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martedì 16 aprile 2013

Soufflé à la Vanille (e poesia alimentare)

Della difficoltà di fotografare un soufflé avevo già parlato qui, quindi mi sembra
opportuno non ripetermi, ma una cosa la voglio dire: se mai la caducità della vita 
avesse bisogno di un simbolo, questo sarebbe il soufflé, non ho dubbi.
So che un tema così suggestivo, trattato persino da Dante nella Divina Commedia,
meriterebbe qualcosa di più poetico di un impasto a base di uova (che lo sappiamo bene da dove vengono), ma la verità è che poche cose al mondo ti danno l'idea di quanto sia meglio darsi una mossa e cogliere il momento perchè tutto è fugace, può finire (sgonfiarsi)
da un momento all'altro, in un attimo, in un "soffio". 

***

La parola "soufflé" significa "soffiato" ed in effetti questo nome rende bene l'idea
della caratteristica distintiva principale di questa preparazione: la sua consistenza aerata grazie all'unione di meringa a una base cremosa che può avere diversi gusti.
Nell'immaginario collettivo è il dolce chic per eccellenza, per gli appassionati di cucina 
alle prime armi, un mezzo incubo a causa della sua delicatezza e dell'equilibrio precario 
che gli è valso migliaia di sketch comici in film, serie TV e cartoni animati.
A dire il vero la preparazione non è affatto complicata, ma è fatta di vari piccoli passaggi per cui vi suggerisco di preparare in anticipo sul piano da lavoro tutto il necessario, tutti 
gli ingredienti già pesati, in modo da procedere velocemente senza intoppi.

La ricetta che segue è estratta dal manuale de "Le Cordon Bleu" con una minima 
aggiunta di farina e una piccola modifica circa la quantità di zucchero che mi sono permessa di aumentare leggermente per smorzare la componente d'uovo che 
mi sembrava piuttosto presente.




Per 8 soufflé
Per prima cosa preparate le cocottine: spennelate l'interno con del burro fuso, lasciatele qualche minuto in frigorifero per farlo solidificare, spennelate con un secondo strato di burro fuso e versate un po' di zucchero per rivestire l'interno delle cocottine ruotandole e infine scuotendole per eliminare lo zucchero in eccesso.
Come ultimo accorgimento passate un tovagliolino di carta lungo il bordo interno e precisamente lungo tutta la tipica scanalatura interna caratteristica di questi stampi (nella foto in alto potete facilmente distinguerla nelle cocottine vuote sullo sfondo) eliminando lo strato di burro e zucchero lungo tutta la circonferenza.

Mettete a fondere, senza farli friggere, 60 g di burro in un tegamino dal fondo spesso. Quando il burro si è sciolto versate 40 g di farina 00 setacciata e mescolate rapidamente con un cucchiaio di legno per eliminare tutti i grumi. Aggiungete poco a poco, mescolando di volta in volta per rendere omogenea questa besciamella di base, 250 ml di latte intero. Una volta ottenuta una besciamella corposa, ma ancora fluida, trasferitela in una ciotola capiente e lasciatela intiepidire.
Aggiungete 4 tuorli (tenete gli albumi da parte), 2 cucchiaini di estratto di vaniglia (non aroma, che è chimico) e 50 g di zucchero (ve ne serviranno 100 g in tutto).
Se non trovate l'estratto potete scaldare il latte necessario per la ricetta e aggiungervi i semi di un baccello di vaniglia, e il baccello stesso, lasciandoli in infusione prima di usarlo.

A parte, montate a neve ben ferma i 4 albumi con gli altri 50 g di zucchero fino a ottenere una meringa stabile e spumosa che unirete alla base alla vaniglia, mescolando delicatamente dal basso verso l'alto, per amalgamare i due composti senza che la meringa perda la preziosa aria che ha inglobato e che farà crescere i soufflé in cottura.

Versate il composto negli stampi che avete preparato (io verso fino a poco più in basso  della scanalatura interna), disponeteli su una teglia e infornate a 190° per 20 minuti.
Qui di seguito vi lascio una foto dei soufflé in cottura dopo 15 minuti.




I soufflé vanno serviti immediatamente perchè si sgonfiano rapidamente, il loro interno cremoso collassa, ma questo avvallamento può accogliere creme, una cucchiaiata di gelato freddo che si scioglie col calore o sciroppi golosi che si adattino ad accompagnare il profumo di vaniglia del soufflé. Io ho aggiunto dello sciroppo d'acero e l'ho trovato molto buono.






NOTA: Se volete potete provare ad aumentare leggermente la dose di farina e fare qualche esperimento per ottenere una maggiore stabilità o una diversa consistenza e trovare il soufllé perfetto per voi.


