momento che in natura esistono creature
esteticamente ben più sgradevoli di questo mollusco (anche fra gli umani), 
perchè di una brutta donna si usa dire proprio che è una cozza?

Da un po' di tempo ormai ho aperto un account su Pinterest e dato che
ho raccolto un buon numero di splendide fotografie sul cibo, voglio invitarvi a
clickare sul link che trovate nella sidebar a sinistra per dare una sbirciatina.
Credetemi, è un'infinita fonte di ispirazione e troverete anche una cartella
riservata alle foto delle mie ricette che, se clickate due volte, portano 
direttamente alla pagina corrispondente in questo blog.




Per 4 persone
Togliete a 1 Kg di cozze il filamento che fuoriesce lateralmente, quindi rimuovete con un coltellino i filamenti più evidenti sul guscio e strofinatele energicamente fra di loro sotto l'acqua prendendole a mucchietti fra le mani. Tenetele da parte.
Versate in padella un abbondante filo d'olio d'oliva, un grosso spicchio d'aglio grattugiato (o passato allo schiaccia aglio) e dei gambi di prezzemolo schiacciati.
Mettete le cozze in una padella capiente e cuocete col coperchio e a fuoco vivo. Nel giro di pochi minuti i frutti si apriranno formando un gustoso e profumato sughetto. Mescolate brevemente con una paletta e se vedete che tutte le cozze si sono aperte spegnete il fuoco.
Alcune rimarranno chiuse, non forzatele per aprirle, ma eliminatele. Rimuovete i gambi di prezzemolo. Non salate il sugo e anche se lo vedete liquido non fatelo tirare.

Io a questo punto elimino quasi tutti i gusci lasciandone solo alcuni perchè li trovo decorativi, ma in linea di massima trovo sia meglio servire questi spaghetti con gran parte dei frutti già sgusciati per evitare la classica manovra di sgusciarli tutti prima di cominciare a mangiare lasciando che la pasta, per quanto cremosa, si incolli o si raffreddi.

Cuocete 400 g di spaghetti tenendo in caldo il sugo in padella, quindi scolateli (tenendo da parte un abbondante bicchiere di acqua di cottura) 2-3 minuti prima che sia passato il tempo di indicato sulla confezione e lasciate che finiscano di cuocere in padella a fuoco vivo mescolando o saltando la pasta. Aggiungete anche una macinata di pepe e una manciata di prezzemolo tritato.
Se vedete che il sugo comincia ad asciugarsi troppo aggiungete mano a mano un po' dell'acqua della pasta tenuta da parte. 
In questo modo gli spaghetti risulteranno pieni di sapore perchè finiranno di cuocere assorbendo parte del sugo e l'amido liberato dalla pasta, insieme a quello presente nell'acqua di cottura che aggiungerete, creeranno un condimento cremoso che avvolgerà la pasta senza scivolare via pur restando fluido (i miei genitori, campani, dicono che il sugo deve essere "sciuliariello").
Assaggiate gli spaghetti per vedere se sono al dente e servite immediatamente.



venerdì 24 febbraio 2012

Lasagne del single che non sa cucinare

San Valentino è passato, quindi sono decisamente in ritardo, ma Tiziana,
con la sua simpatica iniziativa, offre la possibilità di proporre ricette adatte
a San Valentino o a S Faustino fino al 3 Marzo. Ricette per gli innamorati
vs ricette per chi mangia solo (e non lo dice nessuno che debba essere una tristezza).
Quindi oggi eccomi qui con una ricetta completamente diversa da quelle 
che condivido con voi solitamente e che realizzo in maniera piuttosto scrupolosa, 
una ricetta un po' "sbrindellata", messa insieme senza attenzione all'estetica.
Tutte noi siamo appassionate di cucina e negli anni abbiamo sicuramente 
scoperto tanti trucchi e imparato molte tecniche, ma
perchè non dedicare un pensiero a chi proprio non sa da dove cominciare?
E vi assicuro che ne conosco di persone che con l'aria candida e gli occhioni spalancati
mi hanno chiesto "scusa, e come fai a separare il rosso dell'uovo dal bianco???
Le ho chiamate "lasagne del single che non sa cucinare", ma in verità 
vanno benissimo anche per un fidanzato che non sa cucinare, ma vuole
preparare una sorpresa per la sua innamorata. Quale gesto d'amore più
eclatante che affrontare la sconosciuta e pericolosa arte della cucina? :o)
Dato che il gioco è questo ho indicato le dosi 
in maniera classica e in maniera "alternativa".




per due porzioni (single affamato o innamorato premuroso?)
Mescolate in una ciotola una confezione piccola di besciamella (200 ml), 80 ml di latte (mezzo bicchiere di plastica), 50 g di burro fuso (una tazzina da caffè scarsa), 50 g di parmigiano grattugiato (5 cucchiai), 50 g di spinaci freschi tritati al coltello (2 piatti fondi ben pieni), sale, pepe.
Distribuite un velo di questo condimento sul fondo della teglia da forno, quindi il primo strato di lasagne all'uovo fresche (da banco frigo), delle fette di formaggio tagliate sottili (scegliete secondo il vostro gusto quali). 
Proseguite così - condimento, fette di formaggio, pasta - fino ad arrivare non troppo vicino ai bordi della teglia (io ho usato 5 strati di pasta) e terminando col condimento alla besciamella senza aggiungere le fette di formaggio in cima, ma abbondante parmigiano grattugiato che in forno si trasformerà in una golosa e dorata crosticina.
Infornate a 200° per 20 minuti. Sfornate e lasciate intiepidire prima di gustarla in modo da tagliare e servire le fette più agevolmente.