Valentina del blog "La Ricetta che Vale" propone un giveaway in cui chiede 
di proporre una ricetta che vale la pena provare almeno una volta e anche se il soufflé 
non è il mio dolce preferito in assoluto, credo che meriti di essere provato, quindi eccolo.


giovedì 14 febbraio 2013

Paris-Brest per San Valentino (e non solo)

Fino a questa mattina non avevo programmato alcun post per San Valentino,
poi, come spesso accade, un'idea mi attraversa la mente ed eccomi ai fornelli.
So che l'usanza di festeggiare e fare gli auguri per l'onomastico è più diffusa al sud che
nel nord Italia, ma dato che domani sarà il mio onomastico e che so quanto l'onomastico dei Valentini passi inosservato a causa della festa degli innamorati, faccio gli auguri 
a tutti quelli che portano questo nome.
Di recente ho scoperto che a San Valentino in realtà dovrebbero festeggiare solo 
gli uomini, mentre per le Valentine esiste la data del 25 luglio. Io ormai sono abituata al
14 febbraio, ma qualunque data scegliate vi lascio poche parole sul significato:

diminutivo di Valente, deriva dal latino valeo che significa forte, valoroso, vigoroso.

***

I Paris-Brest sono dei dolci francesi a base di pasta choux creati nel 1891 proprio per
celebrare la Paris-Brest-Paris, gara ciclistica da cui prendono il nome. Io ne ho realizzato
uno a forma di cuore per renderlo perfetto per San Valentino, ma nella versione originale
hanno una forma tonda, a ciambella, che evoca le ruote delle biciclette.
Nella ricetta che vi propongo la farcitura è composta da semplice panna montata e 
caramello (che potete tranquillamente eliminare se preferite), quindi richiede dei tempi
piuttosto veloci se si considera che la pasta bignè non è poi così impegnativa.
Se le dosi vi sembrano un po' strane, non preoccupatevi, dipende semplicemente dal 
fatto che derivano dalla ricetta originale di Montersino (una garanzia) che prevede un 
impasto per ottenere un gran numero di bignè e che io ho adattato alle necessità di 
chi prepara un dessert per una cenetta romantica a due




Pesate 60 g di farina 00 e tenetela da parte.
Sbattete con una forchetta 2 uova e pesatene 90 g che terrete da parte.
Mettete in un pentolino dal fondo spesso 60 g di acqua, 60 g di burro a pezzetti e un pizzico di sale. Mettete su fuoco dolce e fate sciogliere il burro nell'acqua senza che questa raggiunga il bollore.
Senza togliere il pentolino dal fuoco, versate la farina tutta in una volta nell'acqua e burro e mescolate velocemente con un cucchiaio di legno fino ad eliminare ogni traccia di grumi. Continuate a mescolare vigorosamente un minuto su fuoco basso e trasferite questo impasto in una ciotola.
Aggiungete le uova (90 g) in due volte, amalgamando completamente la prima parte prima di aggiungere la seconda. Aggiungete per ultimi 8 g di latte intero e amalgamate anche questi.
Alla fine avrete un impasto dalla consistenza simile alla crema pasticciera. Trasferitelo in una tasca da pasticciere con bocchetta francese larga e formate dei cuori su una teglia di alluminio leggero rivestita di carta da forno.
Cospargete la superficie dei cuori con mandorle a lamelle e zucchero semolato.
Infornate a 180° per circa 25 minuti e terminate accendendo il grill fino a che la superficie dei bignè non risulta brunita e le mandorle tostate.
Con questa ricetta non mi è mai successo che i bignè si afflosciassero una volta sfornati, ma se volete essere sicuri lasciateli raffreddare in forno aprendo leggermente lo sportello.




In una scodella ben fredda, montate 200 ml di panna fresca aggiungendo un cucchiaino di estratto di vaniglia e zucchero a piacere mentre la montate. Conservatela in frigorifero e al momento di servire i Paris-Brest, che avrete precedentemente tagliato in senso trasversale a mo' di panino, trasferitela in una tasca da pasticciere con bocchetta a stella grande e farcite abbondantemente i bigné lungo tutta la circonferenza.
Versate in cima all'anello di panna formato del topping al caramello (eliminatelo pure se non è di vostro gusto) e posizionate per ultimo il disco di pasta bignè con le mandorle.
Cospargete con zucchero a velo e servite.




sabato 2 febbraio 2013

Una frittura di Carnevale alternativa: i Churros

Curando un blog capita di conoscere tante persone, persone molto diverse tra loro,
che tramite i loro racconti, la condivisione di episodi di vita vissuta o anche "solo" delle loro ricette, rendono possibile per chi legge farsi un'idea della persona che c'è dietro quelle 
parole (mai sottovalutare l'importanza della scelta delle parole) e quelle immagini.
Poi capita di trovare commenti di persone che ti incoraggiano e ti sostengono in questo percorso e non si tratta di ricevere dei complimenti tipo "bene, brava, bis", ma di percepire
l'instaurarsi di una sorta di relazione. Sulla qualità di queste relazioni non mi fermo qui oggi a indagare, voglio solo dire che alle volte mi capita di chiedermi che fine farà questo blog e,
con esso, le persone che con un commento, una domanda, un complimento o anche solo una visita silenziosa, lo animano. Che fine faranno quelle persone? Oggi leggo delle 
loro vite e domani? E' un pensiero un po' malinconico vero?

Oggi con questi churros ringrazio Ale, una delle mie sostenitrici più accanite.
La ricetta l'ho presa da lei e l'ho modificata solo leggermente diminuendo di poco la
farina prevista dalla sua ricetta. Sono rimasta contentissima del risultato e vi assicuro che 
mangiati caldi uno tira l'altro e hanno una crosticina esterna irresistibile.


***

I churros sono dei dolci tipici messicani, molto semplici sia per gli ingredienti che per la preparazione, che solitamente vengono accompagnati da una salsa al cioccolato (come ho fatto io in questo caso) o da una tazza di cioccolata calda (la mia ricetta la trovate qui)
in cui intingerli. In rete ne troverete di diverse forme e volendo potete seguire lo stesso
procedimento usando una bocchetta un po' più grande per ottenere dei churros più 
gonfi, tutto dipende dai vostri gusti. Il mio suggerimento è di preparare bastoncini sottili
e croccanti come questi nel caso in cui si intenda accompagnarli alla salsa al cioccolato
e preferire invece un'alternativa più gonfia (e quindi morbida) se si preferisce gustarli
solo con lo zucchero, un po' come delle classiche zeppole nostrane.




Setacciate 200 g di farina 00 e tenetela da parte.
Mettete in una pentola dal fondo spesso 250 ml di acqua, 30 g di burro a dadini e un pizzico abbondante di sale e, su fuoco medio, fate fondere il burro senza far bollire l'acqua.
Quando il burro è completamente sciolto, versate la farina tutta in una volta e, tenendo sempre sul fuoco, mescolate rapidamente con un cucchiaio di legno fino a ottenere un impasto omogeneo che tende a staccarsi dai bordi.
Trasferite questo impasto in una scodella e unite 2 uova, uno per volta, aggiungendo il secondo solo una volta che il primo sia completamente amalgamato. Inizialmente potrà sembrarvi che il tutto non si uniformi, ma insistete.

Mettete sul fuoco una padella di non meno di 20 cm di diametro con abbondante olio di semi d'arachidi (i churros devono friggere in olio profondo). Fate cadere una piccolissima porzione di impasto nell'olio per capire quando è pronto e abbassate la fiamma al minimo o i bastoncini si coloreranno troppo velocemente.
Trasferite l'impasto in una tasca con bocchetta a stella piccola e fatelo cadere direttamente nell'olio caldo. L'impasto è piuttosto consistente, quindi una volta formato il bastoncino dovrete "pizzicarlo" con le dita in corrispondenza del foro della bocchetta per spezzarlo e farlo cadere nell'olio.

Una volta dorati, scolate i bastoncini su abbondante carta assorbente e passateli nello zucchero semolato quando sono ancora caldi. Se vi piace, aggiungete anche un pizzico di cannella allo zucchero.

Per il cioccolato niente di più semplice: fondete al microonde 150 g di cioccolato fondente e aggiungete 50 ml di latte intero caldo. Mescolate fino a ottenere una salsa liscia e lucida. Lasciatela riposare qualche minuto prima di servirla, in questo modo si inspessirà leggermente e avrà la consistenza giusta per intingervi i churros.




Quando ho visto fare i churros originali, sono rimasta colpita dal modo disinvolto con cui il cuoco lasciava cadere l'impasto dalla tasca nell'olio bollente formando una spirale, partendo dal centro verso l'esterno. Ne risultava una spirale grande quanto tutta la pentola (ben più di 20 cm) che solo dopo veniva spezzata in parti più piccole. 
Trovo che sia un'idea alternativa simpatica servire questo maxi churros a tavola e dividerlo con gli amici.



giovedì 31 gennaio 2013

Un tea time in due puntate. Parte 2: Tuiles alle Mandorle e Mandarancio

Eccoci con la seconda parte del post dedicato a un tè speciale (prima parte qui).
Nel post precedente ho usato solo il tuorlo per preparare i biscottini al burro, quindi
ecco cosa fare con l'albume avanzato e tenuto da parte.

Questi biscotti hanno sempre catturato la mia attenzione per il loro aspetto.
Si tratta di un dolce di origini francesi dalla forma curva e sottile che ha preso il nome di "tuile" (letteralmente piastrella) per via della somiglianza con le tipiche tegole dei tetti francesi. Solitamente sono utilizzati per accompagnare dolci cremosi, ma io trovo si prestino benissimo anche per rendere un po' più speciale l'ora del tè.
Io ho aggiunto la scorza grattugiata di un mandarancio. Se preferite potete omettere
questo ingrediente e lasciare i tuiles al naturale, ma trovo che questa nota fresca, agrumata, aiuti a smorzare piacevolmente la componente burrosa di questi biscotti.
Anche in questo caso niente stampi, ritagli da reimpastare o tasche da pasticciere. 