Con questa ricetta partecipo al contest "San Valentino vs San Faustino"

venerdì 9 dicembre 2011

Tortelloni all'Anatra

Ormai sarà chiaro a tutti che a me l'anatra piace proprio.
Ho pensato di proporla per un primo piatto adatto alle feste di Natale, 
visto che ormai ci siamo quasi.
Anche chi non è troppo pratico nel confezionare tortellini può lanciarsi
in questa impresa perchè la misura "extra" non solo non richiede una particolare
precisione nel chiudere i tortelloni, ma permette di servirne pochi a persona
(io ne ho contati tre visto che si tratta di un piatto condito, dal gusto deciso,
da servire in un pranzo natalizio che, sono sicura, comprenderà molte altre pietanze).




Per 12 tortelloni
Per prima cosa preparate la pasta. Lavorate insieme 100 g di farina 00 e 1 uovo intero fino ad ottenere un panetto liscio. Avvolgetelo ben stretto nella pellicola e lasciatelo riposare.

Fate scaldare poco olio d'oliva e una abbondante noce di burro in una pentola a pressione (se non l'avete non è un problema, impiegherete però molto più tempo per la cottura). Tritate al mixer 1 carota, 1 sedano, 1 cipolla, 1 spicchio d'aglio, 2 foglie di salvia e un ciuffo di prezzemolo. Fate rosolare le verdure insieme a una coscia d'anatra di 400 g. Quando sia le verdure che la carne sono ben tostate, aggiungete un bicchierino di brandy e una foglia d'alloro, quindi fate sfumare a fiamma viva fino a che non percepirete più il minimo sentore di alcol. Aggiungete sale e pepe.
Allungate con due bicchieri d'acqua e sigillate la pentola a pressione con il coperchio. Abbassate la fiamma al minimo e lasciate cuocere per 1 ora.
Fate uscire il vapore dalla pentola facendo attenzione a non bruciarvi e controllate la consistenza della carne. Deve essersi ritirata dall'osso e deve staccarsi con una certa facilità. Sfibratela tutta e tritatela finemente al coltello (per carità, non nel mixer :o). Trasferite il trito in una ciotolina e amalgamate un cucchiaio di fondo di cottura e 25 ml di panna da cucina. Aggiustate di sale. 

Passate al minipimer il fondo di cottura e rimettetelo in un pentolino sul fuoco, allungando con un po' d'acqua, per fargli riacquisire un colore gradevole (passandolo sarà diventato di un orrido giallino-arancione...). Se il gusto è troppo forte, o la consistenza troppo densa, allungate con poca acqua e assaggiate nuovamente. Se percepite un retrogusto amarognolo non privatevi di aggiungere un cucchiaino di zucchero (nessuno lo vieta solo perchè si tratta di una ricetta salata, la legge la detta il palato!). 
Se necessario, sgrassate la salsa.

Stendete la pasta con la macchina partendo dallo spessore massimo, diminuendo di uno scatto per volta, quando vedete che le strisce di pasta sono abbastanza lisce e prive di buchi, fino ad arrivare allo spessore minimo.
Ricavate dei quadrati, con una rotella dentellata, che abbiano come lato la larghezza delle strisce di pasta che escono dalla macchina.

Prelevate poco ripieno per volta, pressatelo fra le dita per renderlo compatto e disponete il mucchietto al centro del quadrato. Tenete a portata di mano un bicchierino con dell'acqua fredda e inumidite leggermente i bordi dei quadrati prima di chiudere la pasta a triangolo, avendo cura di far combaciare i bordi e premere bene la pasta attorno al ripieno per fare uscire l'aria dai tortelloni (l'aria rischia di farli aprire in cottura). Unite le due punte del triangolo ripieno e premete fra i polpastrelli per "saldarli". 

Cuocete i tortelloni in abbondante acqua bollente, salata e con un filo d'olio, e fate cuocere per pochi minuti. Il tempo di cottura varia a seconda dell'anticipo con cui preparate i tortelloni: più anticipo = pasta più secca = più tempo di cottura (io li ho cotti appena preparati ed è bastato 1 minuto).

Scolate con una schiumarola a fori larghi e condite con la salsa ottenuta dal fondo di cottura.