Anche questi biscotti, come i precedenti, non scherzano in quanto a burro, ma per fortuna i miei ospiti hanno mostrato il loro appezzamento mangiandone gran parte e salvandomi dal loro burroso richiamo tentatore (altro che il canto delle sirene).
Non fate quelle facce, tanto lo so che in questi giorni siete tutti presi a friggere :o)




Per una ventina di tuiles
Mettete in una scodella 100 g di burro e fatelo ammorbidire al microonde senza farlo fondere del tutto. Aggiungete, mescolando con un cucchiaio, 100 g di zucchero, 100 g di farina 00, la scorza grattugiata di un mandarancio (se preferite lasciateli al naturale) e un pizzico di sale.
A parte montate a neve morbida 1 albume e unitelo all'impasto di burro e farina mescolando col cucchiaio dal basso verso l'alto. Unite per ultimi 50 g di mandorle a lamelle sottili (ma ve ne serviranno in tutto 70).

Foderate una placca di alluminio con della carta da forno e usate due cucchiaini per prelevare dei mucchietti di impasto grossi come una noce e disporli sulla carta distanziandoli bene perchè in cottura si allargheranno parecchio.
Col dorso del cucchiaino appiattite leggermente i mucchietti, come a spalmarli in un piccolo cerchio, ma senza aver troppa cura nel dargli una forma precisa (in cottura, sciogliendosi acquisteranno dei bordi più regolari). Cospargete in superficie con altre lamelle di mandorla e infornate a 180°.

I biscotti cuoceranno piuttosto rapidamente, ma in ogni caso ciò che vi farà capire che sono pronti sarà il colore dei bordi che comincerà a brunirsi. Io a questo punto accendo anche il grill per qualche minuto perchè non mi piace che restino troppo chiari al centro, ma non perdeteli di vista un secondo, ci mettono un attimo a colorarsi troppo.

Appena siete soddisfatti spegnete il forno e aprite lo sportello, ma non estraete la placca con le "tegoline".
Quando sono ancora caldissime risultano estremamente malleabili, ma una volta fuori dal forno si induriscono nel giro di pochissimo. Per dare la classica forma curva basta appoggiare le "tegoline" ancora bollenti su un mattarello (o comunque su una superficie curva).
Lasciandole in forno rimarranno morbide più a lungo dandovi il tempo di prelevarle una per volta con una paletta sottile e appoggiarle sulla superficie curva del mattarello. Si induriranno in poco tempo mantenendo la forma.
Se necessario premete leggermente, gradualmente con le dita per aiutare le tegoline a prendere la forma, ma tenete presente che saranno molto calde.

Conservate in un contenitore chiuso ermeticamente si mantengono fragranti e croccanti per diversi giorni.

giovedì 10 gennaio 2013

Croissant (Senza Uova)

Ieri, dopo tanto tempo, mi sono dedicata alla preparazione dei croissant seguendo la 
prima ricetta che ho usato il giorno che decisi che era arrivato il momento di provare
a realizzare in casa la pasta sfoglia. Oggi vi ripropongo il post che avevo pubblicato più
di un anno fa, quando il blog era appena nato, con nuove foto scattate questa mattina
e una spiegazione passo passo.

Questa ricetta non prevede la presenza di uova nell'impasto, quindi otterrete dei 
croissant sfogliati e burrosi (non "briochiosi", se mi passate il termine) come quelli che
potete trovare nelle caffetterie parigine. Proprio per rispettare la tradizione li ho lasciati
al naturale, senza alcuna farcitura (mai visto un croissant farcito a Parigi).
Trovo che mangiati così, semplici, potendone apprezzare tutto il gusto e il profumo, magari spalmando al momento il tipo preferito di marmellata, siano fantastici, ma se volete potete farcirli come d'abitudine senza alcun problema.

***

Fare la pasta sfoglia era un'idea che non mi sfiorava nemmeno, ma poi mi sono resa conto che tecnicamente, in realtà, non c'è molto di più difficile da fare rispetto ad altre paste lievitate. L'unica cosa che sembra complicata è dare le pieghe alla pasta e anche questo in realtà non è difficile, richiede solo tempo e pazienza.
Se avete uno di quei pomeriggi liberi in cui non vi va di uscire lanciatevi in questa avventura: sentire il profumo dei vostri cornetti che gonfiano in forno vi ripagherà.




Per circa 15 croissant
Formate un impasto lavorando insieme 300 g di farina manitoba, 3o0 g di farina 00, la buccia grattugiata di mezza arancia, circa 400 ml di latte (dovete regolarvi sentendo la pasta sotto le mani), 70 g di zucchero, un cucchiaio di miele e 4 g di lievito di birra secco. Lavorate l'impasto con le mani (se avete un'impastatrice usatela) e una volta che tutti gli ingredienti cominciano ad amalgamarsi, aggiungete anche 15 g di sale. 
Continuate a lavorare l'impasto per una decina di minuti, fino a ottenere un panetto omogeneo e liscio che metterete a lievitare in una ciotola coperta da pellicola per 1 ora.
Lavorate brevemente con le mani l'impasto lievitato,  infarinate un piano e stendete la pasta a forma di rettangolo (il più regolare possibile) dello spessore di 1 cm.



Stendete su un piano da lavoro un foglio di carta da forno e distribuitevi sopra 350 g di burro freddo tagliato a fettine di un cm. Disponete le fette ben strette, le une attaccate alle altre (come vedete nella foto qui sopra), coprite con un secondo foglio di carta e stendete premendo con fermezza, ma gentilmente, con un mattarello fino ad ottenere un'unica mattonella di burro che sia grande quanto i 2/3 della pasta che avete steso e dai bordi definiti. 
Se compiendo questa manovra vi siete accorti di aver ammorbidito eccessivamente il burro e di non riuscire a staccare agevolmente la carta forno, trasferitelo su un vassoio e in frigo ad indurire nuovamente (non ci vorrà molto). Se invece siete stati piuttosto veloci il burro non avrà bisogno di questo passaggio in frigo e potrete procedere oltre.
Togliete il foglio in superficie, capovolgete il burro in modo che venga a contatto con la pasta stesa disponendolo ad una estremità del rettangolo lasciando i bordi liberi per saldare il panetto di pasta prima di procedere con le pieghe. Rimuovete il secondo foglio.




Entrambe le estremità del rettangolo di pasta vanno piegate verso il centro. Piegate prima il terzo di pasta senza burro verso il centro, poi quello col burro chiudendo il tutto a portafoglio. Avrete ottenuto nuovamente un rettangolo. 
Stendetelo nuovamente fino a fargli assumere le dimensioni del rettangolo iniziale e ripiegare nuovamente a portafoglio portando le estremità verso il centro. 
Questa è la prima piega. Trasferite su un vassoio coperto di pellicola con cui coprirete anche la superficie e mettete in frigo per 1 ora.
Trascorso il tempo stendete di nuovo la pasta come avete già fatto e ripiegate allo stesso modo, poi di nuovo in frigo e così via. Una piega ogni ora.
Infarinate sempre il piano per non rischiare di far attaccare la sfoglia.
Io faccio le pieghe 5 volte.

Per formare i croissant stendete la pasta in un grande rettangolo alto 1/2 cm, tagliatelo a metà per il lungo e tagliate dei triangoli in ciascuna metà. 
Arrotolate ciascun triangolo partendo dalla base verso la punta.
Per un miglior risultato estetico vi suggerisco di allungare la punta tendendola con le dita, arrotolare il triangolo e posizionare la punta sotto al rotolo in modo che i croissant non si aprano in cottura.
Disponete i croissant ben distanziati (mi raccomando, cresceranno parecchio) su una placca di alluminio ricoperta con carta da forno, incurvateli leggermente per dargli la tipica forma a mezza luna e lasciateli riposare per 2-3 ore a temperatura ambiente coprendo la teglia con della pellicola appoggiata sopra, senza tenderla. I tempi dipenderanno dalla temperatura che avete in casa, ma vi accorgerete quando saranno pronti perchè aumentando di volume diventeranno gonfi e dalla pasta "tesa" e liscia.
NOTA: vi suggerisco di usare una placca in alluminio e non una di quelle antiaderenti (quelle nere per intenderci) perchè queste ultime tendono a far colorare molto più velocemente il fondo dei croissant col rischio di bruciarlo quando la cottura non è ancora ultimata.




Infornate a 180°.
Col calore l'umidità sprigionata dal burro presente fra uno strato e l'altro farà gonfiare i croissant in una decina di minuti. A questo punto abbassate leggermente la temperatura e lasciate cuocere per almeno altri 20 minuti. 
Se non cuociono a sufficienza, una volta sfornati, si sgonfiano (magari saranno anche buoni, ma di certo non invitanti) perchè gli strati non hanno avuto modo di "fissarsi".
Fateli raffreddare su una graticella.
Godetevi il meritato frutto delle vostre fatiche.




NOTA: Come vedete dalla foto, io ho lasciato i croissant al naturale, ma se volete potete spennellarli con un tuorlo misto a un cucchiaio di latte e aggiungere granella di zucchero, mandorle a scaglie, gocce di cioccolato e qualunque cosa vi piaccia o preannunci il ripieno. 
IMPORTANTE: Visto che ci vuole molto a farli e che ne vengono parecchi io ho provato a congelarli dopo che si sono perfettamente raffreddati. Se li tirate fuori la sera prima e la mattina dopo li scaldate per pochissimi secondi al microonde avrete un buon risveglio.