NOTA: è probabile che il ripieno basti per qualche tortellone in più, quindi regolatevi con le dosi per la pasta ;o)




martedì 15 novembre 2011

Involtini di Spaghetti e Melanzane

Questa è una ricetta che più classica e semplice non si può.
Io la preferisco decisamente alla Norma, forse a causa della mia passione per gli spaghetti.




Per 4 persone
Preparate le melanzane con un certo anticipo, così avranno il tempo di scolare.
Tagliate 2 melanzane grandi a fette, piuttosto spesse, per il lungo e mettetele a friggere in olio di semi. Quando sono dorate toglietele dal fuoco, facendo attenzione a non romperle, mettetele a scolare su abbondante carta assorbente e salatele.
Preparate una salsa semplicissima con pomodori pelati schiacciati, aglio grattugiato, abbondante basilico fresco e olio d'oliva. Salate e aggiungete un pizzico di zucchero per attenuare l'acidità dei pelati.
Cuocete 200 g di spaghetti, scolateli 2 minuti prima del termine del tempo di cottura e conditeli con la salsa di aglio e basilico. 
Disponete su una teglia le fette di melanzane, una accanto all'altra.
Arrotolate un'abbondante forchettata di spaghetti in un cucchiaio e mettete ogni "nido" all'estremità di una fetta di melanzana, quindi avvolgete facendo attenzione a non fare fuoriuscire la pasta.
Mettete un po' di salsa sul fondo della teglia in cui presenterete gli involtini e disponeteli piuttosto stretti uno accanto all'altro. Cospargete con della salsa di pomodoro anche la superficie, aggiungete abbondante parmigiano grattugiato e infornate fino a che non si forma un'invitante doratura sugli involtini.
Serviteli caldissimi.

lunedì 7 novembre 2011

Fusilli al Gorgonzola e Verdurine (della zia toscana)

Questi fusilli sono molto gustosi e rapidissimi da preparare. Se non vi convincono i fusilli usate pure un formato di pasta che vi piace di più. 




Per 4 persone
Tagliate a julienne una zucchina a buccia scura e una carota (potete usare una mandolina, una grattugia a fori grandi o, se l'avete, una macchina tritatutto).
In una padella molto capiente (dovrete saltarci la pasta alla fine) fate soffriggere, in un filo d'olio d'oliva con 2 cucchiai di burro, le verdure a fuoco medio finché non diventano leggermente dorate. Salatele.
Abbassate il fuoco e aggiungete 200 g di gorgonzola morbido. Quando il formaggio comincia a fondere, aggiungete 100 ml di latte intero, 3 cucciai di parmigiano e 50 ml di panna liquida.
Cuocete 45o g di fusilli e scolateli un minuto prima del termine del tempo di cottura tenendo da parte una tazza di acqua di cottura. Saltate la pasta in padella per ultimare la cottura a fuoco alto, aggiungendo poco per volta l'acqua tenuta da parte.
Completate con una generosa macinata di pepe e servite.


domenica 6 novembre 2011

Spaghetti con Mollica e Acciughe

Io non mangio le acciughe in nessun modo, ma questa pasta fa eccezione. I filetti si sciolgono  formando un condimento cremoso a cui si contrappone la croccantezza della mollica condita e appena tostata, cosparsa sulla pasta a mo' di parmigiano.




Per quattro persone, passate al mixer 6 fette di pancarré, 4 cucchiai di parmigiano, un ciuffo di prezzemolo, sale e pepe, fino ad ottenere una mollica tritata abbastanza finemente. Versatela in una padella antiaderente e tostatela a fuoco basso, mescolando, con un abbondante filo d'olio d'oliva. Quando il pane è dorato e croccante mettetelo a raffreddare da parte.
Ripulite la padella dai residui di mollica e versatevi olio d'oliva, 2 cucchiai di burro, 1 spicchio d'aglio (bello grande, non fate gli schizzinosi) grattugiato e 20 filetti di acciughe (io ne conto 5 a persona per un gusto presente, ma non troppo marcato). Fate imbiondire a fuoco dolce in modo che le acciughe non soffriggano, ma si sciolgano del tutto nell'olio formando una salsa fluida. 
Cuocete 400 g si spaghetti in acqua salata come d'abitudine (non fatevi intimorire dalla sapidità delle acciughe) e scolateli due minuti prima del termine della cottura tenendo da parte una tazza di acqua della pasta.
Saltate gli spaghetti nella salsa di acciughe a fuoco medio versando poco per volta l'acqua tenuta da parte. In questo modo non solo la pasta ultimerà la cottura assorbendo tutto il gusto del condimento, ma l'amido permetterà il formarsi di una salsa cremosa e scivolosa (è importante che questi spaghetti non risultino asciutti, tanto più che dovrete aggiungervi  la mollica tostata).
A questo punto alcuni aggiungono la mollica e finiscono di mantecare il tutto in padella, ma è una procedura che non mi convince troppo perché il pane si inumidisce e torna morbido. Io servo il pane a parte a tavola, di modo che ciascun commensale possa spargerlo a piacere sul proprio piatto.



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