Vi posto due foto in dettaglio per darvi un'idea più precisa della sfogliatura e dell'interno.





sabato 5 gennaio 2013

French Toast Zucchero e Cannella e i nuovi (vecchi) buoni propositi

Chi mi legge più di frequente di certo saprà che spesso la mia follia mi porta a trovare 
un nesso, una corrispondenza, fra i piatti che propongo e la vita quotidiana. 

Leggendo i vostri blog mi sono resa conto che un po' tutti noi all'avvicinarsi del nuovo anno ci proponiamo di agire in modo diverso, di cambiare qualcosa nel nostro modo di agire o di essere, di buttarci alle spalle il passato e non ricadere negli stessi errori che ci hanno portato a un bilancio dell'anno passato non proprio positivo. Ma, diciamoci la verità, il passato non è facile lasciarselo dietro senza buttare mai un occhio a quello che è stato, quindi tanto vale cercare di farne tesoro e servirsene per creare il nuovo.
Allo stesso modo questi french toast sono un po' il simbolo del nuovo anno che inizia.
Il pan brioche che ho usato è quello del post precedente (quello senza uova e burro), pubblicato proprio negli ultimi giorni del 2012 quindi idealmente, attraverso queste due ricette, l'anno vecchio e quello nuovo sono collegati, ma in modo tale da essere testimoni di un cambiamento, della capacità di creare il nuovo attraverso il vecchio e di reinterpretare il passato attraverso una nuova chiave di lettura che ci aiuti nel cammino verso un 
futuro sempre diverso (migliore non si sa).

Sappiamo anche però che spesso i buoni propositi restano, appunto, dei propositi e che
ricadere nei vecchi errori, farsi attirare nella rete delle solite tentazioni è facile e anche qui non posso non trovare un parallelismo fra la vita e i miei french toast. Cosa intendo?
Mi sono scervellata per ottenere un morbido pan brioche senza burro e uova e poi cosa faccio? Bagno le fette di pane in una mestura di uovo e latte e le friggo in olio di semi e burro, ecco cosa faccio! 

Potrei cercare di dire qualcosa a mia discolpa, ma nuovamente ricadrei nel vecchio
cliché di giustificare i buoni propositi disattesi (nella vita come in cucina), quindi non aggiungo altro se non che forse il miglior proposito è quello di far pace con se stessi.




Per 4-6 french toast

In un piatto fondo sbattete 2 uova con 50 ml di latte intero e 20 g di zucchero semolato
Mettete a sciogliere in una padella antiaderente a fuoco dolce una generosa noce di burro con un filo di olio di semi che aiuterà a non farlo bruciare.
Intingete le fette di pan brioche nella miscela a base d'uovo e mettetele a friggere mantenendo il fuoco dolce per evitare che i french toast si colorino troppo velocemente  all'esterno prima di arrivare a completa cottura dell'interno, quindi passateli su abbondante carta assorbente da entrambi i lati.
Una volta intiepiditi, versate in un piatto qualche cucchiaio di zucchero semolato e una punta di cucchiaino di cannella in polvere, mescolate brevemente affinchè quest'ultima si distribuisca uniformemente nello zucchero e passatevi entrambi i lati dei french toast.

Potete servirli così o con l'aggiunta di sciroppo d'acero.
Se non vi piace la cannella (ma vi consiglio di provare perchè quel pizzico di cannella rende la copertura di zucchero davvero speciale) potete eliminarla e aggiungere un cucchiaino di estratto di vaniglia o della buccia d'arancia grattugiata alla miscela d'uovo.

NB - Anche se vi assicuro che la differenza si sente, non è indispensabile preparare il pan brioche in casa se avete voglia di concedervi dei french toast. Usate pure le stesse dosi per del pane in cassetta morbido (a fette spesse, non il pan carré per i classici toast) o del pan brioche confezionati.

giovedì 6 dicembre 2012

Pavlova Invernale e relatività

Qualche tempo fa, guardando fuori dalla finestra di camera mia, mi sono accorta di
una sagoma umana, piccola piccola, lontanissima, che si muoveva fra il verde in cima alla
montagna su cui sorge il castello che domina il paese in cui vivo. Era una figura così piccola che non riuscivo nemmeno a capire se si trattasse di un uomo o una donna, ma
distinguevo piuttosto chiaramente i suoi movimenti e allora ho pensato: "ma tu guarda, lui/lei, immerso nel verde su una montagna, di certo crede che nessuno lo stia osservando e invece in una casetta che lui/lei da lassù vede piccola piccola fra le altre, da una finestrella, c'è una persona che lo/la sta guardando e sa della sua passeggiata".
Ecco, spesso mi fermo a riflettere su come tutto sia relativo. Cosa intendo?
Ognuno di noi si sente il protagonista del film della propria vita lungo la quale, giorno dopo giorno, si incontrano e si alternano co-protagonisti, comparse, e piccoli figuranti indistinti come la persona sulla montagna... eppure... questa persona vive da protagonista la sua vita e io, nella piccola casetta che vede da lontano, sono ciò che lui/lei è per me: una piccola figurante indistinta.
Allo stesso modo, vedendo scorrere le case al mio fianco, fuori dal finestrino, mentre
l'auto corre in autostrada, scorgo una donna che stende i panni, un bimbo che gioca solo sul balcone di casa e mi chiedo di loro, delle loro vite piene di sogni, sentimenti, gioie e dolori proprio come la mia che mi sembra l'unica al mondo fino a che questi attimi di consapevolezza mi colpiscono. A voi capita?

***

Contrariamente a quanto lascia intendere il nome "Pavlova", le sue origini non sono russe ma australiane. Il nome deriva dal fatto che questo dolce è stato creato in onore della ballerina russa Anna Pavlova in tour in Australia nel 1920.
Si tratta si una base di meringa farcita con panna montata e, solitamente, frutta.
Forse proprio per la presenza della frutta in cima, è considerato un dolce estivo, ma io in questo caso vi propongo una semplicissima versione invernale che si serve solo della ricetta base con meringa e panna e una piccola aggiunta di caramello.

Io trovo che abbia un aspetto molto elegante così candida ed essenziale, quindi credo
si presti bene alle occasioni di festa inoltre è un'ottima alternativa per chi è allergico al glutine (ricordate però di controllare che tipo di amido è contenuto nello zucchero a velo).




Per 8-10 persone
Per la meringa
Mettete in una scodella due albumi e pesateli. I miei pesavano 80 g.
In una seconda scodella pesate lo stesso peso di zucchero a velo non vanigliato e lo stesso peso di zucchero semolato (quindi nel mio caso 80 g dell'uno e 80 g dell'altro). Mescolate brevemente con un cucchiaio per miscelare i due tipi di zucchero.
Mettete la metà dello zucchero negli albumi e montate con le fruste elettriche fino a ottenere una meringa gonfia, lucida e ben ferma (se inclinate lo stampo non deve muoversi).
Mettete via le fruste e unite lo zucchero restante facendolo passare attraverso un setaccio e amalgamandolo alla meringa mescolando con un cucchiaio dal basso verso l'alto per non smontarla.

Rivestite una placca di alluminio con della carta da forno e cominciate a versare la meringa a cucchiaiate formando un cerchio.
Mano a mano, col dorso del cucchiaio, modellatela in modo tale che alla fine abbia i bordi alti e il centro leggermente scavato per accogliere la panna.




Accendete il forno alla temperatura minima (io ho un forno a gas col regolatore di temperatura con numeri crescenti da 1 in su e lo imposto su 1) e infornate la meringa lasciando che la teglia sporga leggermente fuori dalla griglia del forno e lasciando lo sportello aperto di un palmo.

In questo modo non rischierete di far ingiallire la meringa (o di ottenere una frittella :o) che in realtà non deve cuocere in senso stretto, ma deve "asciugarsi" perdendo tutta l'umidità presente negli albumi e dando un risultato finale friabile.
Io ho lasciato la meringa in forno per 3 ore, ma non c'è bisogno di controllarla, quindi potete dedicarvi tranquillamente ad altro.
Una volta pronta, staccatela delicatamente dalla carta forno e lasciatela raffreddare su una graticella.

Montate 400 ml di panna zuccherandola a piacere e tenendo conto del fatto che la meringa è piuttosto dolce.
Riempite il foro centrale della base con la panna e livellatela, poi con una tasca da pasticciere (io ho usato una bocchetta francese) formate dei ciuffi lungo tutta la circonferenza.

Versate sulla superficie al centro della pavlova un sottile strato di topping al caramello. Cercate di versarlo poco a poco su tutta la superficie e si distribuirà in maniera omogenea da solo. Alla fine otterrete uno "specchio" di caramello al centro della torta. Guardate nella foto in basso come si riflettono i ciuffi di panna.




Come potete vedere dalla foto in alto, il caramello si insinua fra i ciuffi di panna. Questo non è un problema in realtà, perchè dopo un po' si formano dei rivoli di caramello lungo tutta la circonferenza della meringa che io trovo anche gradevoli a vedersi, ma questo rende necessario servirla in un vassoio o un'alzatina con un po' di bordo, non su un'alzatina piana come la mia.
Se volete rimediare, al momento di formare i ciuffi, fateli più fitti in modo che non ci sia spazio in cui il caramello possa filtrare.
Se volete potete anche aggiungere qualche goccia ci caramello in cima a ogni ciuffo ottenendo un effetto come quello che vedete sulla panna nella prima foto.
Vi posto anche una foto della fetta tagliata, così potete farvi un'idea più chiara di questo dolce che non sarà leggero in termini di calorie, ma di certo lo è per le consistenze.



mercoledì 28 novembre 2012

Japanese Cotton Cheesecake

L'altro pomeriggio io e gli amici (maschi) del tè siamo usciti per andare a gustare 
dei tè dall'aroma particolare in una deliziosa cioccolateria. Prima però abbiamo fatto
un salto al porto e ora, ripensandoci, mi rendo conto di quanto la felicità (che io associo
di frequente alla serenità) si trovi nelle piccole cose. Un giro in macchina con gli amici che
conosci da una vita, una battuta che fa scoppiare tutti a ridere, una breve passeggiata al
tramonto lungo le banchine del porto con la luce rossastra che si riflette in mille scintille 
sull'acqua che, battendo contro gli scafi delle barche, produce un suono che ti concilia col mondo, una risata spensierata quando ciascuno legge ad alta voce la poetica, 
onirica descrizione degli aromi dietro la bustina del proprio tè.
A volte, anche se solo per qualche momento, la vita è deliziosamente semplice.

***

Non conoscevo questo dolce fino a diversi mesi fa, ma appena l'ho visto me ne sono 
innamorata. Non so nemmeno io perchè ho aspettato così tanto a provare a prepararlo.
L'altro giorno mi sono imbattuta in una sua interessante versione italiana che ho anche
condiviso su Google+. Ma io dovevo prima provare quella classica.
Come spesso succede, ieri mattina all'improvviso è scattato qualcosa che mi ha fatto decidere che era il momento e che non potevo aspettare oltre, quindi via alle ricerche.
Dopo le mie ricerche in rete ogni ricetta aveva qualcosa che non mi convinceva del tutto 
e in particolar modo l'eccessiva dose di uova mi lasciava perplessa. Una delle cose che 
più detesto in cucina sono i dolci che sanno e odorano d'uovo.

La ricetta che vi propongo oggi è la mia versione e credo sia piuttosto equilibrata in termini di acidità e dolcezza, inoltre è davvero semplicissima da preparare e si perde decisamente più tempo per le manovre di preparazione dello stampo e per la cottura in forno a bagnomaria che per la preparazione dell'impasto che ha il suo segreto nella presenza degli albumi montati a neve con lo zucchero in una soffice meringa.
Il risultato è una torta non troppo dolce, soffice e spumosa (da cui il nome "cotton 
cake"), leggera, ma comunque cremosa, una sorta di cheesecake-soufflé .
L'aspetto poi è gradevolmente essenziale, con la superficie color bruno-dorato che 
traccia una circonferenza definita sul bordo chiaro e tempestato di piccolissime bollicine.





Per uno stampo a cerniera da 18 cm
In una ciotola montate a neve due albumi (tenete da parte i tuori) con 90 g di zucchero fino a ottenere una meringa lucida, gonfia e ben ferma.
In una seconda ciotola montate con le fruste 150 g di Philadelphia, 50 ml di latte, i 2 tuorli, 50 g di farina 00, 25 g di burro fuso, 1/2 cucchiaino di lievito per dolci e un pizzico di sale.
Una volta ottenuto un composto omogeneo, unitelo agli albumi montati mescolando delicatamente, ma con decisione, dal basso verso l'alto in modo da non smontare gli albumi perdendo l'aria incorporata che è fondamentale affinché la torta cresca in cottura e risulti soffice e spumosa.
Aggiungete un po' di succo di limone e mescolate brevemente, sempre dal basso verso l'alto, per distribuirlo nell'impasto. Non vi do una dose precisa perchè è meglio che ognuno regoli il grado di acidità secondo i propri gusti, quindi assaggiate. 
A me piace che la nota acida sia piuttosto presente, ma che la torta non sappia di limone e ho usato il succo di mezzo limone piccolo (circa un cucchiaio).

Per ottenere una torta dai bordi netti, procedete in questo modo: foderate il fondo dello stampo a cerniera con la carta da forno; ungete i bordi interni dello stampo con del burro morbido; ritagliate una striscia di carta forno lunga quanto la circonferenza dello stampo e alta poco più dei bordi e usatela per foderare l'interno dei bordi (la carta aderirà grazie al burro morbido che avrete spalmato in precedenza); ungete con del burro fuso e infarinate sia il fondo che i bordi dello stampo così foderato.
In questo modo, finita la cottura, la torta si sformerà senza problemi e avrà dei bordi netti e lisci.

Prima di versare l'impasto nello stampo, foderatelo esternamente con della carta alluminio. Questa manovra è necessaria perchè la torta andrà cotta a bagnomaria, quindi è una precauzione affinché l'acqua non penetri nello stampo in cottura. Versate l'impasto.
Riempite una teglia da forno con acqua calda e immergetevi al centro lo stampo. Il livello dell'acqua deve arrivare a metà altezza dello stampo.
Infornate a 180° per 1 ora e 1/4. Trascorso questo tempo, la torta risulterà gonfia e scura. 

Togliete lo stampo dal bagnomaria e lasciate raffreddare il dolce in forno. Con un raffreddamento lento e graduale la torta manterrà meglio il volume acquistato in cottura. Non fatevi prendere dalla fretta e servitela solo quando è completamente fredda.








Vi lascio una foto scattata durante la nostra passeggiata.



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